Locale e globale: il binomio vincente della cooperazione

In occasione della visita in città di Antonio Tajani, vicepremier e ministro agli affari esteri e cooperazione internazionale, Confcooperative Terre d’Emilia convoca la cooperazione bolognese per un incontro che sia di testimonianza e nel quale abbiano parola le cooperatrici e i cooperatori, non solo i loro rappresentanti

di Daniele Ravaglia, vicepresidente Confcooperative Terre d’Emilia


Locale e globale non si oppongono, si rafforzano a vicenda. Tradizionalmente, la cooperazione nasce dal territorio, a cui rimane legata, anche quando il successo imprenditoriale permette di alzare lo sguardo alle filiere del valore internazionali.

È con questa consapevolezza che, come Confcooperative Terre d’Emilia, abbiamo colto l’occasione dell’incontro con Antonio Tajani, vicepremier e ministro agli affari esteri e cooperazione internazionale, che si terrà sabato 13 alle ore 12.00, a Mug (Magazzini Generativi), in via Emilia Levante 9/F a Bologna.

Abbiamo deciso di convocare la cooperazione bolognese per un incontro che sia di testimonianza e nel quale abbiano parola le cooperatrici e i cooperatori, non solo i loro rappresentanti. Vogliamo che siano le loro parole a far emergere la necessità di uno sguardo sulla cooperazione che tenga presenti le specificità di questa forma di impresa.

Bologna è la città giusta dove far avvenire questo incontro, basti pensare ai numeri della cooperazione, che qui ha davvero la sua “capitale”. Siamo in un territorio fortemente cooperativo, ma come tale territorio si proietta all’estero?

Innanzitutto, va detto che la cooperazione non ha un solo modo per andare nel mondo. Il primo è certamente quello dell’export. Grandi aziende cooperative come quelle che interverranno sabato – penso a Granlatte, che controlla Granarolo SpA, e alla Cooperativa Ceramica di Imola – devono la propria forza anche alla presenza sui mercati internazionali, che assorbono quote importanti della loro produzione. Si tratta di realtà cooperative ancorate al territorio, a cui non possono rinunciare perché qui è la loro base associativa, qui le loro “radici umane”, ma al contempo proiettate nel mondo, abituate a competere su scala globale.

Ma c’è anche un altro volto della cooperazione, quello di Cefa, che nasce nel 1972 dal genio di Giovanni Bersani, senatore democristiano bolognese e instancabile promotore della cooperazione sul nostro territorio. Bersani aveva pensato al Cefa come strumento per “esportare” nei Paesi in via di sviluppo le opportunità della cooperazione, quelle pratiche che nel mondo agricolo avevano funzionato così bene a Bologna, generando imprese d’eccellenza e circuiti di benessere e di ricchezza condivisa. Da oltre mezzo secolo, il Cefa compie questa missione nel mondo, collaborando con le aziende cooperative e portando strumenti e valori oltre i confini locali e nazionali. Anche questa è cooperazione, quella che genera solidarietà e che diffonde buone pratiche.

Emil Banca, che ospiterà l’incontro presso Mug, il suo hub per l’innovazione, ha cercato di valorizzare entrambe le dimensioni dell’internazionalizzazione, predisponendo servizi avanzati per le pmi, ma anche contribuendo a dare vita a progetti di cooperazione internazionale sul microcredito che procedono da decenni.

Di tutto questo vorremmo parlare, mostrando i tratti di un modello economico antico, ma così attuale in un tempo in cui alle imprese è chiesto al contempo di essere competitive e di esprimere un impegno sociale forte. La proiezione internazionale delle cooperative è spesso sottovalutata nel discorso pubblico, che ne vede soprattutto la dimensione di radicamento locale. L’incontro di sabato ci permetterà di far emergere la dimensione internazionale delle cooperative, la connessione tra territorio e mondo.


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