Adesso che Lino Neri, storico edicolante del Pratello, non è più con noi, spero solo che si sia portato dietro una buona scorta dei libri che, fin da quando portavamo i braghini corti, ha tanto amato
di Giancarlo Dalle Donne, archivista
Caro Cantiere, ti chiedo di dedicare un po’ di spazio al ricordo di un amico, e sono sicuro di non essere l’unico tra i tuoi lettori a essergli stato amico.
Parlo di Speck, che purtroppo non è più tra noi. Ma Speck chi? All’anagrafe Neri Lino Stefano, lo storico edicolante del Pratello. Io lo conoscevo bene, fin dai tempi del liceo Copernico. Terza G. A un certo punto sei entrato tu, a anno già iniziato. Un alieno: noi ragazzetti, in braghini corti, “con ancora i graffi sui ginocchi”, tu in giacca e cravatta, con la Storia della letteratura italiana (De Sanctis) d’ordinanza sotto al braccio.
Ma perché quello strano soprannome, “Speck”? Perché una sera, con la tua solita giacca e cravatta, sul lago di Garda con noi amici, al ristorante hai ordinato un piatto di speck (senza sapere cos’era) e dopo la prima fetta l’hai schifato (da lì il nome). Comunque, dopo poco siamo diventati amici, un gruppetto di 4-5, con Lucio, Marco, Elisa, e qualcun altro. Al pomeriggio ti si veniva a trovare in edicola, che a quei tempi era ancora un chiosco in strada e dove tu aiutavi la tua mamma, e già che si era lì una sbirciatina a Playboy ci scappava sempre.
Sai cos’era buffo in te? Lo stare insieme di un momento serio, da notevole conoscitore di libri e letteratura, e di momenti di “sana follia” (come quella volta dello strip-tease semi-integrale in classe).
Poi all’Università insieme, in qualche corso. Poi ci siamo un po’ persi di vista. Ci siamo rivisti un po’ di anni fa, quando mi sono trasferito dalle parti del Pratello.
Speck, adesso che non sei più con noi, spero solo che ti sia portato dietro una buona scorta dei tuoi adorati libri. Nel caso così non fosse, fammi avere un elenco, tra un po’ arrivo. Un grande saluto.
PS: propongo il 20 dicembre come giornata di ricordo di Speck, al Pratello, in qualche forma.
PS2: spero che la sua edicola rimanga tale, anche se sento già il battito d’ali di corvi e vedo la bava di sciacalli affamati.

Grazie Giancarlo per aver ricordato Lino così affettuosamente. Io lo conoscvo poco ma sono queste persone generose che rendono la città viva, che letteralmente ne costituiscono il tessuto umano. Dedicare a Lino e al suo lavoro una giornata è quasi una necessità, oltre che una bella idea.
Lino ci ha lasciato e ci mancherà molto. Finisce un pezzo di storia personaie e del Pratello e dintorni. Lo conoscevo dal 1984, quando in edicola c’era la sua mamma. Era goloso e ogni tanto gli portavo i biscotti per la merenda. Anche martedì mattina, l’ultimo volta che l’ho salutato. Non si sentiva bene, ma non voleva andare a casa, perché l’edicola era la sua casa.
Era curioso, amava conoscere, mi faceva sempre tante domande.
Con lui si parlava di tutto, filosofia, politica, salute, passioni.
Quando gli chiedevi un consiglio su un libro era un piacere ascoltare quante informazioni era in grado di dare.
A volte si formava la fila, delle persone in attesa, perché era un peccato interrompere il dialogo.
Mancherà passare e non vedere la luce accesa della sua edicola, anche di sera, anche nei giorni di festa lui era lì. Fai buon viaggio Lino. Grazie per la tua preziosa presenza.