Dopo la “pigra” lectura dantis di Toni Servillo, anche Elio Germano delude, ma lo fa più in fretta. Speriamo che Filippo Timi non tema di rischiare. L’appuntamento è all’Arena del Sole, il 24 e il 25 febbraio, con lo spettacolo “Scopate sentimentali” dedicato a Pasolini
di Cristian Tracà, docente
Vi avevamo raccontato nel precedente appuntamento di questa sfida a distanza sul metro di Dante. Da una parte un Servillo che in un’antologia letteraria (molto scontata, possiamo dirlo?) recita con leggio, andando di usato sicuro e sfruttando il momento d’oro della carriera per portare a casa il risultato col minimo garantito. Versi senza guizzi, banalizzazione usata per variare il tono, alibi debole: la voce dell’attore è tutto, il teatro arde della sacra fiamma dell’attore. Mi ingegno poco e la vendo come vero teatro di parola.
Dall’altra parte Elio Germano e l’ultimo canto del Paradiso giocato quasi tutto sull’effetto magico delle luci e sul tema della luce. Neanche a queste latitudini si segnalano sovrumani sforzi per sfruttare l’enorme selling power con un pubblico che se ne va sereno a casa dopo soli 45 minuti. «Se fosse durato di più, sarebbe stato peso» commenta realisticamente uno spettatore.
Messa corta, tagliatella lunga, fuori c’è la nebbia, è domenica e volemose bene, va.
La ricerca visiva però può valere il prezzo del biglietto: da artisti così centrali nella scena italiana ci si aspetta sempre la presa di parola che può cambiare il moto dell’universo. Porta a casa la partita ma con troppa misura e prudenza.
Speriamo che Filippo Timi non tema di rischiare
Di solito straborda, e gliene siamo assolutamente grat* tutt*. Ho ancora negli occhi il suo Don Giovanni eccentricamente rivisitato con effetti tra il Paolo Poli e il Jean Claude di Sensualità a corte. Stavolta si trova alle prese con Pier Paolo Pasolini, che ha definito padre intellettuale. E fin qui, direte voi, siamo in linea con la weltanschauung dell’attore italiano di sinistra.Io appaio su un palco con due Veneri del Botticelli alte quattro metri, su tre zerbini con stampate tre “P” (l’ultima più sfumata, dolorosamente), e indosso un cappotto di paillettes Prada, mocassini, canottiera e mutande, e se fa caldo m’alleggerisco.’’
«Io appaio su un palco con due Veneri del Botticelli alte quattro metri, su tre zerbini con stampate tre “P” (l’ultima più sfumata, dolorosamente), e indosso un cappotto di paillettes Prada, mocassini, canottiera e mutande, e se fa caldo m’alleggerisco».
L’appuntamento è all’Arena del Sole, il 24 e il 25 febbraio, con lo spettacolo Scopate sentimentali. Uno spettacolo breve: dodici quadri, quattro stagioni, con un però. A primavera, estate e autunno segue l’inferno. Nelle sue interviste e nelle note di regia Timi parla di un Pasolini divorato dalle Erinni come Orfeo e di ispirazione legata a Francis Bacon, già citato dallo scrittore di Ragazzi di vita in Teorema.
Ma anche link all’opera della cantante satanica Diamanda Galás, di Hildegard von Bingen, Mina e Giacinto Scelsi, degli Afterhours e di Penderecki.
«Tutto è per rimediare al distacco che ho avvertito e subito da lui, per chiedergli scusa se non l’ho protetto, noi non l’abbiamo ucciso ma di sicuro è stato un uomo. E ne porteremo il peso sempre». A occhio, potrebbe essere una discreta figata.
