A Bologna più del 50% delle famiglie sono costituite da una persona sola, spesso anziana. Dietro a quella spesso c’è una famiglia che vive altrove ma che ne se prende cura. Ma secondo il governo Meloni devono accedere ai contributi soltanto i familiari conviventi. Per questo occorre vigilare affinché la tanto agognata legge sui caregiver, attualmente in discussione a Roma, non venga stravolta nel corso dell’iter parlamentare
di Cristina Ceretti, consigliera comunale Pd
Questo sarà l’anno buono, speriamo, per approvare la Legge sui Caregiver. Chi sono i caregiver? Sono quelle persone che si prendono cura ogni giorno in modo volontario di un familiare che non è più in grado di prendersi cura di sé.
In questi mesi quindi dobbiamo vigilare con attenzione per far sì che l’iter parlamentare non prenda derive pericolose. Una di queste riguarda il tema della platea dei beneficiari, cioè chi può accedere ai benefici della legge. Secondo il governo Meloni devono accedere ai contributi i familiari conviventi. Restringere così tanto la platea dei beneficiari è una cosa tremendamente ingiusta.
A Bologna più del 50% delle famiglie sono costituite da una persona sola, spesso anziana. Dietro a quella persona anziana spesso c’è una famiglia che vive altrove ma che ne se prende cura. Non sempre è così, ma quando questo lavoro di cura esiste va senza dubbio riconosciuto.
In questi giorni si è insediato al Ministero per le Disabilità il “Tavolo tecnico per l’analisi e la definizione di elementi utili per una legge statale sui caregiver familiari”, istituito dalla ministra alla Disabilità e dalla ministra del Lavoro e delle Politiche sociali. Il Tavolo lavorerà per formulare delle proposte su cui si baserà un prossimo disegno di legge per il riconoscimento del ruolo svolto dal caregiver familiare e individuare questo ruolo all’interno di un sistema integrato di presa in carico. Il Tavolo dovrà anche individuare e quantificare la platea dei beneficiari di una legge sui caregiver familiari. Questo è il punto.
Un Governo che proclama di mettere la famiglia al centro delle sue politiche, se persegue la strada di riconoscere i caregiver solo se conviventi, toglie la possibilità dentro le famiglie di prendersi cura gli uni degli altri. Il compito di cura, specie verso una persona non convivente, è gravato anche dal percorso da una casa all’altra e comporta un impegno e un’attenzione anche maggiori di chi vive con la persona da accudire, è una fatica che va riconosciuta, a cui spetta necessariamente un sollievo.
Oggi la tecnologia ci aiuta a rendere l’abitazione dell’anziano o della persona con disabilità, idonea agli ausili che gli saranno utili, a essere monitorato anche da lontano, ad amministrare da remoto i rapporti con le istituzioni e con assistenti sociali, il comune, i servizi socio-sanitari.
Vogliamo quindi scrivere una legge al passo coi tempi? O ci interessa solo contenerne i costi? Una malattia, una disabilità, i problemi connessi alla vecchiaia, non riguardano solo la persona interessata, ma coinvolgono l’intera famiglia e quindi i bisogni da considerare nella scrittura della nuova legge non sono solo quelli della persona non-autosufficiente, ma anche quelli dei suoi caregiver familiari. Che siano conviventi o no. Non sono certo le mura di casa a determinare il valore della cura e della dedizione.
