«Altri sindaci? Ho cercato di ricordare le collocazioni: Dozza: lo stradone per San Lazzaro; Fanti: l’ex parcheggio, ora cortile, in Palazzo D’Accursio; Zangheri: niente. Imbeni: una piazzetta senza ruolo a fianco della Regione. Guazzaloca: una piazza di fianco “al Comune a cui tanto teneva”. Differenze difficili da comprendere. Foschini dice che “i comunisti cancellano i comunisti, non gli avversari”. Una cosa è certa: il personalismo non era tra le caratteristiche di noi “comunisti italiani”»
di Ugo Mazza, già dirigente politico
Paolo Foschini, ex assessore forzista nella giunta di Giorgio Guazzaloca, a Francesco Rosano del Corriere di Bologna (edizione 10 dicembre) risponde con una battuta: «I comunisti sono così: cancellano i comunisti, non gli avversari». Rassicuro Foschini, i “comunisti italiani” ricordano (insisto sull’aggettivo).
Ricordano anche Giorgio Guazzaloca sindaco, e come vinse “lo scudetto”, dice Mons. Zuppi. Quanto mi fece sorridere per la grigliata dei macellai in Piazza Maggiore il giorno che la Madonna di San Luca scese in città; ricordo il Vescovo e la Sacra immagine provenire da via D’Azeglio, la piazza piena di gaudenti che l’addentavano, il fumo delle salsicce arrosto che riempiva l’aria e un grande cartello al centro con scritto: «Il piacere della carne». Roba da Fellini; era una persona che amava la vita, oltre che la città.
Da Presidente dell’Atc, annunciai le mie dimissioni per rispetto verso il nuovo sindaco. Ricordo la stima, posso dire reciproca, con cui ci si salutava pur non essendo quasi mai stati d’accordo.
Non mi sorprende quindi la scelta del Comune. Meritava il riconoscimento, come altri. Altri sindaci? Quali? Ho cercato di “ricordare” le altre intestazioni e la loro collocazione: Giuseppe Dozza: lo stradone che porta a San Lazzaro; Guido Fanti: l’ex parcheggio, oggi un cortile, in Palazzo D’Accursio; Renato Zangheri: niente; Renzo Imbeni: una piazzetta senza alcun ruolo a fianco della Regione. Giorgio Guazzaloca: una piazza centrale, di fianco “al Comune a cui tanto teneva”, è stato scritto.
Differenze difficili da comprendere. Il tema posto da Foschini sulla memoria dei comunisti (italiani, ribadisco io) sarebbe una domanda da rivolgere ai vari sindaci? Certo, ma è vero che per i “comunisti italiani” il personalismo non era tra le nostre caratteristiche; per quanto ricordi, nessuno dei sindaci che ho conosciuto si è mai posto questo problema.
Evidente l’orgoglio degli amici commercianti di Guazzaloca «ricordato a due passi da quel palazzo comunale che ha conquistato nel 1999» fino al dire «viva Bologna e l’anticomunismo», per scimmiottare l’urlo costituzionale della Scala, «viva l’Italia antifascista», per prenderne le distanze, ovviamente. D’altra parte, da questo punto di vista, Guazzaloca non era in buona compagnia.
Ma torniamo all’inizio: nessuno contesta quel riconoscimento. Sono quel “niente” e quelle differenze che turbano. Lacune della memoria del Comune? Pressioni degli amici potenti? Frutto di valutazioni del momento? Sottovalutazioni della storia? O come suggerisce Foschini, perché e stato l’unico sindaco non comunista? Non mi è chiaro; ma non vedo certo ragioni di “maggior merito”.
La storia della sinistra di governo a Bologna non può essere cancellata: il Comune ha il dovere di rispettarla. Spero che la Fondazione Zangheri colga l’occasione per evidenziare alla città sia il valore di Renato Zangheri, studioso, docente universitario, dirigente comunista italiano, sindaco di Bologna per oltre 10 anni, sia quello della storia amministrativa della città di Bologna, partendo da Zanardi.
Photo credits: Il Resto del Carlino

Ugo sei una persona,un compagno intelligente-Tra i miei demeriti,che sono tanti,c,’e’ quello di no averti apprezzato come meritavi e meriti
Anche ha me non era sfuggita l’evidente sproporzione: hai colto sensibilità comuni a chi ha rispetto per la storia.
Guazzaloca è stato un sindaco anomalo e di complessa ascrizione politica. Liberale su alcune questioni (ricordo il suo consenso alle Rave Parade cancellate da Sergio Cofferati), ebbe una concezione di Bologna come di un salottino da abbellire (cosa che in parte fece) senza esprimere un’idea di futuro.
La valorizzazione di Guazzaloca, iniziata con la precedente giunta, non essendo accompagnata da alcuna elaborazione politica, profuma di furbizia.
Amministrò bene, male, così così? Costituisce un esempio, politico, umano, dal quale trarre ispirazione? E’ sufficiente essere stati sindaci per vedersi intitolata una piazzetta di fianco al Comune?
Non so. Come a Ugo, anche a me fa tristezza quella targa striminzita che dedica una piazzetta non vissuta nei pressi della Regione a un sindaco come Renzo Imbeni che Bologna, da modenese, l’ha vissuta profondamente.
Vogliamo parlare seriamente di toponomastica?
Un’obiezione: dalla morte di Guazzaloca (2017) non sono ancora trascorsi i dieci anni di prammatica. “Nessuna strada o piazza pubblica può essere denominata a persone che non siano decedute da almeno dieci anni” (legge 23 giugno 1927, n. 1188). Neanche per Zangheri (2015) si potrebbe ancora.
In un’età di emozioni cotte e mangiate, trovo il distanziamento una misura estremamente saggia.