«Bologna scommetta su un futuro ambizioso»

Ha un senso la scommessa della tre giorni di Romano Prodi e della sua Fondazione, soprattutto dopo la pandemia. La città sia la prima ad azzerare le emissioni di CO2, punti sulla Green economy, insegua la sua vocazione di luogo cognitivo per eccellenza, investa sulla sua Università perché diventi una delle prime al mondo e punti sui giovani. Ma deve vincere anche la sfida della longevità, pensare a un welfare diverso che tenga conto che nel 2040 un cittadino su tre avrà più di 64 anni. Ecco il testo della relazione al convegno dell’ex sindaco

di Walter Vitali, sindaco di Bologna dal 1993 al 1999, oggi direttore esecutivo di Urban@it


Grazie a Romano Prodi e alla sua Fondazione per la Collaborazione tra i popoli per la scommessa di questi tre giorni. Le si può riassumere così: si può parlare di Bologna al futuro in una situazione così gravida di ansie per l’oggi, dopo la crisi del Coronavirus che non abbiamo ancora superato?

Penso di sì, perché bisogna costruire un ponte tra l’oggi e il domani, per guardare avanti. Non possiamo pensare di tornare semplicemente a essere come eravamo prima. In questo modo riprodurremo le cause che hanno contribuito alla pandemia, a partire dalla distruzione degli habitat naturali combinata con gli effetti disastrosi del cambiamento climatico. Dobbiamo invece cambiare il nostro modo di vivere, di consumare e di produrre. Cioè l’attuale modello di sviluppo, nell’unica direzione possibile: quella della sostenibilità.

La transizione energetica e il Green deal della Commissione europea devono dunque essere al primo posto. Ci sono città europee – ne parlerà Anna Lisa Boni di Eurocities – che hanno deciso di anticipare a prima del 2050 il traguardo dell’azzeramento delle emissioni climalteranti di anidride carbonica. 

Perché non lo fa anche Bologna, dandosi ad esempio l’obiettivo del 2040? Questo significa essere la prima città italiana a darsi un obiettivo così ambizioso. Con una decisa accelerazione verso le necessarie infrastrutture del trasporto pubblico e l’uso dell’auto elettrica, una ondata di ristrutturazioni per riqualificare il nostro patrimonio abitativo dal punto di vista energetico, e tanti alberi come ha detto la Regione. Va piantata una foresta di alberi tutto intorno alla città anche per salvaguardare il territorio da un ulteriore consumo di suolo.

La Città metropolitana sta lavorando alla sua Agenda per lo sviluppo sostenibile e noi di Urban@it, insieme all’Alleanza per lo sviluppo a sostenibile (ASviS), ci occupiamo da tempo di questi temi. Quella è l’occasione per coinvolgere tutta la città intorno a quell’obiettivo, che vuol dire aumentare la nostra attrattività e sviluppare i nuovi settori produttivi della Green economy.

In questa sede, Franco Farinelli ci parlerà di città cognitiva. È la vocazione fondamentale di Bologna, senza alcun dubbio. Questo significa puntare sui giovani, sulla cultura, sull’innovazione e sull’Università. Pochi giorni fa Unibo ha festeggiato il suo 160° posto in un importante ranking mondiale. Ma non c’è nessun ateneo italiano tra i primi 100, e l’Italia ha bisogno di campioni nazionali in questo campo fondamentale. Bologna vuole candidarsi a entrare a far parte di questo gruppo ristretto di Università entro i prossimi 20-30 anni?

Se lo fa occorrono grandi investimenti nazionali. Il tema fa parte del Pacchetto di investimenti per lo sviluppo sostenibile di città e territori presentato nei giorni scorsi da ASviS e c’è da augurarsi che faccia parte del Piano che uscirà dagli Stati generali convocati dal Governo. Bisogna però che l’Università esca dal centro storico, perché non si può immaginare il suo sviluppo futuro tutto concentrato in edifici costruiti secoli fa per tutt’altri usi. 

L’ultima grande sfida che io vedo per Bologna al futuro riguarda la longevità. Oggi un bolognese su cinque ha più di 64 anni, tra 20 anni saranno uno su tre con un aumento in proporzione degli ultra 85enni. Il nostro welfare non sarà in grado di reggere l’urto, a meno che non cominciamo ora ad occuparcene per dare agli anziani la possibilità di vivere in modo diverso nelle proprie abitazioni con spazi comuni e servizi leggeri di assistenza e di cura. 

È un cambiamento radicale che deve investire intere zone e quartieri. Che va costruito a partire dalla possibilità per gli anziani di uscire di casa, visto che oggi a Bologna solo l’11% degli edifici con più di quattro piani sono dotati di ascensore. 

Le suggestioni dunque non mancano. Sono sicuro che questi incontri aiuteranno a focalizzare meglio le idee e a fornire contributi, affinché la campagna elettorale del prossimo anno diventi un grande confronto su Bologna al futuro. 


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