Quale il contesto internazionale del 1980? e che Italia è l’Italia degli anni Ottanta? Queste le domande alle quali tentano di indicare una risposta i due volumi da me curati – “1980: l’anno di Ustica” (Mondadori Università, 2020) e “Ustica e gli anni Ottanta” (Manni, 2023) – che saranno presentati martedì 20 febbraio 2024, alle 17.00, nella Sala dello Stabat Mater della Biblioteca comunale dell’Archiginnasio
di Luca Alessandrini, storico
La sera del 27 giugno 1980 veniva abbattuto nei cieli di Ustica un aereo civile. Negli anni si sono succedute diverse stagioni di consapevolezza dell’accaduto e diverse fasi processuali, ma la verità era stata occultata. Alla tragedia umana della morte di 81 persone, si è sommata la tragedia civile di uno Stato che non ha potuto né saputo fornirne una spiegazione.
L’Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica ha da tempo deciso di trasporre il “dolore civile” nei campi della ricerca artistica e della ricerca storica, oltre alla pur necessaria e strenuamente praticata ricerca della piena verità, che pure ne resta la prima ragione di esistere. La volontà dell’Associazione nell’ambito della cultura artistica è ben nota, le rassegne teatrali estive costituiscono un appuntamento importante nel campo, come testimoniato anche dalla cospicua pubblicazione Il segno di Ustica. L’eccezionale percorso artistico nato dalla battaglia per la verità, a cura di Andrea Mochi Sismondi del 2021.
La radicale scelta della dimensione artistica appare a un livello altissimo e con straordinaria evidenza nell’installazione del Museo per la Memoria della Strage di Ustica, curato da Christian Boltanski, che rompe con gli schemi memoriali ai quali si è abituati, evitando l’esposizione di elenchi di vittime e percorsi di visita didascalici, per porre il visitatore di fronte alle proprie percezioni e alle proprie consapevolezze, in un patto tacito ma ineludibile tra museo e visitatore impegnativo per tutti. Il Museo, aperto nel 2007, si è manifestato subito come opera d’arte elevata e come laboratorio di riflessione sullo stato di salute della democrazia in Italia. Perché tale è la domanda che pone l’intera vicenda dell’abbattimento dell’aereo Dc9 Itavia la sera del 27 giugno 1980.
L’attenzione alla storia ha portato l’Associazione a collaborare con l’Istituto Storico Parri dal 1994 e a depositarvi il proprio archivio. Nel 2014 si è avviata la progettazione di un ciclo di studi che ha prodotto un convegno sul contesto internazionale dell’anno della strage, 1980. L’anno di Ustica, e sul contesto italiano nel primo decennio dopo l’evento, nel quale si sviluppano proteste e indagini giornalistiche e giudiziarie e matura la consapevolezza che non si è trattato di “cedimento strutturale”, Ustica e gli anni Ottanta.
Tra il primo e il secondo convegno se ne è tenuto uno, più agile, sul tema dell’applicazione della Direttiva Renzi, relativa alla declassificazione dei documenti relativi alle stragi, che ha avuto come esito l’essere chiamati a Palazzo Chigi, dove si è dato vita a un comitato di storici e archivisti per coadiuvare le desecretazioni e controllarne la forma. Un esito non certo risolutivo, ma qualitativamente significativo.
Le pubblicazioni esito di tale stagione di lavoro si pongono sul piano della ricostruzione dei contesti storici, non già ai fini della denuncia di reticenze, menzogne, depistaggi, ma per ricostruire elementi di conoscenza e ipotesi interpretative circa un fatto storico. Non si è avuta giustizia, ma si possono capire il tempo e lo spazio nei quali la tragedia si è compiuta, in anni cruciali in politica internazionale e interna.
Quale il contesto internazionale del 1980? E che Italia è l’Italia degli anni Ottanta? Queste le domande alle quali tentano di indicare una risposta i due volumi da me curati – 1980: l’anno di Ustica (Mondadori Università, 2020) e Ustica e gli anni Ottanta (Manni, 2023) – che saranno presentati martedì 20 febbraio 2024 alle 17.00 nella Sala dello Stabat Mater della Biblioteca comunale dell’Archiginnasio (Bologna in Piazza Galvani 1). Mirco Dondi parlerà dei volumi con i coautori Bruna Bagnato e Maurizio Ridolfi e con me, coordinerà Giorgio Tonelli, saluterà Daria Bonfietti.
Il lavoro presentato nasce dalla consapevolezza assoluta che non è compito dei parenti delle vittime scrivere la storia.
I parenti, l’Associazione, hanno tenuto desto il bisogno di verità, hanno dato un contributo determinante alle indagini che, ricordiamolo, si svolgevano in una “territorio” dove tutto il sapere era in mano ai militari e sconosciuto ai giudici, e in quella occasione l’Associazione cercò la collaborazione di professori- periti del Politecnico di Torino.
La posizione ufficiale dell’Aeronautica, trasmessa al Governo, era che l’aereo civile, il Dc9 Itavia, era “caduto” da un cielo completamente vuoto, libero da ogni insidia, senza motivo o più semplicemente per un cedimento strutturale. Invece i professori di Torino, proprio a partire dallo studio approfondito dell’unico tracciato radar sopravvissuto alla totale distruzione di ogni prova su quanto accaduto della tragica serata del 27 giugno 80, hanno cominciato a “illuminare” quel cielo: hanno individuato presenze nascoste. Anche sotto l’aereo. E, quindi, a spingere i giudici a cercare a più vasto raggio: è un percorso che giudici approfondiranno fino a ricorrere alla collaborazione della Nato, che ha indicato, infine, una ben numerosa presenza minacciosa di aerei militari intorno al Dc9.
Da qui la conclusione che il DC9 è stato abbattuto all’interno di manovre di intercettamento in un episodio di guerra aerea.
Dunque con eguale consapevolezza, con uguale fiducia nella scienza, nella ricerca, l’Associazione – ripeto – si sente ancora di affermare che è la Storia essere delegata, scritta dagli storici con la loro competenza, la loro ricerca, la loro consapevolezza.
Da qui nascono i volumi che andiamo presentando e che sono frutto negli anni della collaborazione con l’istituto Parri da una parte e dell’Università di Bologna dall’altra. L’Istituto Parri da sempre ha operato con l’Associazione e ospita e cura il suo archivio, mentre con l’Università, per il tramite del Comune di Bologna, era stata avviata una collaborazione che aveva fatto nascere a Bologna un insegnamento per la storia dei fatti legati a Ustica e del terrorismo in generale.
Oggi, tra l’altro, si può sottolineare il quadro della situazione nel Mediterraneo che emerge dagli studi, quel Mediterraneo ancora tanto “tormentato”: c’è una tensione altissima con la Libia che minaccia l’Egitto, appena passato al campo occidentale e totalmente e con apprensione sostenuto dagli Usa, e c’è la Francia completamente ostile, sempre alla Libia, per i suoi interessi in Centro Africa, a cominciare dal Gabon. Libia a quei tempi apertamente legata all’Italia, ricordiamo il 10% delle azioni Fiat, e particolarmente aiutata in campo militare dai nostri Servizi.
Posso ben dire quindi che gli studi che presentiamo ci raccontano gli anni ’80 ma ci fanno riflettere anche sul presente.
Daria Bonfietti, presidente Associazione Parenti Vittime Strage di Ustica
Photo credits: Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica
