Così aiuteremo la cultura dopo il virus

Maria Luisa Parmigiani guida Unipolis, la fondazione d’impresa del gruppo Unipol dove gestisce un budget di 1,6 milioni

di Barbara Beghelli, giornalista


A discapito del cognome, Parmigiani, Maria Luisa è milanese e per puro caso bolognese. Colpa delle sliding doors, le streghette del destino che l’hanno fatta approdare sotto le Due Torri dopo una laurea in Filosofia alla Statale con Giulio Giorello e un master in Teoria della decisione alla Surrey University.

In Inghilterra? “Sì”, dice l’attuale Sustainability Manager del Gruppo Unipol nonché direttore della Fondazione Unipolis, la Fondazione d’impresa del Gruppo Unipol.

“Il mio professore, Giorello, mi disse chiaramente che “ero brava ma c’era una lunga fila davanti a me, però mi avrebbe scritto delle belle lettere da presentare ai docenti britannici. Capìta l’antifona mi decisi e andai in Gran Bretagna”.

Rientrata in Italia nel 1998 dopo essersi avvicinata ai temi etici, Maria Luisa Parmigiani fa il suo debutto in Coop. “Inizio ad occuparmi lì dei temi di sostenibilità,  erano le prime esperienze in Italia”. E poi parlava bene l’inglese, skill che i cooperatori apprezzavano molto. Soprattutto allora.

Così, tra un ‘passaggio’ in Smaer, società di consulenza poi divenuta Scs, dove era responsabile della sostenibiltà, l’apprendimento della scuola manageriale all’interno del movimento cooperativo e la fondazione di Impronta Etica (2001), Marisa ottiene il suo primo incarico dirigenziale alle politiche sociali del Distretto di Coop Adriatica.

Oggi ha la responsabilità di consigliere delegato e direttrice di Unipolis: promuove le politiche della Fondazione e gli indirizzi strategici definiti dal CdA, gestisce gli affari e il coordinamento dell’intera attività. Le risorse a disposizione della Fondazione sono state nel 2019 pari a 1,6 milioni. Con queste risorse Unipolis sostiene i costi di struttura, realizza e finanzia attività e progetti come il Forum delle Disuguaglianze e delle diversità per promuovere l’inclusione sociale economica e politica.

Incarichi importanti e settimane pesanti…

Da che io ricordi, ho sempre  lavorato molto… Cosa vuole, ci si abitua. Anche nel fine settimana: convegni, inviti, festival, spostamenti . Non si finisce mai, ma il lavoro mi piace.

Cosa significa per lei sostenibilità?

Pianificare e sviluppare progetti d’impresa o di vita guardando sempre all’impatto che hanno sulla società.

E come recepisce la responsabilità sociale?

Ah, bella domanda, oggi ce n’é tanto bisogno. Significa che gli ‘attori sociali’ devono essere equipollenti, ma contemporaneamente co-responsabili. Come Fondazione lavoriamo costantemente su questo assunto di base, e proprio in questi giorni abbiamo presentato Culturability, alla sua 6^ edizione, che ne riassume perfettamente le radici valoriali.

Ci racconti Culturability.

Il bando é promosso dal 2013 dalla Fondazione Unipolis: nel 2020 sono stati stanziati 600mila euro per centri culturali innovativi, nati da processi di rigenerazione e riattivazione di spazi, edifici, ex siti industriali, abbandonati o sottoutilizzati. Offriamo un supporto alle tante organizzazioni culturali in difficoltà, oggi più che mai, e che continueranno nei prossimi mesi ad accusare gli effetti della chiusura dei propri spazi e dell’annullamento dei loro eventi causa Coronavirus.

Le responsabilità dirigenziali hanno tempi importanti. E la famiglia? Lei ha un marito manager e due figli adolescenti.

Sì, abbiamo una femmina di 13 e un maschietto di 8. La nostra é una famiglia unita che funziona bene nonostante il lavoro molto impegnativo. Appena possiamo (oggi bisognerebbe dire potevamo) facciamo sport all’aria aperta: bici, trekking, sci. Certo per me stessa rimane poco tempo ma a qualcosa bisogna pur rinunciare. Se avessi tempo leggerei tantissimi libri in più, ecco: é questa la mia passione, ma corre tutto così veloce.

Si sente di consigliare qualcosa alle ragazze del Duemila?

Andare all’estero. Di farsi le ossa in altri Paesi, di specializzarsi via. Poi di tornare. Di non avere paura di lavorare e fare più degli uomini, c’è ancora bisogno di farsi riconoscere. Il mondo aziendale funziona ancora così, dispari opportunità, ma già molto é cambiato. Poi consiglio di studiare. Sempre.

Anche gli stipendi sono dispari?

In Unipol il gap retributivo uomini-donne per i dirigenti è pari al 4% , la mia professione non è direttamente paragonabile a quella dei miei colleghi quindi non posso fare un confronto specifico, ma se mi paragono fuori con i miei pari sono nella fascia retributiva alta.

Qual è l’esperienza più bella che ha vissuto?

Ah, su questo non ho dubbi: Carlotta e Francesco, i miei figli.


Un pensiero su “Così aiuteremo la cultura dopo il virus

  1. Mi piacerebbe incontrarla. Tema la coop Arvaia, pioniera della produzione biologica per i 200 soci che anticipano i costi (rischio di impresa, solidarietà e sostenibilità, educazione al consumo). Anche solo per suggerimenti gestionali e comunicativi.
    Apprezziamo particolarmente ASviS, già chiacchierato con gli amici Stefanini e Bovini

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