Ora per dopo: è tempo di risveglio

Abbiamo creato un modello unico in Europa, una delle eccellenze sanitarie, sociali e di ricerca che parte da Bologna e che ribadisce il nostro essere “paese virtuoso”. Ma quel modello oggi risente pesantemente della vita nel tempo di virus. Reagiamo, tutti insieme, dobbiamo farlo

di Fulvio De Nigris, direttore Centro studi per la ricerca sul coma, Gli Amici di Luca


Chiusi per coronavirus. Anche il terzo settore, il mondo del volontariato, della cooperazione sociale è travolto dallo tsunami del virus. Se ne parla poco perché le emergenze sono altre e ora il sopravvivere è più importante del vivere. Siamo infatti in piena tempesta e noi, come gli altri, ci rannicchiamo nella stiva della nostra nave aspettando che il mare torni calmo. Ma non restiamo passivi. Tra camera e salotto e anche per noi (parlo dei dipendenti dell’associazione, dei lavoratori della cooperativa sociale con cui collaboriamo, io sono in pensione) vige il tema della progettazione e l’opportunità del telelavoro. Ovviamente serve a mantenere i contatti, a far sentire ad alcuni utenti che ci siamo ma non sopperisce al periodo di stasi che come tutti viviamo.

Ci occupiamo di persone fragili, in stato vegetativo, minima coscienza e grave cerebrolesione acquisita, dei loro familiari e del contesto affettivo, amicale e sociale che li riguarda. Lo facciamo nella Casa dei Risvegli Luca De Nigris, struttura pubblica dell’Azienda Usl di Bologna, e fuori di essa nel territorio. Abbiamo creato un modello unico in Europa, una delle eccellenze sanitarie, sociali e di ricerca che parte da Bologna e che ribadisce il nostro essere “paese virtuoso”. Ma quel modello, quel cordone socio pedagogico attorno alla persona e al suo nucleo familiare oggi risente pesantemente della vita nel tempo di virus. I familiari contingentati, le persone esterne e i volontari che non possono entrare, il tema della prossimità e della formazione e del sostegno del caregiver, i laboratori teatrali rivolti alle persone con esiti di coma che non possono svolgersi, le scuole chiuse e di riflesso le azioni di sensibilizzazione e di alternanza scuola lavoro, i tirocini universitari.  

Molti anni fa Alejandro Jodorowsky mi esprimeva una sua particolare idea di coma: «Siamo tutti figli di una grande energia collettiva, siamo come delle radio che sono in sintonia. A volte questa sintonia si altera, si perde… e allora noi entriamo in coma…». Ecco, è come se ora tutte le figure professionali non strettamente sanitarie (educatori, operatori teatrali, musico terapeuti, psicologi, caregiver) fossero scollegate tra loro e con i professionisti sanitari. Si stringe attorno al paziente il cordone sanitario e si è staccato quello socio educativo. Perché non vada alla deriva ci vogliono misure urgenti che sono di carattere finanziario, ma non solo. Il mondo della cooperazione con la Regione Emilia-Romagna ha firmato un accordo per la cassa integrazione in deroga, ma a mio avviso non è sufficiente. L’appello va esteso a tutto il mondo del terzo settore attraverso una nuova progettazione che faccia tesoro dell’opportunità che il Coronavirus ci offre. E bisogna farlo subito per non farci trovare impreparati quando, passata la pandemia (speriamo il prima possibile) dovremo trovarci con la mentalità e le idee giuste per non avere più paura. Il mondo sanitario è un settore che appartiene anche a noi e non possiamo stare fuori dalla finestra lasciando in solitudine chi fino a ora ha potuto contare su di noi e godere dei vantaggi derivati da un processo che ha portato e porta benefici e innovazioni nel mondo dell’assistenza. Difficile dire come, ma certamente la chiave giusta è “fare rete”: Ma non può essere solo la rete internet. Perché non tutti ce l’hanno e sappiamo anche come può essere difficile a una rete internet aziendale aprirsi verso l’esterno. Dobbiamo costruire una rete di relazioni, avendo uno scomodo compagno di viaggio che non ci permettere di attuare la cultura dell’abbraccio, del tocco e neanche di un ravvicinato dialogo. Allora dovremo parlarne. Costruire un tavolo con gli esperti, dotarci di misure cautelative fisiche e mentali perché non possiamo permetterci di stare troppo fermi. Si tratta del futuro di una comunità fragile che rischia l’abbandono. L’azione deve essere immediata. Dobbiamo farlo ora. Ora per dopo.


Un pensiero su “Ora per dopo: è tempo di risveglio

  1. Gemello di un recente “ditelo a Repubblica” nel quale Aldo Balzanelli rispondeva ad una sollecitazione della sig.ra Sabina Berselli sul ruolo svolto dall’Istituto delle Farlottine con gli studenti della scuola dell’obbligo. La lotta all’analfabetismo in Italia rappresentò subito un’emergenza per rompere l’isolamento e l’abbandono di molti italiani analfabeti chiamati all’obbligo scolastico. NON È MAI TROPPO TARDI. Con Tele Scuola, la Rai e il Ministero della Pubblica Istruzione utilizzarono sul canale nazionale una fascia preserale affidandone la conduzione all’indimenticabile maestro Manzi. 484 puntate che presero il via il 25 novembre 1958 e ben presto ottennero il risultato di aumentare le iscrizioni degli italiani analfabeti alla scuola dell’obbligo. Emergenza allora emergenza ora stiamo vivendo con la quarantena. La regione E-R ha un canale televisivo, il 118, che pare avere rinunciato a svolgere il ruolo di canale di servizio o quantomeno di strumento attuatore di una politica culturale che non sia la maratona de “La cultura non si ferma” quando poi a fermarsi sarà la diretta dimostrando che il digital divide può’ anche essere INTERNO a Lepida tv.
    La Tv digitale terrestre Nasce nel 2005 con l’intento di superare il digital divide nella pubblica amministrazione con l’offerta ai cittadini di programmi interattivi veicolati su una linea telefonica di ritorno. I decoder distribuiti ad un campione di utenti non sono utilizzati correttamente e Lepida tv muta in un canale televisivo che racconta e descrive l’E-R con documentari e filmati . POI DIVENTA PROMOTRICE DI UNA INDEFINITA COMMUNITY NETWORK.
    In quel momento abbandona il ruolo centrale di progetto organico alle varie istanze della Regione. Punto di riferimento per produzione e per distribuzione e promozione di iniziative regionali. Lepida TV in questa fase di quarantena, risolti alcuni problemi tecnici, potrebbe diventare il divulgatore culturale del patrimonio artistico di questa regione. Nelle reali capacità’ dei numerosi e preparati docenti dei nostri atenei un luogo o un oggetto diventa storia e memoria di una civiltà, diventa il calore della cultura e la pace del sapere. Per capire meglio dove vivi è perché hai scelto di vivere in un posto piuttosto che in un altro in modo condiviso per uscire dall’isolamento? Non c’è poi tanta difficoltà a collegare on line gli abitanti di un palazzo per una riunione di condominio così come si fa con la didattica digitale. La quarantena avrà effetti rovinosi sull’anima dei condannati ai domiciliari. Mentre saranno disastrosi per l’economia di una piccola comunità. Alla fine cosa resterà? Come prepararsi per attutire il colpo quando tutto finirà? Quali settori economici proteggere? Con quali strumenti? Con chi consorziarsi? Dove trovare il Credito? E a quali condizioni? Quali riforme Per avere il sostegno della UE? Quali e quante risorse si avranno e a disposizione di chi? Mettere al lavoro gli strumenti che si hanno migliorerebbe il livello di consapevolezza e di partecipazione alle scelte. Si può cominciare senza riprendere a nascondersi dietro coloro che ancora non usano correttamente la tastiera o il mouse e dire che tanto è colpa loro.
    Lo stress test di questi giorni deve tradursi in solidarietà e per i leader europei uno sforzo di immaginazione si rende necessario per Lepida tv per superare la quarantena con soluzioni e proposte culturali che ricadano su tutta la comunità. Una per tutte la ricetta elettronica che consente al malato di avere direttamente il farmaco comunicando al farmacista un semplice codice.

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