L’ultimo affondo arriva dal vicesegretario provinciale Matteo Meogrossi, che in un’intervista al Carlino ribadisce in modo convinto il superamento dello strumento legato alla partecipazione della base in favore di una scelta affidata ai vertici del partito
di Andrea Femia, consulente digitale cB
Nei giorni che precedono la campagna elettorale a vari livelli, dai comuni più piccoli a quelle per il rinnovo del Parlamento europeo, è uso abituale trovare dichiarazioni interlocutorie. Generalmente i giornali provano a trovare notizie da dirigenti e potenziali candidati che tendono a rimanere straordinariamente vaghi. È un esercizio di stile noioso per i lettori, per chi scrive e per gli stessi che si trovano costretti a usare la sacra arte del non dire nulla, ma farlo parlando il più a lungo possibile; è però un esercizio di stile necessario per evitare di sbottonarsi in dichiarazioni che potrebbero essere smentite dalla sera alla mattina.
Fa quindi sinceramente impressione la serenità con la quale Matteo Meogrossi, vicesegretario del Pd provinciale bolognese, abdica con orgogliosa fermezza dallo strumento delle Primarie, asserendo che sono spesso le stesse comunità democratiche a volerle evitare, anche perché, cito, «le Primarie spesso lasciano rotture mai rimarginate».
Ora, probabilmente vi può essere capitato nella vita di vedere un titolo di un giornale che è super sensazionalistico, per poi leggere l’articolo – o, ancora più spesso, un’intervista – e notare che l’intervistato non ha effettivamente detto quelle parole, e che il titolista ha abusato dell’interpretazione pur di creare una notizia più roboante. È una di quelle cose che ha portato Silvio Berlusconi a diventare il padre indiscusso della formula “sono stato frainteso”. L’ottima intervista di Rosalba Carbutti è invece un chiaro concentrato di dichiarazioni che, prese tutte singolarmente, lasciano al lettore, e più nello specifico all’osservatore, un quesito sostanziale: “Ma allora tu che ci stai a fare?”.
Voglio dire – non me ne voglia Matteo Meogrossi, che sarà sicuramente una persona straordinaria – ma qual è il ruolo di un dirigente di un partito se non quello di mediare tra la partecipazione popolare, che molto spesso si traduce in voti oltre che nel dettare l’agenda della vita politica per mesi, e quelle frizioni che spesso nascono durante le primarie, da far rientrare nell’interesse comune del partito? A cosa serve un dirigente se non a controllare che quelle frizioni non si trasformino in «rotture mai rimarginate»?
Perché viene da immaginare che a quel punto taluni arrivino a occupare posizioni dirigenziali solo per poter dire la loro in modo decisivo e univoco quando si tratta di delineare chi dovrà candidarsi a ricoprire cariche pubbliche in rappresentanza di un partito che nasce, come aspirazione propria, per rappresentare molte più persone dei soli iscritti, che sono sempre di meno. Anche perché se dovesse rappresentare i soli iscritti, il Pd sparirebbe domani. Possono 20 persone decidere il destino di una comunità di centinaia, quando non migliaia di persone della base non iscritte? È davvero questo il senso che il partito vuole destinare a sé stesso?
E se le Primarie fossero temute perché il rischio è che altri sarebbero più votati, mettendo a repentagli gli accordicchi di qua e di là per la santa bilancia tra aree, allora semplicemente non ci siamo. Se anche a Bologna, la città dalla quale Elly Schlein si è imposta in modo roboante a livello nazionale proprio grazie alle Primarie, il ruolo che si immagina per il partito è questo qui, allora tanto vale arrendersi all’idea che le cose non cambieranno mai, se non in peggio. Siccome la fortuna vuole che siamo in quella fase interlocutoria per la quale uno può dire una cosa e poi tendenzialmente rimangiarsela, l’augurio è che questo scenario arrivi subito e si rimettano finalmente sul piatto operazioni che coinvolgano l’interesse del più ampio numero possibile di persone altrimenti rassegnate all’indifferenza.

NO orgoglio SI arroganza
Con le primarie, che hanno sovvertito il voto legittimo degli iscritti, hanno conquistato il partito
Con le rumarue si sono insediato con arroganza nei posti di comando
Con le primarie affossato le primarie, e la tanto acclata partecipazione democratica “dal basso”
Con le primarie hanno occupato il PD e se ne vedono bene di affrontare i Cittadini: se questa non è arroganza è senz’altro ignorare la declamata “democrazia dal basso”