Città 30 e trasporto pubblico: amici o nemici?

Dialogo immaginario tra due amici, passeggeri di un bus, a proposito dei cambiamenti che la nuova misura sulla mobilità apporterà alla vita dei cittadini

di Daniele Grillo ed Enrico Giangiorgi, Pillole di Tram


Un passeggero, il Signor Cittadino, è appena salito sulla linea 20 verso il Pilastro quando si imbatte nel suo caro e vecchio amico, l’Ingegner Pillole.

Signor Cittadino: «Buongiorno Ingegnere, come sta? Allora questa Bologna 30, che le pare? La solita misura ideologica volta a paralizzare ancora la mobilità bolognese!».

Ingegner Pillole: «Buongiorno a lei! È normale che di fronte alle novità ci si chiuda in un atteggiamento critico e di protezione, fa parte dei meccanismi psicologici dell’uomo. Il cambiamento genera sempre una paura verso ciò che riteniamo diverso e inusuale. E come si combatte la paura del cambiamento? Costruendo assieme un dialogo critico su cosa realmente sia una Città 30. Vede lei mi parla di misura ideologica, basata su una presunta guerra del Comune contro l’auto privata; riflettiamo insieme. Se la Città 30 fosse realmente una misura ideologica non ci sarebbe una raccolta dati e nemmeno degli studi che ne certificano la validità e i risultati ottenuti; quando si ha a che fare con dati provenienti da esperienze concrete da ogni parte d’Europa parlare di ideologia risulta miope».

Signor C: «D’accordo, ma la maggior parte dei bolognesi non vuole la Città 30»

Ing. Pillole: «Come dicevo prima, è normale che in una fase iniziale le contrarietà possano essere alte, proprio perché parliamo di cambiamenti che coinvolgono le nostre abitudini quotidiane. Le cito il caso di Graz, in Austria, città 30 dal 1992: il tasso di approvazione della misura era solo del 44%, mentre dopo due anni di sperimentazione arrivò al 77%, segno che i risultati concreti ci sono stati. Posso farle io una domanda?»

Signor C: «Dica pure…».

Ing. Pillole: «Lei è subito partito accusando la Città 30, ma prima bisognerebbe capire a fondo cosa si sta accusando, lei sa cosa sia una Città 30?».

Signor C: «Ovvio, con tutta la propaganda che fanno… La verità è che si mettono dei cartelli e dei velox e si spera che tutto vada bene, ma non sarà così, nessuno rispetta i limiti di oggi e nessuno rispetterà quelli della Città 30».

Ing. Pillole: «Peccato che questa sia la visione semplicistica che emerge proprio perché manca un dibattito critico, la Città 30 in primis è una misura di sicurezza volta a diminuire il numero di morti e feriti sulle strade, quindi è un qualcosa che porta beneficio a tutti, non è una misura punitiva per qualcuno. Si parla spesso del limite di velocità, ma la Città 30 non è solo mettere cartelli e limiti, bensì un intervento complessivo e sistematico sugli spazi della città. Nelle città 30 d’Europa sono continui gli interventi di road narrowing, cioè di restringimento della carreggiata, volti sia a far diminuire la velocità dei mezzi a motore sia creare nuovi spazi di socialità: aree verdi, piazze pedonali e scolastiche, marciapiedi più ampi, corsie e piste ciclabili, incroci e attraversamenti più sicuri. Si dovrebbe perciò parlare di Città 30 come misura per la sicurezza e la vivibilità della città, non solo di cartelli».

Signor C: «D’accordo, ma tutto questo è adatto al centro città o dove sono ospedali e scuole, luoghi più sensibili, non ovunque!».

Ing. Pillole: «Uno dei tasselli fondamentali su cui si costruisce Città 30 è il proporre una regola generale, i 30 km/h, dove i 50 km/h sono l’eccezione. Il contrario creerebbe solo una rete fatta a macchia di leopardo che genera solo confusione (ecco la differenza fra una Città 30 e semplici zone 30). Un altro tema su cui riflettere: perché il centro dovrebbe avere spazi di serie A dove si va piano, si creano nuovi spazi di socialità e si riqualificano le zone, mentre le periferie devono essere considerate luoghi di serie B dove si può correre sulle strade urbane come se fossero autostrade, dove si può più facilmente uccidere o ferire un pedone, con spazi degradati e a uso e consumo solo delle auto private? Davvero vogliamo vivere in luoghi con un così grande divario di qualità della vita? Infine, lei mi parla di scuole e ospedali come luoghi sensibili, corretto, ma questi luoghi non insistono anche negli assi di scorrimento e nelle periferie?».

Signor C: «Uhm, in effetti… Un’ultima domanda… Oggi siamo sul 20 ed è già in ritardo di 10 minuti, con la città 30 non sarà peggio?».

Ing. Pillole: «In realtà i problemi di ritardo e di accodamento nascono da altri fattori e sono dovuti principalmente al fatto che le nostre linee di trasporto, soprattutto quelle portanti con corse anche ogni 3-5 minuti, spesso condividono la strada col traffico privato: l’aleatorietà del traffico, i cicli semaforici che durano da un minuto e mezzo a due minuti, la differenza dei tempi di sosta alle fermate (può esserci molta gente o nessuno, soprattutto su linee a grande frequentazione), la grande frequenza dovuta all’alta domanda di trasporto, portano facilmente un mezzo ad accodarsi dietro l’altro e, più in generale, ai ritardi che tutti noi conosciamo. Negli ultimi tempi si è provveduto già ad aumentare i tempi di sosta al capolinea e i tempi di viaggio dai 2 ai 6 minuti per linea, molto di più degli incrementi che vi sono stati in altre esperienze di Città 30, che variano da qualche secondo a due minuti per linea. C’è poi da dire che la velocità commerciale dei mezzi pubblici già si assesta intorno ai 13-14km/h, con alcuni tratti che nell’ora di punta registrano, da orario, non più di 11km/h. La soluzione, qualora si prospettino aumenti del tempo di viaggio, non è buttare via tutto, ma sono le preferenziali, tagliate sensibilmente negli ultimi dieci anni, e il verde semaforico per il trasporto pubblico, per migliorare velocità e regolarità del servizio. Infine, a Bruxelles, la stessa azienda dei bus e dei tram, la Stib, pubblicizza la Città 30 sui suoi mezzi spiegandone i vantaggi. Sarebbe molto bello che anche Tper potesse avviare una simile campagna di sensibilizzazione».

Signor C: «Grazie mille Ingegnere, almeno mi ha schiarito un po’ le idee… Resterei a parlare con lei ma questa è la mia fermata. Buona giornata!».

Ing. Pillole: «Grazie a lei e buona giornata! Come vede dialogando criticamente si può comprendere la complessità e la profondità di Città 30».


Un pensiero riguardo “Città 30 e trasporto pubblico: amici o nemici?

  1. Simpatico e surreale. Chi va davvero su mezzi pubblici, stritolato in mezzo alla ressa non gli passa neanche per la testa di dialogare amabilmente come i nostri articolisti. Ieri sera sono stato stritolato dalle porte della salita bus al capolinea piazzale atleti azzurri di Italia, neanche “scusi” mi è stato detto, dopo 5 secondi di sosta al capolinea altro chè 6 minuti. Al ritorno alle 23:30 dal centro, 40 minuti di attesa e arriva un bus già stracolmo e in ritardo e per recuperare va come un treno. Per i bus non vale il limite 30, giusto ? Senza limiti, come quello di finire per terra. Perchè ce la vogliamo vendere ? Con un servizio pubblico così come facciamo ? Io poi dei paragoni con l’estero mi sono davvero stufato: lì i servizi pubblici funzionano, qua sono insufficienti.

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