L’ambulatorio del deputato

Perché l’Emilia-Romagna non copia l’abitudine inglese di avvicinare i cittadini alla politica con un appuntamento periodico di incontro?

di Enrico Franceschini, giornalista


Con l’obiettivo di migliorarla, cioè di renderla più trasparente, efficace e concreta, la politica si può cambiare in tanti modi. Uno è quello di cambiare gli uomini e le donne che la fanno: opportunità che si offre a ogni elezione. Un altro potrebbe essere o no, a seconda dei punti di vista, ridurre il numero di coloro che la fanno: come propongono i fautori dell’imminente referendum. Con lo sguardo su Londra, dove vivo e lavoro da molti anni, ne suggerisco un terzo: cambiare abitudini. I politici sembrano spesso distanti, sussiegosi, inavvicinabili. Non per nulla i parlamentari vengono chiamati “onorevoli”, da cui si ricava che, chi parlamentare non è, non può dirsi portatore di altrettanto onore. E se l’Emilia-Romagna desse l’esempio, provando invece ad avvicinare i politici alla gente?

L’esempio, in questo campo, viene dall’Inghilterra. Dove i membri della camera dei Comuni, una volta alla settimana quando è possibile, altrimenti con cadenza meno regolare, incontrano i cittadini che li hanno eletti. L’evento ha un nome che trae in inganno l’osservatore straniero: “surgery”. Traduzione alla lettera: chirurgia o intervento chirurgico. Ma significa anche consultorio o qualcosa di simile. Nel gergo della politica inglese (e irlandese) descrive una specie di ambulatorio per le visite, dove al posto del medico ci sono i deputati e al posto dei pazienti gli elettori.

La “surgery” è fissata di solito il venerdì, quando i parlamentari lasciano la capitale per tornare alle città di origine, ovvero alle circoscrizioni in cui sono stati eletti. L’incontro con i cittadini avviene nello studio privato del deputato o in una sede del partito o in qualunque ufficio pubblico a disposizione. Dura alcune ore. A seconda dei casi, funziona su appuntamento o senza, sulla base di chi prima arriva. Serve a segnalare problemi, lamentele, richieste o a porre semplici domande, sia su temi di interesse locale che su questioni più ampie, nazionali. Diversamente da assemblee e riunioni collettive, è un colloquio a tu per tu, di natura confidenziale. È possibile che vi partecipi un consigliere, assistente, segretario del parlamentare, utile come testimone che la conversazione non riguarda richieste illecite, raccomandazioni o favori, e come contatto per verificare che quanto discusso avrà un seguito. Oltre che per ragioni di sicurezza: la deputata laburista Jo Cox fu assassinata da un fanatico nazionalista, alla vigilia del referendum sulla Brexit nel 2016, proprio sulla porta della sua “surgery” settimanale. Per lo più si discute di argomenti di ordinaria natura: la necessità di un semaforo su una strada difficile da attraversare, la presenza di spacciatori vicino a una scuola, la richiesta di un migliore servizio di nettezza urbana nel quartiere. Ma si possono affrontare questioni di ogni tipo, dalla politica nazionale sull’agricoltura al rinnovamento del proprio partito e così via. Essere un rappresentante del popolo, a qualsiasi livello, dovrebbe consistere nel rappresentarlo non soltanto in virtù di uno sporadico voto popolare ma nei suoi bisogni quotidiani, in un dialogo che non comincia e finisce con l’atto dell’elezione ma si protrae per l’intero periodo della legislatura.

L’idea di suggerire qualcosa di simile per l’Italia, a cominciare perché no dai consiglieri regionali neo-eletti in Emilia-Romagna o dai consiglieri comunali di Bologna, mi è venuta leggendo su Facebook che qualcuno l’ha già messa in pratica, sia pure per un periodo limitato: Mauro Felicori ha aperto un ufficio, affacciato alla strada come un negozio, in via Orefici, a due passi da Piazza Maggiore, durante la recente campagna elettorale per le regionali, appunto per ricevere gli elettori e ascoltarne domande, richieste, opinioni. Non sarebbe bello se i politici bolognesi o emiliano-romagnoli facessero la stessa cosa per tutto il tempo del loro mandato, se non una volta alla settimana almeno una o due volte al mese? A me parrebbe una bella prova di democrazia, più diretta di quella offerta dalla comunicazione digitale. E un bel modo per dimostrare che il Cantiere Bologna, la città che ho lasciato 40 anni fa per andare in giro per il mondo come giornalista e di cui non smetto di essere orgoglioso (vi battiamo sia pure di poco come università più antica d’Europa, ricordo sempre agli amici di Oxford), rappresenta un buon modello o laboratorio per l’Italia. Invece che “surgery”, chiamatelo come volete: l’ambulatorio del deputato, lo sportello del consigliere regionale (o comunale), la politica a porte aperte. Il Regno Unito ha lasciato la Ue, ma niente ci impedisce di importare qualcuna delle sue buone abitudini.


Un pensiero su “L’ambulatorio del deputato

  1. Sarebbe bellissimo ma soprattutto utile a tutti. In realta’ nei quartieri di Bologna questo metodo avviene, ma solo quando le problematiche sono gia’ incancrenite o quasi, vedi tram e passante, in stato avanzato di malattia, insomma: dunque tardi.
    Consiglieri regionali e parlamentari incontrano i cittadini quando serve, ma the british idea e a seguire quella di Felicori sono probabilmente buoni esempi.

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