La scelta di consentire ai non iscritti di capovolgere le scelte degli iscritti è stato ed è un errore, figlio della stagione populista che il Pd attraversa da tempo, e i cui risultati si vedono negli esiti delle intenzioni di voto, che fotografano il partito a trazione Schlein inchiodato tra il 18 e 19%
di Angelo Rambaldi, Bologna al Centro – L’Officina delle Idee
Tra i commenti all’ultimo editoriale di Andrea Femia (qui), ne ho letti alcuni parecchio stizziti. Tanto quelli quanto l’articolo sono risposte a un precedente intervento del vice segretario provinciale Pd Matteo Meogrossi, che sul Carlino liquidava le primarie come una prassi obsoleta e inutile, salvo qualche eccezione. E sono altresì significativi di un malumore diffuso nell’elettorato di centrosinistra, che nella Bologna del Pd blindato da Palazzo d’Accursio fa fatica a emergere.
A tal proposito, merita una digressione quanto evidenziato da Aldo Bacchiocchi, che nel suo ultimo contributo (qui) rileva – e ha ragione – che a Bologna il Pd sia retto e governato da un sistema “tolemaico” e non “copernicano”. Sbaglia tuttavia l’amico Bacchiocchi nell’individuare il centro del sistema tolemaico bolognese – intorno a cui tutto gravita e dipende – nel deputato Andrea De Maria. Non credo sia così. Il sistema tolemaico esiste, certo, ma al centro c’è il sindaco Matteo Lepore, che è primo cittadino, segretario de facto del Pd, presidente ad interim nei sei Quartieri, e tante altre cose ancora.
Sulle primarie il “Cantiere” ha una sua linea, tuttavia è aperta a tutti i contributi. Scrive tra l’altro Andrea Femia: «E se le Primarie fossero temute perché il rischio è che altri sarebbero più votati, mettendo a repentagli gli accordicchi di qua e di là per la santa bilancia tra aree, allora semplicemente non ci siamo. Se anche a Bologna, la città dalla quale Elly Schlein si è imposta in modo roboante a livello nazionale proprio grazie alle Primarie, il ruolo che si immagina per il partito è questo qui, allora tanto vale arrendersi all’idea che le cose non cambieranno mai, se non in peggio». Nei commenti invece Mauro – così si firma – mette il pepe sulla coda, segnalando a Femia e pure al vice segretario Pd Meogrossi che «le primarie hanno soverchiato il ruolo del partito. Con le primarie si sono insediati con arroganza nei posti di comando, hanno “occupato” il Pd e se ne guardano bene di affrontare i cittadini».
Di mio aggiungerei – è mia convinta opinione “sacrilega” – che la scelta del Pd di consentire ai non iscritti di capovolgere le scelte degli iscritti sia quasi “anticostituzionale”: è stato ed è un errore, figlio della stagione populista che il Pd attraversa da tempo, e i cui risultati si vedono negli esiti delle intenzioni di voto, che fotografano il partito a trazione Schlein inchiodato tra il 18 e 19%.
Tenendo sempre presente, cosa che viene occultata, che in quella percentuale c’è pure il 2,5% di Articolo Uno, il partito di Bersani e Speranza già rientrato nel Pd. Per cui la percentuale attuale del fu partitone è in realtà attorno al 17%…

Si dimentica che la decisione di aprire la scelta del segretario del PD ai non iscritti ha prodotto prima e dopo l’elezione della Schlein una serie di nuovi iscritti. Si dimentica che c’è un’alta percentuale di astensionismo , anche di sinistra, al momento delle elezioni che il partito, attorno a qualsiasi sole giri, non riesce (non riusciva più?) ad afferrare proprio perché chiuso nei propri schemi obsoleti. Le cause per cui il partito non avanza andrebbero cercate altrove , ad esempio considerando la crisi dei partiti di sinistra in tutta Europa. Che non è confortante e che dovrebbe spingere ad abbandonare sterili polemiche nazionali per unire le energie e spenderle sull’analisi del contesto internazionale e su quali risposte concrete le sinistre dovrebbero dare all’elettorato. Le elezioni europee alle porte dovrebbero stimolare questo utile esercizio critico, smettendo di guardare sempre il proprio ombelico
Non c’è scritto da nessuna parte che il PD debba fare le primarie; lo aveva scelto spontaneamente anni fa. Decisione sicuramente modificabile, che non credo faccia aumentare l’appeal, sicuramente non a me, non iscritto. Poi si potrebbe pensare che ci debba essere un mix ponderato nel mettere insieme i voti e le preferenze degli iscritti e degli elettori. Ad esempio dati 100 “grandi elettori”, 50 li eleggono gli iscritti e 50 gli elettori. In un caso del genere gli iscritti hanno un peso molto maggiore.