Immagine e immaginazione, ecco il dopo Merola

«Nella mia visione c’è un sindaco che in forza del suo mandato, radicato nella Costituzione, scrive un sommario del suo operato e propone una direzione. Quindi apre tanti tavoli cittadini e metropolitani, con anche osservatori regionali, per fare emergere l’immagine definita di quelle tre cose che opportunamente De Plato scrive nella lettera al sindaco. Sindaco, Squadra e Programma. Senza un prima e un dopo. Ma l’immagine, e la sua visione»

di Gabriele Via, poeta


L’apparire della visione consustanziale all’apparire di chi questa visione porta, vive, incarna. Rileggo la lettera di De Plato al sindaco di Bologna. E faccio queste rapide associazioni, forse come prodromo di un pensiero. O invece proprio questo già è il procedere e il proporsi del pensiero, di riflesso. Come una correlazione quantistica, o un oscilloscopio di profondità, tanto caro a Eraclito.

Chiediamo alla politica un racconto che risolva in immagine la trappola logica, l’indovinello che ci chiede: è nato prima l’uovo o la gallina? Il nostro pensiero, il nostro linguaggio, le nostre azioni, possono sempre più apparire come appare il progredire di un deposito lineare di inchiostro che lemma per lemma, una particola alla volta, crea un messaggio, un racconto, compie il senso di un periodo. E in questo c’è una necessaria gerarchia cronologica degli elementi. Vi sono anche regole di forma. Come nel formulare una espressione algebrica.

Ma se io dico immagine, visione, propongo invece l’apparire su un pannello che ai miei occhi si mostra compiuto e completo. Sia che io lo voglia cogliere in un batter d’occhi, sia che io lo voglia analiticamente scandagliare palmo a palmo, da sinistra, da destra, dalla cima o dai piedi; o ancora secondo i più diversi criteri di ricerca. Potrei individuare tutti i tappi di sughero presenti nel quadro, mapparli; tutti gli studi medici; tutte le persone che stanno leggendo “Le città indivisibili” a quella data pagina in cui c’è scritto quello che sto scrivendo adesso; tutte le stelle di Davide gialle cucite ai cappotti; tutte le briciole di Pollicino; tutte le case in cui una donna si sta guardando allo specchio.

Le maniere in cui, una volta che la visione si è offerta, potrà essere affrontata e studiata, sono le più diverse. Ma fra loro non c’è mai la maniera in cui la visione ci appare. E al suo apparire siamo consegnati come Alfa ma anche come Omega. Potremmo dire che l’apparire è il Destino. E la scrittura è la Necessità.

L’intuizione e l’evidenza, restano sempre fuori dalla cassetta degli attrezzi dell’analitica. Il polso non fa parte del cacciavite. E i dadi che rotolano sul tappeto verde fino a sbattere contro la stecca di legno e arrivare così a produrre una combinazione non sapranno mai darti nessuna informazione sulla mano che li ha gettati. E questo anche perché Dio non gioca a dadi.

Quindi è vero, verissimo, quel che dice De Plato. Tre cose, ma insieme. Aggiungo io: insieme in una immagine. Quale, dunque, l’immagine che si offre?

Esistono da tempo metodologie per garantire e aiutare il protagonismo delle persone nella condivisione del sapere e nel determinare scelte per il bene comune. Esistono queste metodologie, esistono esperti, esiste una letteratura con trent’anni di storia sul campo nel mondo. Esiste Agenda 21, un documento delle Nazioni Unite del 1992, e il capitolo 28 che dà precise indicazioni alla comunità locali. Ed esiste un altro documento: la nostra Legge, che si chiama Costituzione.

Nella mia visione c’è un sindaco che in forza del suo mandato, radicato nella Costituzione, scrive un sommario del suo operato e propone una direzione, fatta di azioni che interpretano quei dati Valori, in relazione al dato di realtà di come stanno le cose. E dopo avere vagliato e scelto metodologie e tecnici esperti di riferimento che rispondono al Consiglio Comunale, ecco aprire tanti tavoli cittadini e metropolitani, con anche osservatori regionali, per fare emergere l’immagine definita di quelle tre cose che opportunamente De Plato scrive nella sua lettera al Sindaco.

Sindaco, Squadra e Programma. Senza un prima e un dopo. Ma l’immagine, e la sua visione.

E forse così scongiuriamo sul nascere quelle dinamiche di tessere, gruppi di potere, vecchie mortali consuetudini. E insieme diamo la massima propulsione possibile a quel risveglio unitario politico e partecipativo di sinistra.

Scriveva Montale già negli anni ‘70 del secolo scorso: “l’idea che dopo un prima venga un dopo fa acqua da tutte le parti”. Ancora la poesia, che risuona di suggestioni quantistiche, analogie di senso, intuizioni psicanalitiche, idee politiche. Del resto, pare che siamo ancora umani, crediamo davvero che senza poesia si possa costruire un futuro accettabile? Sempre più dovremmo capire che il futuro è difficile da adoperare: e che dobbiamo sempre ricominciare, insieme.

Una visione deve potersi cantare. Scriviamo dunque questa canzone per il coro.


Un pensiero su “Immagine e immaginazione, ecco il dopo Merola

  1. Di cosa, nel suo operato da sindaco, va più orgoglioso?
    “Dell’aspetto che fa meno notizia: il bilancio”.
    Beh, capisco se l’avesse detto l’assessore al bilancio o alla sicurezza o alla sanità. Ma il sindaco dovrebbe tendere ad avere altri obiettivi, altri ideali. Cosa rimarrà? Cosa ricorderemo? Un buon bilancio? Ma il bilancio è solo noioso. Certo che fa meno notizia perché il bilancio deve fare notizia solo se va male, ma se va bene le notizie dovrebbero essere altre. Il bilancio deve lasciare semmai delle cose, Mitterand lasciò la piramide del Louvre, deve lasciare semmai delle immagini. Va bene che non siamo più il paese dell’arte, che il popolo coccio scalpita e punta al ribasso, ma almeno delle immagini. Va bene che moriremo di cibo e di pistoni della motor valley (anzi di suv, prima quello della Lamborghini e poi quello elettrico cinese), ma se fossimo stati il paese del bilancio, anziché dell’arte, sai che noia. E poi chi ci veniva a visitare?

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