Che anno di teatro sarà?

Sarà un gennaio denso di appuntamenti. Per questa puntata ci soffermiamo su Elio Germano e Toni Servillo, due grandi nomi che scelgono di tornare a Bologna per rileggere e di interpretare dei classici. È il 2024 ma Dante non guarda e passa

di Cristian Tracà, docente


Che anno di teatro sarà? L’augurio va nella direzione che Martha Nussbaum teorizza in uno dei saggi sull’importanza della cultura umanistica nella società tecnologica.

Un teatro non come luogo di passerelle altoborghesi per sfoggiare le pellicce, ma come momento di esperienza delle vite fuori dalla propria, come presa di coscienza rispetto al senso di eterogeneità che abita il mondo in cui ci agitiamo quotidianamente.

Teatro come riconoscimento dell’altro, come consapevolezza dell’incrocio con esseri umani che oltre al corpo hanno idee, pensieri, sentimenti uguali o diversi dai nostri. In questa cornice il compito politico delle arti della scena e di chi ha la responsabilità di costruire la pace con scelte amministrative ed economiche.

Dopo gli auspici e l’utopia, qualche appunto e qualche data. Sarà un gennaio denso di appuntamenti. Per questa puntata ci soffermiamo su due grandi nomi che scelgono di rileggere e di interpretare dei classici. È il 2024 ma Dante non guarda e passa.

Elio Germano torna a Bologna con il Paradiso. Sabato 27 gennaio alle ore 21,00 e domenica 28 alle ore 18,00 al Teatro Celebrazioni. Canto XXXIII: probabilmente vi risuona in testa ancora la versione di Roberto Benigni, focalizzata sulla parola che diventa centro assoluto della messinscena. Qui siamo su un altro piano di regia: Germano è affiancato da Teho Teardo, musicista e compositore di tante colonne sonore (c’è il suo zampino anche in Palazzina Laf ) per valorizzare, anche attraverso la dimensione musicale, il tema dell’ineffabile che Dante inserisce con grande maestria nel suo progetto letterario. Proprio per uscire dal logocentrismo e coinvolgere tutte le risorse sensoriali, la regia è affidata a Simone Ferrari & Lulu Helbaek, che nel loro curriculum hanno la realizzazione di giochi visivi per le cerimonie olimpiche e per il Cirque du Soleil

Toni Servillo arriva all’ombra delle due Torri dal 10 al 14 gennaio. All’Arena del Sole porta il suo Tre modi per non morire. Baudelaire, Dante, i classici greci. La bellezza della parola e della creazione artistica contro il male e le paura di vivere:  lussuriosi del V canto che scelgono di vivere fino in fondo, nonostante la minaccia della punizione infernale, contrapponendosi agli ignavi che non hanno mai veramente vissuto; lo spleen e la catarsi come esperienze in cui scatta la consapevolezza del vivere.

Una produzione che mette insieme Nord e Sud: Il Piccolo di Milano e l’irpino Teatro d’Europa. Irpina è anche la penna di Giuseppe Montesano che ha cucito l’antologia interpretata dal celebre attore di Afragola. Qui è la parola che troneggia e Servillo non fa mistero di volersi giocare tutte le sue carte:

«Penso che il teatro debba diventare cerimonia, tornare a scoprire il nocciolo del rito: al centro l’attore, col suo magistero, e il pubblico che soffia sul fuoco del testo che lo alimenta…»

Ma come… i classici? …E la rivoluzione?

Alla prossima puntata


2 pensieri riguardo “Che anno di teatro sarà?

  1. Gli elettori, siano essi di destra, sinistra, centro o altro, sanno bene cosa vogliono: cura dei loro bisogni. I partiti sanno bene cosa vogliono: cura di se stessi. Sarà per questo che sempre meno elettori vanno a votare?

    1. Per errore ho postato questo mio commento sotto l’articolo “Che anno di teatro sarà?”, ma era ovviamente destinato all’articolo successivo (“Verde speranza”). Mi scuso per il disguido.

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