La redistribuzione di alcune deleghe nella Giunta comunale manca di un espresso richiamo al cambiamento climatico che, come dovrebbe essere ormai chiaro a tutti, dalla Garisenda ai colli influisce sempre di più sulla nostra città
di Luca Corsolini, giornalista
Che Massimo Bugani sia, dopo il rimpasto della giunta Lepore, l’assessore agli umarell è bel titolo suggerito ai giornali, e infatti tutte le testate hanno apprezzato e utilizzato l’assist. Però…
Bologna è un hub di Emirates: dall’aeroporto Marconi partono voli diretti per Dubai. Quella Dubai dove in questi giorni è in corso la Cop 28: la sigla dell’evento potrebbe anche essere interpretata, ancora prima della fine dei lavori, come la ventottesima riunione che in cooperazione tra i vari Paesi cerca la ventottesima soluzione diversa al problema che è sempre lo stesso, e anzi ogni anno si aggrava: quello dei cambiamenti climatici. Bologna non è molto lontana da Dubai. Ecco quindi che la domanda diventa: perché invece dell’assessore agli umarell, ovvero di un assessorato dedicato ai cantieri, che continuano a partire per realizzare progetti che non sappiamo quanto aggiornati rispetto al tema in discussione a Dubai, non è stato varato un assessorato dedicato espressamente ai cambiamenti climatici?
Una curiosità. Siamo la città anche della musica, e i due testimonial del crowdfunding per il salvataggio della Garisenda hanno in repertorio canzoni che raccontano proprio i cambiamenti che oggi affrontiamo. Per il clima, e per il clima sociale: Morandi andava a 100 all’ora e oggi dovrebbe cambiare ritornello; Cremonini cantava quanto è bello andare in giro per i colli bolognesi e oggi dovrebbe aggiungere che si tratta di slalomeggiare tra frane che i residenti gli possono indicare.
Dobbiamo cambiare musica. I segnali sono evidenti, e non dobbiamo aspettare di raccogliere altre figurine per completare un album che presenta già delle evidenze.
1) Do you remember Ravone, via Saffi ridotta come un fiume?
2) Quanto dello stallo del mercato immobiliare dipende, oltre che dalla crisi economica, dal deprezzamento di certe ville sui colli che oggi pagano appunto per le frane non risolte di maggio?
3) Che la cattiva salute della Garisenda dipenda anche dai cambiamenti climatici lo dice ormai chiunque, e lo abbiamo capito tutti.
Un ulteriore segnale è il più sinistro proprio perché ancora non arrivato all’opinione pubblica. L’ultimo libro di Paolo Rumiz, giornalista sempre molto preciso nelle sue ricerche, si intitola Una voce dal Profondo ed è dedicato all’Italia intesa come territorio, con tutte le sue fragilità. C’è un passaggio preciso fin nelle prime pagine. Rumiz dice che Bologna continua a sprofondare nell’indifferenza. Ed è difficile pensare che sia uno spettacolo buono per gli umarell…

Condivido in pieno!
Bravo! Bologna ha urgente bisogno di una svolta verde