Fu tra i fondatori di questo giornale, raccogliendo l’eredità di Antonio Ramenghi, il compianto capo redattore della redazione bolognese di “Repubblica”. Ma fu anche medico psichiatra, saggista, scrittore, professore di Psichiatria, direttore di Master, primario, direttore del Dipartimento di salute mentale dell’Ausl, presidente dell’Asp Giovanni XXIII, consulente dell’Oms per le riforme sanitarie in America Latina, editorialista del “Corriere” di Bologna. E un ulivista convinto
di Sandra Zampa, senatrice, componente del gruppo fondatore di Cantiere Bologna
Non so come Gianni avrebbe voluto essere ricordato da noi, suoi amici e “colleghi” del Cantiere Bologna, e da chi insieme a noi parlerà di lui in queste ore e nei prossimi giorni. Aveva un incredibile senso critico e un grande rigore e per questo lo abbiamo sempre ascoltato con rispetto, ma anche con grande curiosità e interesse perché aveva sempre qualcosa di importante o di originale da dire.
Gli chiedo scusa fin da ora se il mio ricordo di lui non sarà esaustivo e non saprà magari cogliere tutto ciò che lui ha saputo essere in vita e tutto ciò che ha fatto. Ho incontrato Gianni tanti anni fa quando ancora non aveva sposato Livia Zaccagnini ed era impegnatissimo ad assicurare al servizio sanitario regionale una capacità di cura e accoglienza della sofferenza psichica in linea con la riforma basagliana.
L’ho conosciuto circondato da amici con i quali aveva condiviso anni speciali per i giovani, impegnati a cambiare il mondo e ad affermare nuovi fondamentali diritti. Gli stessi amici gli sono stati accanto sempre e lui è rimasto accanto a loro.
L’ho visto innamorarsi dell’Ulivo e abbracciare quella cultura riformista che Romano Prodi ha portato al governo. Conosco la stima e l’affetto con cui ha circondato e accolto il pensiero politico di Arturo Parisi e la condivisione di tante scelte anche difficili di Antonio La Forgia che lasciò i Ds per aderire all’Asinello. Una battaglia infinita per far avanzare la nuova cultura politica che l’Ulivo aveva proposto agli italiani. E tanto rammarico per la fine del primo governo ulivista e poi del secondo, dell’Unione.
Abbiamo discusso tante volte delle belle speranze che il Pd aveva portato con sé ma anche delle grandi delusioni. Anche recenti. Eppure, Gianni non ha mai abbandonato.
Insomma, conosco Gianni da tanto tempo ma posso dire di essere davvero entrata in relazione con lui solo in tempi più recenti quando la politica ha cominciato a occupare quasi tutta la mia vita. Abbiamo condiviso nel lungo corso di questi anni amici, interessi, appartenenza politica, opinioni. Ci siamo visti da poco, con Romano Prodi, nella bella casa dove abitava con Livia, tutta Bologna si apre alla vista dal suo terrazzo. Aveva cucinato per noi perché era un gran cuoco. Di Bologna abbiamo discusso anche quella sera, così come tante volte perché Gianni amava la sua e nostra città.
È stato uno dei fondatori di questo giornale raccogliendo l’eredità di Antonio Ramenghi, il compianto capo redattore della redazione bolognese di “Repubblica”, e non solo. Gianni è stato molte cose: medico psichiatra, saggista e scrittore, professore di Psichiatria all’Università di Bologna e direttore di Master, è stato primario e direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Ausl Bologna Nord. Ha presieduto l’Asp Giovanni XXIII di Bologna. È stato consulente dell’Oms per le riforme sanitarie in America Latina ed è stato nominato ospite d’onore a Buenos Aires, editorialista del “Corriere” di Bologna.
In ogni sua attività Gianni ha messo intelligenza e raffinata cultura. Come psichiatra ha contribuito alla battaglia contro gli stereotipi legati alla malattia e alla salute mentale e durante il mio incarico di sottosegretaria, avendo la delega alla salute mentale, ho avuto con lui confronti e consigli. Era lontano dalla cultura dei dogmi in psichiatria e a me pare che abbia sempre creduto nella necessità di vincere ogni tipo di pregiudizio sulle persone, tutte, e soprattutto quelle più fragili, come i casi non compresi anche dalla psichiatria e dalla psicologia.
La sua visione è confluita nei suoi libri dedicati a Van Gogh, Caravaggio e Munch. Ha saputo in questi suoi lavori superare l’antico dilemma tra arte e follia, contribuendo a sottrarre la figura di Van Gogh, ad esempio, allo stigma della follia e restituendo all’arte il suo valore svincolato dal pregiudizio della malattia mentale. Questi grandi artisti non erano “folli”, erano sublime espressione del genio umano.
Con la sua visione contraria ai pregiudizi sulle persone, sui comportamenti, sull’arte stessa, ha saputo esprimere un pensiero libero e nuovo su grandi protagonisti dell’arte. Ha seguito con Livia il mio lavoro politico e ha mantenuto una grande coerenza con le radici uliviste perché lui è rimasto profondamente ulivista. Mi ha sostenuto e mi ha voluto bene. Di questo gli sono e gli sarò grata sempre perché in politica si è spesso soli e le critiche fanno male al punto di inquinare le relazioni personali.
Perciò grazie Gianni per tutto quello che sei stato e resterai per me e per noi.

Gianni era tutto ciò che Sandra Zampa ha magistralmente sopra rappresentato. Era persona gentile e diretta. Ho avuto grande affetto per lui, ci mancherà
Maria Chiara Lista
E’ vero, Gianni è stato tante cose, ma per me è stato soprattutto un amico, che mi mancherà molto.