«Caro sindaco, ti scrivo»

È tempo di aprire un dibattito tra le tante voci di Bologna sul percorso da seguire perché il centrosinistra possa risultare vincente nel 2021. Il dopo Merola dovrebbe essere facilitato da dieci anni di buona amministrazione, anche se lascia molti problemi irrisolti: dal traffico all’ambiente

di Giovanni De Plato, psichiatra


Avrei voluto scrivere “caro Virginio”, perché ci conosciamo dagli anni Settanta del secolo scorso. E perché ci legano anche le origini campane, meglio dire un’amicizia e una stima fin da studenti, io universitario, tu liceale. Mi rivolgo al sindaco della mia città e non all’amico degli anni giovanili, perché a seguito dell’interessante e lunga intervista, largamente condivisibile, rilasciata al bravo giornalista in formazione Marcello Conti, pubblicata su Quindici, bisettimanale del Master in giornalismo e riportata su questa rivista il 14 maggio, sono sollecitato a esprimere tre cose: un apprezzamento, una considerazione e una critica.

L’apprezzamento: sicuramente i due mandati da primo cittadino sono stati di buon governo, in particolare per la riduzione del debito da 250 a 70 milioni, grazie anche a due assessori al bilancio di apprezzata competenza, prima con Giannini, oggi con Conte. Come il risanamento ottenuto senza ricorrere all’aumento delle tariffe; il controllo della spesa pubblica accompagnato dall’aumento degli investimenti, le ottime politiche della cultura (assessore Lepore) e della scuola (ex assessore Pillati).

La considerazione: sono stato particolarmente colpito dalla frase “Bologna è una società in parte conservatrice e in parte innovatrice”, sostenendo che è una contraddizione positiva. In realtà a me sembra un ossimoro. Anche a non voler mettere in contrasto la logica che sorregge la dichiarazione, sarebbe auspicabile il passaggio di quella parte sociale conservatrice (legata all’esistente, statica, non favorevole al nuovo e a un rapido progresso) verso una società dinamica, inclusiva e solidale, capace di competere nel mondo della globalizzazione e della rivoluzione digitale. In questo senso appare una contraddizione non positiva ma penalizzante. Lo sviluppo e la competizione impongono rapidità nel mettere in campo riforme strutturali e politiche innovative con il protagonismo dell’intera società. A questo proposito è esemplare lo scontro in atto tra maggioranza e minoranza nell’assemblea della Fondazione Carisbo. La lettera a firma tua, del cardinale Zuppi e del rettore Ubertini, invita i contendenti a trovare una soluzione unitaria «basata sulla capacità di superare in avanti la situazione». Auspicare un compromesso possibile è buona cosa, ma non coglie il reale problema della velenosa partita. Il nodo non è riuscire a conciliare gli interessi o i personalismi di schieramenti contrapposti (conservazione), ma prendere atto che è da tempo in crisi il sistema di governance della Fondazione, vedi le dimissioni di Romano Prodi e di altri.  E che occorre superare un recente statuto ad personam con uno statuto aperto a specifiche competenze e finalizzato al bene della città (innovazione). 

La critica: l’affermazione “Il problema non è il mio successore, ma la squadra e la visione” è così vera che è stata sempre contraddetta dai partiti o dai movimenti dell’attuale governo giallo-rosso. È prassi della stessa sinistra di aprirsi alla società civile quando deve vincere le elezioni o a sindaco del comune o a presidente della regione e di chiudersi appena ottenuta la vittoria. I candidati una volta eletti non si preoccupano di formare una squadra in rispondenza delle promesse e di nominare assessori con riconosciuto merito e ottima esperienza. Di fatto la logica politica è sempre quella di garantire gli equilibri interni e di soddisfare gli appetiti delle correnti e sottocorrenti dei partiti e partitini. Continuano a contare i cacicchi delle tessere che, incuranti del contributo determinante dato dalle persone, personalità e dai movimenti della società civile come le sardine, sono sempre pronti a imporre la divisione della torta vinta solo per loro.

La promessa a scegliere le capacità, l’impegno e il servizio per dirigere un partito o per amministrare la cosa pubblica, non è mai onorata. La disillusione post elettorale è sempre più grande e chi ogni volta ci casca, schierandosi in buona fede, potrebbe davvero girare o rigirare le spalle. Ultimamente ha creato sconcerto, tra i sostenitori democratici della sinistra, la formazione in parte della giunta regionale. Il problema resta purtroppo il rifiuto o l’impossibilità del Pd e delle altre formazioni della sinistra di riformarsi, di operare una radicale discontinuità con la propria storia. Non per rompere con la tradizione ma per dare a quella parte nobile della propria storia una valenza generatrice della nuova politica che permetta di analizzare e governare il mondo in rapida mutazione.

Caro sindaco, nel 2021 il centrosinistra, se vuole ritornare a eleggere il suo candidato a sindaco, non può permettersi di fare un’altra volta il solito gioco delle promesse poi subito smentite. Basta con i feudi locali come dice il segretario del Pd Zingaretti. Anche lui aveva promesso la discontinuità e di rifondare il partito, mettendo fine ai riti e alle procedure di un’organizzazione di stampo Novecentesco. A oggi anche sul piano nazionale e locale si registra un nulla di fatto, manca qualsiasi tentativo di avviare un processo verso il nuovo partito della sinistra, cui in molti vorrebbero partecipare.

Stando così le cose, e vorrei sbagliarmi, sarà difficile avviare un percorso politico e programmatico unitario e vincente in vista delle prossime elezioni amministrative di Bologna. Il primo passo dovrebbe essere il riuscire a tenere insieme le tre cose da te indicate, senza un prima e un poi. Il nome del tuo successore, la squadra e il programma sono aspetti inscindibili, e dovranno essere il risultato di una consultazione larga e partecipata dei partiti, dei movimenti, delle organizzazioni sociali, dei cittadini e di tutti quei soggetti che vogliono bene a Bologna e sono pronti a impegnarsi per farla grande, una moderna Città metropolitana dell’Europa.


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