Gianni, senza di te e il tuo gruppo di sognatori Cantiere non esisterebbe

Sembrava velleitario provare a volare così in alto. Ma ci riuscimmo. Non era presuntuoso ambire a diventare una voce della città. Avevi trasmesso a ognuno di noi la passione necessaria a trasformare un’idea ambiziosa in qualcosa di tangibile. Da sette anni siamo in pagina ogni giorno, con i contributi del piccolo nucleo di cantieristi, ma grazie anche all’impegno di decine di persone che hanno creduto e cercato di far decollare il progetto di un cantiere di idee per la città

di Giampiero Moscato, direttore cB


Giovanni, Gianni, De Plato, presidente, amico, psichiatra, scrittore, politico, docente, ulivista, costruttore di comunità. Sei stato un poliedro. Di quelli belli, difficili da immaginare e ancor più da progettare, ma poi quando queste strane figure geometriche sono fatte, e le puoi vedere per come sono effettivamente visibili nella realtà, le ammiri. E resti pure stupefatto. In ogni caso sei stato un incontro bello. Non solo professionale. Non solo amicale. Qualcosa di più.

C’era un progetto dietro alla costruzione di un fatto che ci ha messi in relazione e che qualche contributo alla comunicazione di questa città lo sta portando. Oramai da quasi sette anni. Con risultati e numeri che solo la lungimiranza di voi fondatori aveva saputo immaginare. Questo progetto lo avevate pensato quando io ancora non ero all’orizzonte. Eravate tu, Antonio Ramenghi, Roberto Bin, Sandra Zampa, Ilaro Ghiselli. Di ognuno di questi nomi si possono gugolare spessore e intensità delle loro esistenze, Di Antonio dico io, senza Google, che era un enorme giornalista e che a Bologna guidò una straordinaria edizione locale di “Repubblica”. Ma non solo quello. Ci lasciò, purtroppo all’improvviso, per sempre, accomiatandosi da questo mondo, scavando un vuoto incolmabile.

Disperati, ma memori e determinati a non mollare, grazie alla tenacia di voi fondatori, vi riuniste. Parlaste anche con Mery De Martino, giovane promessa (mantenuta) della politica bolognese. Ragionaste su cosa fare dopo la perdita di una penna, di una testa e di un organizzatore come Ramenghi. Serviva qualcuno che venisse dal mondo dell’informazione per provare a riempire il vuoto lasciato da Antonio. Pensaste a gente come me e come Aldo Balzanelli, vecchie certezze del giornalismo bolognese. Ma pure – e questo fu geniale – a giovani promesse come Pier Francesco Di Biase, Andrea Femia, Cristian Tracà. Riusciste a formare un gruppo ristretto di volontari della dialettica civile cittadina, quale poi siamo effettivamente diventati. Io aderii con orgoglio e lusingato, ma avevo molti timori. Il vostro entusiasmo mi assicurò che non era velleitario farlo. Avevate ragione voi. La mia titubanza era ingiustificata.

Fu un privilegio entrare a far parte di questa cerchia di persone così ben intenzionate verso il futuro della comunità. Il debutto fu in Sala Borsa, gennaio 2020. C’era una Bologna importante quella sera (qui gli articoli della serata, tra cui uno di Gianni). A presentarci vennero nomi come Marco Damilano e Mattia Santori, c’erano gli studenti del Master in Giornalismo, c’era il vertice della politica cittadina. Difficile citarli tutti. C’era una ressa che impedì a Romano Prodi di trovare posto, così come a sua moglie, la compianta Flavia Franzoni, che pure restò in piedi a margine, pur di sentirci.

Sembrava velleitario provare a volare così in alto. Ma ci riuscimmo, Gianni. Non era affatto presuntuoso il sogno di diventare una voce della nostra città. Ci avevi creduto e avevi trasmesso a ognuno di noi la passione necessaria a trasformare un’idea ambiziosa in qualcosa di tangibile. Da quasi sette anni siamo in pagina sul nostro sito e su Facebook e Instagram ogni giorno, con i contributi del nostro piccolo nucleo di cantieristi, ma grazie anche all’impegno volontario di decine di persone che hanno creduto e cercato di far decollare il progetto di un cantiere di idee per la città.

Abbiamo numeri molto lusinghieri. Siamo un piccolo successo editoriale, sostenuto solo dalle piccole donazioni di chi crede che un cantiere di idee possa dare una mano alla città e alla sua politica. Era l’idea di voi fondatori, Gianni. E non sai quanto ve ne siamo grati. Non solo noi che al Cantiere diamo il nostro impegno. Ma a chi manda i propri contributi. A chi ci legge ogni volta che usciamo. E pubblicamente o anche solo privatamente manda in qualche modo un grazie. Grazie di esistere. E questo, Gianni, è uno dei meriti che porti tu, insieme ai tuoi coraggiosi compagni di avventura.

Abbraccia Antonio, appena puoi. Noi vi abbracciamo da quaggiù, provando a fare onore a una missione che avete concepito voi. E che continueremo a portare avanti, finché riusciremo, anche in vostro nome. Grazie di essere stato così lungimirante. Manchi. Manchi già. Manchi troppo.


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