Il Predestinato

Sussurri, fatti e personaggi della Grande Finzione II, la saga piddiina che vuol far apparire quello che non è. Gli ingloriosi bastardi, il Candidato, le finte e le mosse per ricomporre il patto Merola-De Maria all’ombra della Torre più alta

di Massimo Gagliardi, giornalista


La gara – Comunali Bologna 2021

Concorrenti

  • Lepore, il Predestinato.
  • Aitini e Lombardo, i compagni di allenamento.
  • Piccola Cathy, Croce e delizia.
  • Galletti, l’amico ingombrante.
  • Ubertini, la figura istituzionale.
  • Gualmini, oddio manca una donna.
  • E se spuntasse Colombo?

Padrini

  • Merola, il Comune
  • De Maria, il Partito ovvero il fantasma del palcoscenico.

I Cooperatori

  • Sardine
  • Rebus Cinquestelle

1999, le Prime Primarie.

Vi ricordate la Grande Finzione? Così ribattezzammo al Carlino la prima gara all’interno del Partitone. Le Prime Primarie servirono solo a incoronare con un passaggio popolare Silvia Bartolini, già designata. A ratificare una decisione già presa. E la Finzione continua.

Il maratoneta

Lepore, il Predestinato, ci lavora da anni. La candidatura a sindaco è il suo sogno e già nel 2016, quando la ricandidatura di Merola impensieriva qualche compagno, lui il voglino l’aveva. Gli consigliarono di aspettare.

Adesso il campo è libero e negli ultimi quattro anni Lepore è ovunque, bacia bimbi, saluta anziani e non manca una conferenza stampa. Ogni tanto esce dal seminato e qualcuno mugugna. Anche il suo sindaco gli ha twittato dietro. Ma il Predestinato ha un alleato fortissimo, i cooperatori. Lo hanno allevato e mandato in Comune con un compito preciso: crescere, imporsi e salire sullo scranno più alto. Già a febbraio, il bipresidente Giampiero Calzolari l’aveva fatto capire ai ragazzi di InCronaca: è lui Il Candidato.

Ad aprire le danze, a giugno sul Corriere Bologna, è Merola, uno che alla cooperazione deve molto. Una lunga intervista il cui succo è: se si vogliono fare le primarie si facciano, tanto il candidato è Lepore. Un’indicazione così chiara da risultare insultante. 

Pierferdi, il Navigato, annusa l’aria e sul Carlino dice che il Pd non candiderà mai Galletti. E ha ragione. Vi immaginate che fine farebbe alle primarie di coalizione un ex Dc come Galletti? 

Lo triturerebbero, per Lepore sarebbe una passeggiata. E quindi Pierferdi lascia cadere due parole in sospeso, come a dire “compagni, attenti”.

Completa il suo pensiero, senza volerlo, il nuovo coordinatore della Lega in Emilia che in un piccolo box nella stessa pagina accenna alla possibilità che la Lega scelga un candidato civico. Galletti?

Salvini ha dovuto dare ragione a Giorgetti. Dopo il crac alle Regionali, sotto le Torri la Lega deve cambiare tutto: schema, toni, candidato. E quindi si punta a formare un fronte ampio di centrodestra con un candidato forte, sganciato dai partiti. Chi meglio di Galletti? Il curriculum metterebbe in fuga tutti: ministro, deputato ma soprattutto assessore al Bilancio di quella giunta Guazzaloca che ha fatto storia. Insomma, il candidato perfetto per riportare a casa i moderati che Salvini ha spinto invece tra le braccia di Bonaccini. Ma il Galletti candidato civico, se genera timori a sinistra, incontra malumori anche a destra.

E il Partito? Come ha letto l’intervista di Merola al Corriere? Il Fantasma del palcoscenico dietro le quinte protesta, secondo il vecchio schema in base al quale il Comune, prima di muoversi, deve sentire il Partito.

Risultato: proprio su Cantiere Bologna, Merola pubblica un bell’ intervento per dire che lui si tira fuori (bugiardello) e i semplici bastardi se le vedranno fra di loro. Insomma, incassa. L’avvertimento ha avuto effetto.

Guarda caso, sul Carlino Bologna, i giovani “bastardi” rilasciano lunghe interviste, in cui ammiccano, dicono e non dicono, si lasciano interpretare. Correrranno? Non correrranno? L’effetto del Partito è raggiunto: si va verso le primarie di coalizione (anche perché le primarie di partito, per statuto, non esistono). Galletti, a questo punto, è fuori.

Apre la prima festa dell’Unità (noi umarells la chiamiamo ancora così) a Corticella e il Predestinato è il primo a mettersi in fila per la tagliatella. Due giorni dopo, che caso, sono in fila anche Aitini e Lombardo. Il copione viene seguito alla lettera. Così come il Critelli furioso che, di nuovo sul Carlino, sembra sbarrare la strada a Lepore.

Croce e Delizia

Dopo una prima uscita sul Carlino, Piccola Cathy dichiara su Repubblica Bologna che vuole candidarsi. Siamo tutti con te, sembrano dire dal Pd. La Torre ha il compito di coprire il Partito a sinistra, intercettando quell’area stabile nei secoli a Bologna. La sinistra-sinistra sotto le Torri, almeno dal ’95 (quando viene eletto Walter Vitali) oscilla dall’11 al 13%, un pacchetto senza il quale non si vince e che conferma la necessità di escludere Galletti.

Ma oggi, come dichiarato da Salvatore Vassallo a InCronaca, Cathy rischia di essere, oltre che Delizia, anche Croce per il Pd: la paladina Lgbt intercetterebbe voti a sinistra del Pd ma anche in quel mondo radicale che ruota attorno alla Bonino, e non solo. Rischiando, insomma, di fare molto male a Lepore durante le primarie.

Il soffietto

Mentre si discetta di centro e di sinistra, ancora dal Carlino arriva un segnale piccolo piccolo ma importante. Un esponente del Pd insinua sul giornale di via Mattei che, in mezzo a tanto entusiasmo giovanile, potrebbe alla fine irrompere il Fantasma, in carne e ossa. Si potrebbe cioè candidare De Maria, lui, in persona. Il segnalino non ha seguito, muore lì. Ma è un semaforo rosso. Della serie: o ci si mette d’accordo oppure salta il banco.

Sarà utile svelare a questo punto ciò che nelle segrete stanze molti sanno e cioè che quando Merola decise di candidarsi, De Maria gli sbarrò la strada. Merola (non ancora padre di giovani bastardi) capì e fecero un patto: Virginio a Palazzo d’Accursio, Andrea in Parlamento. E l’accordo, firmato al fotofinish, ha tenuto. Adesso è lo stesso copione che si ripete. Con alcune varianti, certo, ma sempre quello.

Galletti

Dopo l’intervista di Pierferdi, dal Pd nessun segnale. A questo punto l’amico ingombrante capisce che lo spazio a sinistra per lui non c’è. È ora di accontentare il Carlino che da tempo gli chiedeva di parlare. Alza il telefono e che dice? “Io candidato della sinistra? Grazie, no. Meglio una figura istituzionale”. Come dire, Pierferdi vi ha avvertito, voi non mi volete e quindi spazio a… Ubertini?

La figura istituzionale 

In politica torna sempre utile, o per fare fuffa o quando il Paese è sull’orlo del tracollo. Bologna non lo è. E a chi sussurrava che il rettore fosse la scelta di Bonaccini, lo stesso governatore l’altra sera a San Lazzaro ha fatto capire che il Pd deve avere il suo candidato. Cioè, niente Ubertini. Bonaccini provò a sponsorizzare Dionigi, sappiamo come finì. Il copione della Grande Finzione II prosegue.

Oddio, manca una donna 

Nel frattempo la Gualmini fa sapere da Bruxelles che se proprio volessero una donna lei c’è. Una disponibilità che cade nel vuoto.

Rebus Cinquestelle

Lo stesso Bonaccini, sempre a San Lazzaro intervistato da Isabella Conti, apre ai Cinquestelle. Questi prima tacciono, poi si oppongono, dopo sei giorni aprono. A patto ovviamente che si parli di programmi e non di uomini. E ci mancherebbe, per carità, non si parla mai del candidato. A sinistra non è politicamente corretto. 

A Bonaccini, però, bisognerebbe mostrare i numeri dell’ultima tornata amministrativa, Bologna 2016. Al primo turno i Cinquestelle presero il 16 per cento. Al secondo turno, complice l’elevata astensione, di quel 16 per cento Merola non raccolse tanto. E cioè: al Pd fino a che punto conviene aprire al M5S?

E comunque, i ragionamenti sono sempre tutti interni a sinistra. Pardon, al famoso campo largo della sinistra.

Galletti parte seconda 

Ergo, Galletti non sta con le mani in mano. Si lascia invitare dal forzista Tomassini a un tavolo di discussione, incassa il sostegno di Confcooperative ma non quello del duo Foschini-Rondoni che presentano un altro tavolo di centro.

Insomma Galletti sembra dire: non mi volete a sinistra? Potrei guidare una coalizione di centrodestra. La Lega locale non lo ama ma se Giorgetti chiamasse i suoi bolognesi finirebbero per ubbidire. Non tutti, certo.

La sfida Galletti-Lepore sarebbe intrigante ma non è detto che avvenga. Già cinque anni fa l’Associazione dei commercianti, tradizionalmente fedele a Pierferdi, scelse di appoggiare Merola, in cambio solo della presidenza dell’aeroporto e della testa dell’assessore Colombo. Sacrificio prontamente offerto da Virginio.

Ora il Pd, per scansare il rischio, potrebbe replicare lo schema: caro Galletti, amico ingombrante, lascia perdere le sirene di centrodestra. In cambio ti offriamo la presidenza di Hera, seconda o terza multiutility d’Italia.

Per Galletti l’offerta potrebbe essere molto allettante. Uomo di conti, è lui che la fece grande e la quotò in Borsa assieme a Biscaglia e Guazzaloca.

E se rispuntasse Colombo?

Partirebbe in svantaggio rispetto a Lepore ma quando Merola l’immolò sull’altare dell’Ascom, il giovane Andrea non battè ciglio. Con la disciplina di partito d’un tempo ha incassato senza protestare, s’è fatto da parte coltivando l’orto sempre più grande dei pedalatori. Ora giunge il momento in cui potrebbe reclamare un posto a tavola. Dove lo metteremmo, pur di evitare che dia fastidio al Predestinato?

Un posticino ci sarebbe, la presidenza di Tper. Anche lui lo potremmo far passare per un giovane bastardo, o no?

Sardine (ine ine)

Santori alle Regionali ha fatto il capolavoro. Dopo, non trova ragione di esistere. Ha provato a inventarsi un movimento nazionale ma non c’è riuscito. Ha sciolto tutto per rifare le Sardine regionali ma è stato solo un modo per sganciarsi da gente indesiderata e tornare a innaffiare il crescentone di piazza Maggiore. L’ha riempito di timo ed elicriso, salvia e rosmarino ed ha annunciato che ora si dedicherà alle Comunali. Lepore esce allo scoperto e si presenta assieme a Santori alle Serre: cultura e periferie le prime azioni comuni. Lepore e Santori sono molto vicini. Quando parla del Pd, Santori racconta di un “confronto serrato e duro” (orpo!) ma riferendosi a… Libia ed Egitto. A Bologna si suona un’altra musica.

Che poi Santori faccia una lista, o meglio ancora resti movimento con la sua “soggettività” a Lepore può servire per contenere Cathy. Ma peschiamo sempre nello stesso bacino.

Intanto il segretario Tosiani ripeterà in direzione che, in caso di primarie, il Pd dovrà avere un solo candidato (indovinate chi…). E il Vecchio Bastardo, che ha debuttato sul Cantiere, demolisce a picconate il civico Galletti. 

Sorpresona

Chi appare il giorno prima della direzione pd che deve tracciare il solco? Lui, il Fantasma De Maria, che sul Carlino dice sostanzialmente cinque cose: 

1) Non mi candido (l’avevamo intuito). E quindi…

2) Tosiani, fai il bravo

3) Candidato unico pd alle primarie sì, a patto che…

4) Ubertini, no grazie.

5) Galletti, resta con noi, in qualche modo sistemeremo la faccenda.

La saga è solo all’inizio. Le varianti della Nuova Finzione sono innumerevoli ma il binario Merola-De Maria è sempre quello. Si tratta di collocare al giusto posto le tessere che porrebbero rovinare la corsa di Lepore. Dalla Torre più alta di Bologna la cooperazione tutto osserva.


7 pensieri su “Il Predestinato

  1. Per Bologna altri anni di tristezza con uomini grigi legati solo al potere senza un filo di innovazione e d’amore nei confronti di questa città… Ma sicuro agli aperitivi il futuro sindaco ci sarà… Che tristezza

    1. A Bologna come in tutto il mondo, come Sindaci servono professionisti che conoscono La Teoria dei Sistemi od almeno dei Vasi Comunicanti, enfasi e retorica lasciamola perdere, stiamo forse uscendo da un dramma, la PANDEMIA HA CONFERMATO CHE LA NATURA NON È SOTTO IL NOSTRO CONTROLLO… IL CITTADINO HA BISOGNO DI ASSISTENZA, quindi benissimo il Medico di Prossimità che cura, ma anche l’Infermiere che predispone e segue le terapie e non solo in campo sociosanitario, quanto risparmieremmo in soldi con queste sentinelle e quanto benessere per il cittadino… Sobrietà, pulizia, attenzione, precisione, operiamo come i nostri nonni contadini per essere nel benessere. Compreso l’albero della cuccagna che mio nonno abilmente scalava.

  2. Caro Massimo, avrai notato che nell’attuale scenario politico cittadino esiste una contraddizione evidente seppur sottaciuta. Il clima deve essere aperto e postideologico, ma per esempio sul candidato sindaco il rischio è che sia scelto solo da alcuni e solo tra alcuni. Si parla troppo poco di solidarietà e cultura e a sinistra come a destra non si va molto oltre i messaggi in codice, le allusioni e i gradimenti spesso sussurrati. A volte si ha come l’impressione che ognuno abbia i propri sodali di riferimento e che certe schermaglie siano ad uso di un pubblico un po’ addormentato piuttosto che di una platea dialetticamente vivace. Sembra quasi che le scelte fondamentali, quelle cose dette programmi su cui una volta i partiti aprivano dibattiti serrati siano oggi solo un doveroso corollario una volta messi a posto gli equilibri di potere. Grazie per l’ironia intelligente con cui preferisci discutere piuttosto che adeguarti.

  3. Che tristezza personaggi modesti che continuano ad occupare posizioni di cui non sono all’altezza. Intanto la città soffre, senza infrastrutture senza progetti e visioni a lungo termine. Non abbiamo più speranze. Abbiamo perso appeal, finito l’entusiasmo del nuovo solo banale sopravvivenza. Nessuna ambizione di cambiamenti che possano dare una svolta alla mostra bellissima città. Paolo Mazzetti Gaito

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