Bologna, come far risplendere un gioiello

Situata tra i 100 chilometri d’oro, la città ha aria stantia che può essere cambiata con ricerca, manifattura, irriverenza e ascoltando gli “umarells” che sono in noi

di Massimo Gagliardi, giornalista


Bologna è un gioiello, teniamocelo caro. E proprio per questo dobbiamo dirci tutto quello che non va. A Bologna serve aria nuova, gioia, futuro, irriverenza, creatività. C’è un’aria schifosa per strada, un’aria stantìa nei centri di potere e nelle segreterie dei partiti. Una marea di universitari per fortuna fa circolare idee nuove ed energie fresche. I portici raccontano una storia importante: importante e viva.

Bologna ha due enormi vantaggi. La dimensione e la collocazione.

È una città di 391mila abitanti e questo le dà qualche vezzo da metropoli e le lascia il calore della provincia. Ci si conosce in fretta, il tessuto sociale tiene. Spiega pure perché solo qui, e non altrove, le Sardine.

Il secondo vantaggio è la collocazione. Stare al centro del sistema autostradale e di quello dell’alta velocità assieme a un’industria eccellente ne ha fatto uno dei vertici del triangolo più sviluppato d’Europa, il Varese-Verona-Bologna.

Quando fu chiesto a Monsieur Chopard perché aprisse una delle sue gioiellerie proprio qui rispose: “Perché sulla via Emilia ci sono i cento chilometri d’oro”.

Come mantenerli? Con manifattura e ricerca, M&R.

IL LAVORO

Bologna è una città attrattiva, molto. Nel 2019 sono immigrate molte più persone di quante ne siano uscite; otto su dieci vengono da altre parti d’Italia.

Il livello delle nascite è tornato a quello degli anni Settanta. C’è lavoro. 

Ma quale lavoro? Molto è lavoro buono. Ma precariato, lavoro nero, evasione fiscale e cooperative spurie sono aumentati moltissimo dopo la Grande crisi. Qualcosa sta sfuggendo, sta peggiorando. Bisogna controllare molto di più e intervenire con decisione.

L’ARIA

6 febbraio 2020, al Polo Sud c’erano 18,3 gradi, tre più che a Roma nello stesso giorno. Ci dice niente? Niente. Che c’entriamo noi di Bologna? 

C’entra che Bologna e la pianura Padana sono tra le zone più inquinate del pianeta. Ci sono più polveri sottili a S.Matteo della Decima che sotto i colli. Ne siamo consapevoli? Pare di no. La lotta all’inquinamento è sparita dall’agenda di Regione e Comune. Si faceva, e come si faceva, quando a Palazzo d’Accursio c’era Guazzaloca. E fu talmente dura che ci facemmo dettare il piano traffico da un magistrato.

Ora solo pannicelli caldi. La stessa sinistra che inneggia a Greta Thunberg per strizzare l’occhio agli adolescenti, sui diesel è stata battuta dalla sindaca grillina di Roma.

O Bologna, cioè Bonaccini e Merola, si fanno promotori di un vero accordo antismog tra città e regioni del Nord, oppure non ci vengano a parlare di “Green new deal” e fumosi inglesismi,

Il parco auto e quello dei bus migliora. Ma ci siamo accorti che, per la prima volta dal 2011, nel 2019 non è stato registrato alcun aumento di ciclisti rispetto al 2018? Fatto fuori l’assessore Colombo, sembra che la bicicletta sia passata di moda.

TRASPORTI

In attesa della navetta stazione-aeroporto, forse si comincia col Passante. E con un nuovo tram di cui ancora non abbiamo capito bene l’impatto.

Detto in breve: o rendi il tram davvero concorrenziale rispetto all’auto oppure continuo a usare due e quattro ruote. Se alle lentezze su People mover, Civis e Passante Nord-Passante di mezzo, aggiungiamo la stroncatura della metropolitana sedici anni fa e il sostanziale fallimento del Sfm, emerge chiaramente che le nostre amministrazioni sulle linee strategiche della mobilità hanno proceduto con grande confusione. A spizzichi e bocconi, come i lavori all’aeroporto. Un passo avanti e due indietro, diceva Vladimir Ilyich.

LE PERIFERIE SONO LA CITTÀ 

Non lo diciamo noi, lo dice la mappa demografica. E quindi? Basta una passeggiata di Zingaretti per far sentire meno soli i cittadini del Pilastro? Tanto lavoro è stato fatto ma tanto ne resta da fare. Tantissimo. E proprio perché il Pilastro e tutte le nostre periferie sono le migliori d’Italia. Centri sociali, attrezzature sportive, trasporti, cura del verde, servizi di quartiere. Andate a vedere quelle, non dico di Napoli o di Roma, ma di Torino, Milano, Genova e tante ancora.

Quale città ha protetto la collina come la nostra?

IMMIGRAZIONE

Solo che, finito il giretto per strada, bisogna entrare nelle case, fra i nuovi immigrati, e fare un enorme lavoro di avvicinamento, assistenza, scolarizzazione, cura delle persone. E formazione sul rispetto delle regole, per un patto sociale che sia accogliente ma rigoroso. Chi arriva, a sua volta, deve sforzarsi di avvicinarsi a chi trova. I nostri concittadini cinesi cominciamo a conoscerli solo ora che è scoppiato il coronavirus. 

C’è da impostare un lavoro lungo decenni, sennò non veniamoci a lamentare se scopriremo terroristi nelle nostre banlieu.

Il governo di Roma (pare ci sia anche il Pd) ripristinerà quel sistema Sprar debellato da Salvini e che sotto le Torri cominciava a dare buoni frutti? Siamo ancora in attesa.

SERVIZI SOCIALI

“Bibbiano non è un sistema”, ok. Ma ci siamo accorti che i nostri assistenti sociali negli ultimi quindici anni sono stati sottoposti a fortissima pressione? 

Il nostro sistema è buono, eccellente rispetto ad altre parti d’Italia. Le reti funzionano ma si stanno usurando. Occorre rammendare, rafforzare, investire.

E basta dire che il volontariato è una risorsa. Se lo crediamo davvero, dimostriamolo.

TURISMO

Chi l’avrebbe mai detto? Il bolognese sazio e disperato, quando nel Duemila la sua città fu capitale della cultura, si lamentava dei turisti, un decimo rispetto a oggi. Poi ha sfruttato il vantaggio e ha aperto B&B abalùs. Taglieri, pizzerie, trattorie, piadinerie macinano scontrini; tutti giù a pedalare e guadagnare. 

Ma stiamo attenti: se il fenomeno non viene governato, e per certi versi arginato, finisce come a Venezia o a Firenze: uno schifìo.

E il vecchio bolognese nell’urna dirà che non riconosce più la sua Bologna.

NOI UMARELLS

È lo stesso bolognese che nel 2019 ha fatto 15mila segnalazioni sul sito del Comune. Strade dissestate, lampioni rotti, traffico, aree verdi, tombini chiusi, zanzare tigre e finanche “avvistamenti di bande giovanili”.

Che ci dice tutto ciò? Che il bolognese segnala perché vuole che la sua città sia funzionale, decorosa, bella. Perché la ama. Non sottovalutiamo l’umarell che è dentro di noi. È il lato migliore del civismo petroniano.

Proprio per questo occorre intervenire sul degrado, sulle occupazioni che con grande fatica sono state quasi azzerate. E sulle tag che infestano i muri del nostro bellissimo centro storico.

Dopo le battaglie solitarie di qualche don Chisciotte, anche la sinistra e il Comune hanno capito che bisogna far qualcosa. Se non altro per rassicurare un po’ i moderati e chiedere il patrocinio Unesco. Ma la voglia di fare della pulizia dei muri una vera battaglia di civiltà, questa ancora non c’è.

‘NDRANGHETA

Poche ma sentite parole. Per decenni Pci-Pds-Pd non ne hanno voluto parlare, la vetrina del buon governo non poteva essere sporcata. E il risultato s’è visto. Qualche inchiesta di procure calabresi arrivata fin qua ci ha fatto capire che la ‘Ndrangheta ha già attecchito sotto le Torri, in silenzio come sa fare bene. L’appello a tutti, magistratura, forze dell’ordine e istituzioni è di stare all’erta. Il serpente striscia tra le nostre gambe e passeggia in piazza Maggiore (come Nicolino Grande Aracri). Solo, non lo vediamo.

APPARTENENZE

“E tu per quale partito voti?”. La domanda è stata rivolta a una ragazza durante un colloquio di lavoro in una primaria azienda a partecipazione pubblica. E a mia figlia, in una quarta elementare di qualche anno fa: “Dimmi, per chi votano i tuoi genitori”. E potremmo continuare. 

Per favore, basta. Basta con le appartenenze di partito, con quelle di loggia, con quelle di cordata, con le reti parentali e i figli di. Mortificano il merito. Non stupiamoci se i ragazzi chiedono trasparenza e giustizia sociale, se chiedono di essere apprezzati per le loro qualità e non per il cappello che hanno in testa.

IL FUTURO È M&R

Il nostro futuro si chiama M&R, manifattura e ricerca. 

Abbiamo il miglior comparto di packaging al mondo, superiamo anche i tedeschi. Dobbiamo spingere ancora di più sulla formazione tecnica e sulla ricerca. Non solo università, non solo meccanica. Ma anche sanitaria e altro. Come? Attraverso enti pubblici, fondazioni e soggetti privati di cui siamo ricchi e andiamo fieri.

Sarebbe ora di creare un Tavolo della Ricerca attorno al quale raccogliere tutti i soggetti interessati non solo per coordinare e ottimizzare investimenti e risultati ma per creare quello che non c’è: attrarre investimenti da Bologna, dall’Italia, dal mondo. A capo del tavolo, primus inter pares, una personalità di rilievo internazionale che abbia contezza del mondo, che sappia di venture capital e attiri investitori internazionali. Due o tre teste le abbiamo.

Abbiamo pure qualche carta da giocare, oltre ai seimila ricercatori dell’Università. Il Data center che tra non molto ospiterà l’elaboratore del Centro meteo europeo, quello del Cineca e il terzo dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, sono la premessa per fare di Bologna un centro dei Big data quantomeno europeo.

La strada è già tracciata, Regione e Comune devono battersi a Roma anche per questo. 

La manifattura è sostanza: prodotti, made in Italy, lavoro, occupazione, welfare aziendale, crescita civile.

La ricerca e la conoscenza sono semplicemente il futuro. Ora!


Un pensiero su “Bologna, come far risplendere un gioiello

  1. Complimenti, non condivido tutto, ma molto. Soprattutto condivido lo spirito, il senso dell’intervento. Finalmente dei contenuti chiari e propositivi. Credo che Bologna sia quotidianamente tarpata dall’autoreferenzialità, dal mancato confronto con il mondo, da quell’abitudine comoda di frequentarsi sempre per circoli chiusi. Si tratti di piccolo associazionismo fino alle consorterie più raffinate il motore è troppo spesso il danaro.mentre innovazione e solidarietà sono sempre più parole alla moda, molto declamate e poco praticate. Misurarsi con il mondo richiede soprattutto la fine delle autoassoluzioni apodittiche e la messa in gioco delle idee. Ma delle idee vere, quelle magari difficili ma che aiutano a capire, a costruire, ad andare avanti.
    Complimenti Massimo
    gianluigi magri

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