Cosa facciamo per i senza fissa dimora?

Bologna, città progressista, non può trascurare oltre questo problema, che è un problema etico prima ancora che di decoro e di ordine pubblico. Lo scarto tra la città dei turisti e dei taglieri che si consumano a orario continuato in dehors sempre più invasivi dello spazio pubblico e la città dei diseredati che a pochi metri di distanza dormono in strada su giacigli di fortuna e in condizioni igieniche da terzo mondo, vista la perdurante carenza di gabinetti pubblici, è inaccettabile

di Anna Cocci Grifoni e Camilla Giorgini, cittadine


È diventato difficile negli ultimi tempi non notare l’aumento notevole di persone che dormono in strada a Bologna, sotto i portici in centro. Alcuni sono soggetti in forte difficoltà economica, altri sono in chiara condizione di marginalità sociale, qualcuno manifesta evidenti problemi di equilibrio mentale o di tossicodipendenza.

Quasi tutti si tengono accanto le proprie masserizie radunate in sporte di fortuna o in carrelli da supermercato. Alcuni badano la propria postazione con cura, altri seminano attorno a sé degrado e sporcizia. Uno dei fenomeni più eclatanti è da un po’ di tempo sotto gli occhi di tutti quelli che transitano o abitano in via Belle Arti, a cento metri dalla Pinacoteca e dall’Accademia, davanti ai muri della Sovrintendenza Archeologica. Mentre poco più avanti fervono le feste di laurea, un uomo in palese difficoltà mentale raduna attorno a sé altri disagiati (tra cui una giovane donna tossicodipendente) e trascorrendo la giornata buttati su un materasso di fortuna, e trasformando di notte l’area in un luogo ambiguo di happening e baccano.

Chi abita nei pressi può osservare dalle proprie finestre sospetti via vai di spacciatori, che probabilmente usano la postazione come punto di smercio alternativo o di supporto a quelli sempre attivi nella vicina piazza Scaravilli o nei pressi del Teatro Comunale. Le condizioni igieniche del contesto sono a dir poco inquietanti. Gli occasionali interventi di Hera e dei vigili urbani fungono da modesto tampone a una situazione altrimenti esplosiva. Nonostante le tante segnalazioni, finora non si è avuto nessun intervento risolutivo da parte di chi è chiamato a occuparsi di questi problemi.

La situazione generale e questa in particolare ci inducono a farci delle domande. Chi e con quale procedura amministrativa deve affrontare il problema degli homeless che aumentano sensibilmente? Che tipo di alternativa si è in grado di offrire a chi dorme per strada? I diversi dormitori fruibili in città sono accessibili a specifiche condizioni, aperti soltanto di notte e a detta di molti che ne sono stati ospiti, inadeguati dal punto di vista igienico e della sicurezza (motivo per cui molti si rifiutano di metterci piede pur avendone l’opportunità). Perché questi dormitori non possono essere strutture di accoglienza anche durante il giorno? Quale grado di vivibilità, igiene e sicurezza sono in grado di garantire?

Bologna, città progressista, non può trascurare oltre questo problema, che è un problema etico prima ancora che di decoro e di ordine pubblico. Lo scarto tra la città dei turisti e dei taglieri che si consumano a orario continuato in dehors sempre più invasivi dello spazio pubblico e la città dei diseredati che a pochi metri di distanza dormono in strada su giacigli di fortuna e in condizioni igieniche da terzo mondo, vista la perdurante carenza di gabinetti pubblici, è inaccettabile.

Bologna ha fama di città accogliente e dotata di servizi sociali efficienti ed efficaci, un Assessore del Comune ha lo specifico mandato di occuparsi del Welfare (che non è solo l’aumento di benessere di chi già sta bene) e delle condizioni di fragilità. Perché si tarda tanto ad affrontare queste situazioni? La soluzione non è allontanare gli homeless da un luogo perché si spostino altrove, la soluzione è offrire delle alternative adeguate, sicure e dignitose. Questo Bologna lo può fare e ha gli strumenti per farlo. Chi è chiamato a metterli in atto non può arrendersi di fronte alle oggettive difficoltà, ma deve invece dimostrare che oltre ciò che è possibile si può fare anche quello che è difficile.


2 pensieri riguardo “Cosa facciamo per i senza fissa dimora?

  1. Cosa facciamo? È una domanda di comunità e aspetta da troppo tempo un risposta dalla comunità. Adesso è arrivato il momento di affrontare e dare una soluzione al problema. Prima che da sociale diventi un problema politico.

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