Emergenza migranti: il governo si assuma le sue responsabilità

Il Cas Mattei scoppia ma per il senatore di Fratelli d’Italia Lisei il problema è il costo dei minori stranieri non accompagnati

di Mery De Martino, consigliera comunale Pd


Ho trovato molto curioso leggere sulla rassegna stampa di sabato mattina due articoli sulla situazione dei migranti, in città e nel paese. Non volendo, il governo ha dato l’ennesima risposta inutile e disumana, dopo il Dl Cutro, dopo i 5000 euro chiesti ai migranti in cambio della libertà, dopo la totale indifferenza rispetto alla situazione delle strutture di prima accoglienza come il Mattei, che ricordo essere per legge, e non per gusto della polemica, competenza esclusiva del governo.

Il Coordinamento migranti ha denunciato pubblicamente e per l’ ennesima volta le condizioni incivili e degradanti in cui vivono i migranti al Cas Mattei. Senza luce, con i materassi zuppi di pioggia, poco cibo, senza scarpe, con tende improvvisate, appuntamenti in Questura calendarizzati col contagocce a distanza di mesi e in alcuni casi, grazie ai nuovi decreti di questo governo, accompagnati dalla simpatica postilla “migrante proveniente da paese sicuro”, senza documenti quindi senza la possibilità di trovare un lavoro e di accedere alle cure basilari. Nonostante la capienza di 250 persone, ce ne sono ancora più di 500. Fino a pochi giorni fa erano 800, e chissà se senza tutte le giuste manifestazioni e pressioni politiche di queste settimane i 200 trasferiti in questi giorni lo sarebbero stati lo stesso.

Davanti a questo disastro, sulle pagine del Resto del Carlino il senatore Lisei trovava il tempo di indicarci quello che per lui è vero problema: il costo doppio per quei minori stranieri che si allontanano dalle strutture di accoglienza e cambiano volontariamente città. Minori per i quali lo stato pagherebbe due volte la permanenza: nella struttura della prima città di accoglienza e in quella della seconda città in cui il minore si reca. Aggiunge che la sinistra non si è mai occupata di questo gravissimo problema, ma che adesso grazie al governo si centralizzerà tutto e questo enorme spreco di risorse verrà finalmente interrotto. E conclude con «deve finire la stagione del “paga pantalone” sul tema migranti».

Premesso che le risorse non vanno mai sprecate, mi chiedo: quanti potranno essere mai questi minori per i quali lo stato pagherebbe doppio? Sarebbe utile che il senatore ci fornisse dei numeri, se li ha. Ma soprattutto, di chi è la responsabilità? Perché nel vademecum del 2022 per la gestione dei msna, che ha le sue basi nella legge 142 del 2015, sì legge che al verificarsi della prima assenza ingiustificata del minore il coordinatore della struttura in cui si trovava il minore deve provvedere immediatamente a denunciare l’allontanamento presso tutte le autorità: dal Tribunale per i Minorenni alla Direzione Generale dell’Immigrazione del Ministero del Lavoro. Dalla Questura alla Prefettura, all’ Ufficio servizi sociali del Comune di competenza. E l’elenco continua. Quindi mi pare che, centralizzato o meno che sia il monitoraggio, la comunicazione arriva a tutti, quindi il pagamento per quel minore nella prima città di accoglienza potrebbe essere da subito sospeso. Se così non è, il problema è tutto governativo. Poco importa se poi quel minore si presenta con un nome falso in un’altra città o non denuncia di essere stato prima in un altro centro.

Come sempre, si mischiano le carte per distogliere l’attenzione dai veri problemi e dalle soluzioni che il governo non vuole attuare. Ogni notte, nel nostro paese, decine di minori dormono in strada perché, secondo i protocolli ministeriali, se non ci sono posti in prima o seconda accoglienza i minori con più di 15 anni possono essere lasciati in strada. Ma capisco bene che al governo non interessi, visti i lapsus molto esplicativi in cui incappano spesso i suoi rappresentanti in consiglio comunale, che chiamano i msna «migranti stranieri». Perché per loro non sei soprattutto un minore, ma un migrante. E quindi, nel loro linguaggio, persona di serie b.

La verità è che per minori e adulti non ci sono abbastanza posti in seconda accoglienza perché il governo non mette risorse, e il Sai è un sistema volontario che impedisce un’equa distribuzione tra territori. Ottenere i documenti mesi dopo significa non avere un soldo in tasca, e se si riescono a guadagnare più di 5000 euro all’anno si viene buttati fuori per legge dal sistema di accoglienza anche se non si ha alcun posto dove andare.

Settimane fa il consigliere Begaj ha giustamente chiesto di poter andare in visita al Mattei come consiglio comunale. Chiedo di nuovo al ministero: fateci entrare. Andiamo a vedere insieme, capiamo insieme quali sono i veri problemi. E, sarò sincera, vorrei andarci insieme anche al senatore Lisei e vederlo mentre dice a migranti e operatori che: «È finita l’epoca in cui paga pantalone». Immagino sia difficile farlo, e sarà forse per questo che lì esponenti del governo non si sono ancora visti. E che a noi, che vorremmo entrare, non viene data risposta.


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