La magia del Ritrovato quando invade il  “Crescentone”: è appena finita, ma già ci manca

Non è passato nemmeno un mese dalla conclusione della 37esima edizione della Rassegna promossa dalla Cineteca di Bologna, eppure la crisi d’astinenza si fa già sentire. Un momento unico di condivisione collettiva che non vediamo l’ora di assaporare ancora, il prossimo anno

di Sara Papini, operatrice della comunicazione


Si è conclusa da meno di un mese la 37esima edizione del Cinema Ritrovato e io, chiaramente, porto già i sintomi dell’astinenza: mi sveglio ancora con il fuso orario della matinée, programmo le mie pause pranzo al Jolly, ho ancora l’istinto di aprire l’app per vedere se si è liberato un posto alla proiezione delle 18 e vorrei scrivere ancora al mio coinquilino messaggi del tipo: «Se piove stasera e salta la piazza, Jolly o Arlecchino?».

Insomma, sapete benissimo tutti di cosa sto parlando. Il festival del Cinema Ritrovato è un’esperienza unica e collettiva. La programmazione di questa edizione, una delle più belle degli ultimi anni (e sì, lo dico ogni anno), ha toccato moltissime sezioni; Dal cinema libero, che quest’anno si estende dall’Africa occidentale al medio oriente, passando per categorie omaggi a grandi volti come quella per Anna Magnani o Suso Cecchi D’amico a film restaurati di inizio ‘900. «Un vero e proprio paradiso per i cinefili».

Una magia che parte addirittura settimane prima dell’inizio della rassegna, con la corsa alla prenotazione dell’accredito e di conseguenza alla poltrona nelle proiezioni più ambite. E sì, la propria progettazione del festival richiede dedizione e molta concentrazione. Si parla di veri e proprio incastri tra un cinema e un altro per la città. È solo grazie a questi calcoli minuziosi e precisi se riusciamo a visionare tutto ciò che la programmazione può offrirci in una sola giornata.

«Io vado alle 15 al Jolly tu ci sei?». «No, sto correndo all’Arlecchino. Alle 18.30 ci vediamo da Wim Wenders?». Perché oltre alla bellezza dei restaurati che si ha l’occasione di visionare, dobbiamo anche tenere conto dei grandi nomi che a ogni edizione vengono richiamati in città. Quest’anno, per dire, è stata la volta di Wim Wenders, Joe Dante, Ruben Östlund, Guadagnino, Caterina e Silvia d’Amico e tant* altr*.

Ma soprattutto è della condivisione che voglio parlarvi. Quel magico momento dove tutt* quanti stiamo vivendo la stessa favola, e iniziamo a muoverci come compaesani dello stesso paese. Ci puoi riconoscere dalla camminata veloce e scattante a orari impensabili, al collo portiamo l’immancabile cordino targato Cineteca e mangiamo spesso in piedi in coda davanti alle sale dove, tra di noi, ci lamentiamo di come nessuno sia ancora riuscito ad andare in bagno dalle 9 del mattino. E diciamolo, siamo anche quelli che spesso sgarrano durante una delle proiezioni (anche se non lo ammetteremo mai) ma abbiamo imparato a perdonarci e ad amare anche quelli che, seduti accanto a noi durante la matinée, ancora stanchi dalla giornata prima, crollano in un sonno profondo. A tal proposito, vorrei chiedere scusa alla ragazza seduta alla mia sinistra in fila G per il messaggio impertinente che ho dovuto visualizzare per lavoro, quel soleggiato martedì al Jolly.

E come non citare momenti strappalacrime come la proiezione de L’arpa Birmana, dove penso che il singhiozzo del mio pianto (da metà film in poi) abbia impedito la visione anche al mio amico Cristiano; o le figlie della Suso che introducono la sezione dedicata alla madre; per non parlare della magia della macchina a carbone e della musica dal vivo in piazzetta Pasolini o della pioggia, nefasta e imprevista, che un mercoledì notte ci ha costretti tutti a rifugiarci nelle altre sale, divisi tra il Jolly e l’Arlecchino.

Siamo una famiglia molto allargata e un po’ bizzarra, ma che dire? Già mi manca. Conto alla rovescia per il prossimo anno, quando Bologna si riempirà nuovamente di proiezioni e di una moltitudine di cinefili per le vie.

Photo credits: Lorenzo Burlando/Ansa.it


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