Bologna Fiere quotata in borsa, ma si poteva fare di più

Il 20 dicembre la quotazione. Da sola. Plauso di tutti i protagonisti, ma in che modo questo evento può contribuire allo sviluppo della città? È un’occasione per la comunità intera o per la società? Nel 2021, quando si profilò l’ipotesi della fusione con Rimini, apparve chiaro che l’integrazione avrebbe portato a un’entità più significativa rispetto agli altri competitor italiani, in primis Fiera Milano, ed europei. Quella sarebbe stata davvero una svolta per l’industria fieristica italiana

di Maurizio Morini, Innovation Manager ed esperto di ricerche di mercato


BolognaFiere da mercoledì 20 dicembre 2023 è quotata alla Borsa Italiana. Nell’ambito dell’operazione di quotazione è stata effettuata una raccolta complessiva di 15 milioni di euro, attraverso un aumento di capitale in opzione e il successivo collocamento della parte inoptata a un prezzo di 1,25 euro per azione.

Dati interessanti, con una volontà rafforzata dalla compagine presente al lancio in Borsa Italiana, composta dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore, dal presidente della Fiera, Gianpiero Calzolari, e dal direttore generale, Antonio Bruzzone, recentemente nominato amministratore delegato.

I protagonisti lasciano trapelare il loro entusiasmo. «Siamo molto soddisfatti che si parli della quotazione della Fiera. È l’inizio di una nuova era per la Fiera, ancora più internazionale, ancora più solida e ancora più trasparente nelle procedure e nella capacità di attrarre nuovi organizzatori e nuovi operatori. In realtà, è tantissimo tempo che abbiamo deciso, con i nostri soci, di intraprendere il passaggio finale. Abbiamo avviato un’istruttoria molto intensa e oggi siamo contenti di aver raggiunto in tempo utile questa scadenza», ha spiegato Calzolari al Resto del Carlino a margine della quotazione a Palazzo Mezzanotte, Milano.

«Questo investimento sulla fiera, che parte con la quotazione, per noi significa fare un salto tra le città più importanti in Europa. È un primo passo straordinariamente importante per Bologna, una città in grande crescita che sta attirando molti capitali. Non vogliamo assolutamente cedere la nostra quota (oggi pari al 22,99%), anzi, valuteremo se incrementarla in futuro», ha dichiarato il sindaco. «Continueremo a investire nel quartiere fieristico – ha continuato Lepore – Abbiamo un progetto urbanistico molto importante che vogliamo collegare al tecnopolo, a circa 200 metri dalla fiera. L’investimento più importante che faremo sarà sul recupero di tutta l’area attorno al quartiere fieristico per creare la città della conoscenza. Vogliamo essere la capitale europea del super calcolo e dell’intelligenza artificiale».

Tutte affermazioni roboanti, ma strategicamente sorgono numerose domande: qual è il vero nesso di tutto ciò? Come s’integra il quartiere fieristico con il Tecnopolo? A che titolo si collega la Fiera di Bologna alla tematica della “Città della conoscenza”?

I lettori di Cantiere forse ricordano gli articoli del 2021, nel momento in cui si parlava di fusione tra Bologna e Rimini come poli fieristici: in quella sede sostenevo ripetutamente che l’integrazione avrebbe portato a un’entità più significativa rispetto agli altri competitor italiani, in primis Fiera Milano, e in grado di competere a livello quantomeno europeo.

Quello fieristico è un modello di business molto verticale, basato sulle specializzazioni settoriali, e le sue fortune si giocano solo in parte con gli ecosistemi territoriali (molto difficile per esempio risulta ipotizzare una enorme “Fiera della Scienza” con le innovazioni mondiali guidate dalle scoperte, perché questa farebbe perdere di valore le innovazioni nelle fiere tematiche); molto più forti sono le relazioni costruibili a livello settoriale diretto. I dati attuali delle capitalizzazioni di Rimini e Milano (la seconda rappresenta circa il doppio della prima) confermano che l’asse fieristico integrato Bologna-Rimini avrebbe davvero rappresentato la svolta per l’industria fieristica italiana.

Purtroppo, secondo il parere di chi scrive, ciò non è stato possibile. Anche nelle nostre zone – o forse soprattutto in queste – il campanilismo prevale sulla visione lungimirante, lo sappiamo. Confidiamo davvero che l’economia della conoscenza possa stupirci, come spesso ha fatto, e permetta al “sistema Bologna” di perseguire gli obiettivi di sviluppo che la città si pone; se a questo percorso Bologna Fiere potrà concorrere, ben venga, nella certezza comunque che il suo contributo difficilmente sarà quello determinante.


3 pensieri riguardo “Bologna Fiere quotata in borsa, ma si poteva fare di più

  1. Maurizio Morini – Dal 2002 è imprenditore nel settore dei servizi avanzati per le imprese, realizzando progetti di consulenza per decine di imprese a livello nazionale ed internazionale ed occupando, in alcuni casi, ruoli di Temporary Manager. Le sue aree di specializzazione sono Strategia, Marketing e Innovazione di Prodotto e Processo. Ha realizzato Piano Strategici e di Marketing, Piani di Sviluppo all’Innovazione e Piani di Lancio di nuovi prodotti e servizi, per aziende leader e per PMI nei settori Alimentare, Grande Distribuzione, delle Costruzioni e dei Servizi alle Imprese, tra gli altri. Ha lavorato per 20 anni come manager in grandi e medie aziende operanti in diversi settori, dalla distribuzione alla produzione, dal settore alimentare a quello delle costruzioni, passando per i servizi. Dal 2003 al 2012 è stato Professore a Contratto di Cultura d’Impresa e di Gestione della Qualità presso la Seconda Facoltà di Ingegneria di Cesena, Università di Bologna. Presso la Facoltà di Scienze Politiche svolge docenze sul management ecosostenibile in corsi di Alta Formazione. Ha inoltre svolto attività di docente formatore per diversi istituti di formazione manageriale. Dal 2014 al 2017 ha Insegnato Marketing Innovativo presso Università LUNA a Bologna. Dal 2015 al 2019 è stato Direttore dell'Istituto di Ricerca Carlo Cattaneo. E’ scrittore e speaker sui temi della cultura dell’innovazione e del marketing, con particolare enfasi sul marketing sostenibile e sulle organizzazioni innovative ed esponenziali, e studioso di futuro del lavoro; svolge il ruolo di moderatore ed intervistatore di celebrità ed imprenditori di successo. E’ inoltre autore di diverse pubblicazioni e libri su temi di gestione aziendale, tra le quali ricorda: – Lezioni di cultura d’Impresa (CLUEB Editore, 2004); – Tecniche per un marketing sostenibile (Editori Riuniti Univ. Press, 2010); - Il Lavoro del futuro a Bologna e in Emilia Romagna (a cura di, con P.G. Ardeni), Pendragon Editore, 2019; – NIO - Nuova Intelligenza Organizzativa, Pendragon Editore, 2024. E' jazzofilo e musicofilo incallito!
    Maurizio Morini ha detto:

    Prima operazione (anche se progettata da tempo, sicuramente): sottrarre una fiera come We Make Future, in realtà una kermesse di eventi, a Rimini. Giusto in logica sinergica…

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