Primori: ecco il mio prossimo Fico

Ci saranno grandi innovazioni e possiamo contare su 5 milioni di capitali freschi. Il sindaco? Dev’essere figura innovativa e giovane. Le donne dovrebbero aver più coraggio

di Barbara Beghelli, giornalista


Più che in inutili convenevoli si perde in innumerevoli fatti. Tiziana Primori, 62 anni, presidente della Disneyland del cibo, Fico, non ha mai sprecato parole ed è sempre estremamente esplicita: “Questo è il momento di reinventarsi e di scacciare la paura, aprirsi, avere un futuro e rimboccarsi le maniche”. Pochi e chiari concetti. Si riferisce al presente, periodo cadenzato dall’andamento pandemico un po’ in tutti i settori. Sposata con un ex dirigente commerciale e madre di una figlia 23enne che studia psicologia, la supermanager di origini pesaresi impartisce innanzitutto tre regole: ora più che mai “rimanere se stessi, aver fiducia e fare rete: stiamo cambiando e migliorando, continuiamo”. 

Si riferisce alle donne?

“Sì, certo. A Fico abbiamo anche in programma un convegno su questi temi, il 30 settembre: WomenX Impact, una full immersion per dare voce alle donne che sono riuscite a distinguersi nei loro percorsi di carriera e a tutte le persone che vogliano aggiungere nuove conoscenze al proprio bagaglio professionale. Noto molta collaborazione, fondamentale per migliorare, anche perché il pianeta rosa è su un crinale ed è un attimo cadere, ma è anche su un trampolino di lancio: sta a noi capire e muoversi. È sotto gli occhi di tutti che negli ultimi 11 mesi di emergenza il lavoro l’hanno perso le donne, questo mi pare chiaro”. 

Com’è iniziato il suo percorso professionale?

“Sono figlia di contadini, mia madre che ha 92 anni abita ancora dove sono cresciuta, a Pesaro, dove io stessa torno spesso. Durante il liceo scientifico ho sviluppato l’interesse per le cose innovative che servissero alla comunità”.

E dopo la maturità arriva a Bologna e si iscrive a  matematica.

“All’inizio ero indecisa se fare filosofia o matematica, due facoltà diverse ma in realtà simili, come tipologia di studi. Di donne ce n’erano diverse, allora,  perché miravano all’insegnamento. Io ho iniziato proprio in quegli anni anche a lavorare, al Centro di distribuzione del Movimento cooperativo di Anzola. Area informatica, facevo la programmatrice, poi è scattata in me la voglia di adoperarmi per una grande azienda, avrò avuto 22 anni, e così sono approdata in Iveco (Fiat); a Torino e a Brescia, in Logistica e ai Sistemi Informativi”.

E lassù com’era l’ambiente?

“Molto maschile, esperienza difficile. Ricordo che una volta un’impiegata lesse il mio nome con fare interrogativo: “Qui sulla lista c’è scritto Tiziana, è un errore?”. 

Non lo era.

“No, ma ero l’unica ragazza. Ho imparato molto, ma non ero isolata, dopodiché sono tornata a Bologna sul finire degli anni 80, in Smaer, società di consulenza, dove poi divenni amministratrice delegata. Poi ancora dopo in Coop come direttore del personale e all’innovazione, direttrice commerciale e marketing, infine direttrice operativa. Poi ho conosciuto Oscar”.

Farinetti, e così arriviamo a Fico. 

“Esatto, il progetto nacque dalla sua testa (fondatore di Eataly), da Andrea Segrè e da Alessandro Bonfiglioli (presidente e segretario generale della Fondazione FICO) e di tutti i 150 imprenditori presenti alla Fabbrica contadina italiana, che vengono da ogni regione italiana”.

Ci parli del nuovo Fico.

“Ci saranno importanti cambiamenti sotto la guida di Stefano Cigarini in veste di amministratore delegato. Nel consiglio di amministrazione da me presieduto entrano Stefano Dall’Ara, direttore delle Partecipate di Coop Alleanza 3.0 e Nicola Farinetti per Eataly. Il nuovo Fico Eataly World è dotato di capitali freschi per 5 milioni di euro messi dai soci (Eatalyword Coop e Eataly)”.

Cosa pensa del nuovo stadio provvisorio che sorgerà vicino a Fico?

“Non voglio dire niente perché è tutto di là da venire e non me ne occupo io”.

Lei ha fatto tante esperienze importanti, quale ricorda con più entusiasmo?

“Sono riuscita a formare parecchi giovani e creare opportunità per tante ragazze, che vanno valorizzate perché, si sa: gli uomini dicono sempre di sapere fare tutto. Ma le donne devono ancora dimostrare di essere più brave degli uomini per arrivare in alto e guadagnare sempre e comunque meno dei colleghi. Ancora oggi manca il welfare per le lavoratrici… Aggiungo che il mondo relazionale, in Italia, quello che crea la crescita professionale, è ancora quasi esclusivamente maschile: ma non si va a piangere dagli uomini per far carriera, all’estero non è così. Nemmeno in Cina”.

E del prossimo sindaco cosa pensa?

“Dev’essere una figura innovativa e giovane, e che ci sono le donne che potrebbero presentarsi ma sono candidature nascoste, dovrebbero avere più coraggio”.


Un pensiero riguardo “Primori: ecco il mio prossimo Fico

  1. purtroppo del “prossimo FICO” nulla trapela da questa intervista; FICO è un progetto che non ho mai capito, ma che monitoro con attenzione e senza pregiudizi; per me è infatti la spia della capacità o meno del mondo cooperativo di intercettare il futuro e di reinventarsi dopo anni di grande crisi; nella versione dall’apertura ad oggi a mio avviso FICO non ha avuto una vera anima, risultando un mix poco attraente tra un ipermercato troppo dispersivo e un parco ristorazione senza fascino e intimità; l’emergenza sanitaria sta “resettando” gli animi degli Italiani, io non punterei su un luna park, ma su vera cultura (del cibo nello specifico), implementando al massimo l’aspetto didattico, intelligenza (cercando di attrarre persone desiderose di imparare e di arricchirsi più che persone desiderose di svagarsi) e bellezza (frazionando e personalizzando gli spazi interni, conferendo loro atmosfere più intime). E’ più difficile, ma si può fare.

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