Orioli: Bologna guardi con più curiosità oltre i suoi confini

Per la vicesindaca c’è il problema della cultura del no a priori. Spesso i bolognesi non si rendono conto di quanto bella sia la loro città. Sul futuro sindaco non si schiera, ma attenzione ai contenuti più che al fatto che sia maschio o femmina

di Barbara Beghelli, giornalista


Appare poco sui giornali e non ama esporsi, l’assessora all’urbanistica e all’ambiente Valentina Orioli, che è anche vicesindaca. Non è timida, solo molto riservata e determinata a raggiungere i suoi obiettivi. Che sono ambiziosi, grandi e in gran parte dedicati a Bologna.

Professoressa associata di Tecnica e pianificazione urbanistica al Dipartimento di Architettura dell’Alma Mater, rientra al lavoro a Palazzo d’Accursio per il primo Consiglio comunale del post-ferie. E siccome tiene famiglia a Cesena, come tutti i giorni stasera riprenderà il treno per casa, per tornare dal marito, architetto pure lui, e dai due figli maschi, gemelli al primo anno di università (uno a Bolzano e l’altro a Milano). Ma non si lamenta, anzi. Da febbraio ha tra le sue deleghe anche il Patto per il clima e il Progetto candidatura Portici Unesco.

Ma almeno si è riposata un po’, in ferie?

“Le ho passate a cercare casa per i miei figli, insieme con mio marito. I ragazzi hanno scelto facoltà e università diverse, uno studierà design, l’altro economia e mangement della cultura, quindi alla fine saremo quattro in quattro città diverse, almeno per un po’ di tempo. Capita”.

Beh, l’ha presa anche bene.

“Sono momenti della vita, esperienze, come è la mia con il Comune”.

Lo considera un incarico in scadenza?

“Lo è, essendo io prestata alla politica. In ogni caso la ritengo una bellissima esperienza in una fantastica città”.

Il momento più difficile di questo lavoro bolognese?

“Il periodo del lockdown, per la città e per la giunta. Ha richiesto grande sforzo per il coordinamento, abbiamo dovuto rivedere tutta l’organizzazione”.

E quello più bello?

“Deve ancora arrivare. Mi riferisco alla candidatura all’Unesco dei portici. È stata presentata lo scorso gennaio. L’abbiamo completata in due anni, ora aspettiamo che gli esperti facciano sopralluoghi ed esami, poi tra un anno ci daranno la risposta. Ma io credo che a quei tempi sarò già lontana da qui”.

Magari no…Il nuovo piano urbanistico della città è un altro figlio suo, giusto?

“Beh, anche. La proposta è completata, e a fine ottobre sarà presentata in giunta. È un progetto che guarda molto al futuro, e di cui vado particolarmente orgogliosa. Poi c’è il trasporto su rotaia e relative scelte sulla mobilità”.

Il tram dei (suoi) desideri.

“Esatto. Ma il vero problema, qui, è la cultura del ‘no a priori’. Consiglio di guardare al mondo esterno con un po’ più di curiosità. Sono consapevole del fatto che tanti abbiano paura dei cambiamenti e temano per l’impatto dei cantieri, è assolutamente legittimo. Rumore, lunghezza dei lavori, disagi per il traffico, negozianti preoccupati per la loro attività. Sono problemi importantissimi, ma noi ne teniamo conto. E la mobilità ne gioverà, dopo. Città come Bordeaux, Montpellier, Strasburgo, Nizza hanno il tram. Perché Bologna no?”.

Meno nove mesi alle Comunali, un tempo lungo, tanto più che ogni giorno aumentano gli atleti in corsa. Cosa ne pensa?

“Sono d’accordo con Matteo Lepore quando dice che occorre proporre un programma, più che dei nomi. Non trovo corretto schierarmi, tanto più che io non voto in questa città, però una cosa vorrei dirla. Sono molto attenta da sempre ai temi femminili, ma non credo che femmina o maschio faccia la differenza. Le persone che ambiscono a diventare primo cittadino vanno guardate solo dal lato dei contenuti che presentano”.

Come vede l’universo rosa, dal suo mondo futuristico?

“Migliorato, un pochino. Nell’ultimo decennio qualcosa è cambiato in meglio. Per esempio nei ruoli più importanti all’Università abbiamo iniziato a vedere anche qualche collega del gentil sesso. Ricordo anche che Bologna è la città col più alto tasso di occupazione femminile, nota importante. Bisogna lavorare molto sulla cultura dell’eguaglianza, in famiglia e a scuola. E parallelamente sul welfare. È molto importante studiare, ma bisogna farlo tutti i giorni”.

Cosa augura a Bologna?

“Di aprire un po’ gli occhi. In questa mia esperienza bolognese ho visto una città bella e con molte potenzialità, ma a volte credo che i bolognesi non se ne rendano conto. Auguro quindi a tutti, grandi e piccini, di leggerne la bellezza, che non è più nascosta”.


Un pensiero su “Orioli: Bologna guardi con più curiosità oltre i suoi confini

  1. Il consiglio a “guardare al mondo esterno con un po’ più di curiosità” può essere rivolto anche a una classe dirigente locale che decide di allargare un’autostrada in mezzo alla città, mentre in tutta Europa e in tutto il mondo le autostrade urbane vengono demolite, interrate, allontanate dai polmoni e dalle orecchie di cittadini esposti a livelli di inquinamento atmosferico e acustico intollerabili.

    https://www.cnu.org/our-projects/highways-boulevards/freeways-without-futures/

Rispondi