Prima il sindaco adotta, senza confronto, ordinanze che impongono i 30 km/h in quasi tutte le vie, complicando la vita dei bolognesi e violando il Codice della strada (comma 2, art. 142). Dopo poco il presidente, temendo di essere affossato in Consiglio regionale su un ddl strumentale, etero diretto dalla Associazione Coscioni, sul suicidio assistito, con un colpo di mano fa adottare dalla Giunta una delibera sonoramente bocciata dal Consiglio Nazionale di Bioetica. A che gioco giocano?
di Lanfranco Massari, coordinatore di Forza Italia Città di Bologna
Che Stefano Bonaccini e Matteo Lepore non si amino e che nel Pd stiano su sponde opposte non è una novità. È noto infatti che se Bonaccini è “solo” presidente (senza poteri) del Pd, di cui voleva esserne il segretario, lo deve proprio al sindaco di Bologna – “la città più progressista d’Italia” – che è stato determinante alle Primarie del loro partito schierandosi per la vittoria di Elena Ethel Schlein.
Ma che i due si mettessero direttamente in gara per dimostrare chi sta più a sinistra, o la spara più grossa, non lo avevamo previsto. Per lo meno non avevamo previsto che arrivassero a farlo sulla pelle delle Istituzioni democratiche e dei loro cittadini amministrati. Con pessima figura di Regione e Comune.
Prima il sindaco Lepore fa adottare dalla sua Giunta, senza confronto alcuno, ordinanze che impongono il limite dei 30 km/orari in quasi tutte le vie di Bologna, complicando senza ragione la vita dei bolognesi e violando apertamente il Codice della strada (comma 2, art. 142). Tanto da costringere il ministero dei Trasporti a una direttiva in cui viceversa si chiede il rispetto di norme contenute in una legge dello Stato cui anche il Comune di Bologna appartiene (una sorta di cartellino giallo).
Dopo pochi giorni, il presidente Bonaccini, temendo di essere affossato in Consiglio regionale – come il collega veneto Zaia – dal voto contrario anche di molti dei suoi su un Disegno di Legge strumentale, etero diretto dalla Associazione Coscioni, sul suicidio assistito– che non può essere materia regionale! – con un colpo di mano violento e contrario a ogni forma di democrazia e libertà, bypassando il Consiglio regionale democraticamente eletto, fa adottare dalla sua Giunta una delibera che ricopia male il testo del ddl e si inventa un Comitato Etico Regionale, a proprio uso e consumo. La delibera di Giunta è stata sonoramente bocciata e respinta al mittente dal Consiglio Nazionale di Bioetica (che non è organo politico ma tecnico-scientifico) con tanto di annesso commento poco lusinghiero per la Regione modello di buon governo. Trattasi di un vero e proprio cartellino rosso (tanto per non cambiare)!
Non contento, il presidente Bonaccini manda allo sbaraglio il suo assessore alla sanità Raffaele Donini a sperticarsi in fantasiosi racconti di favole pubbliche circa le cure palliative (vera alternativa al suicidio assistito – dati alla mano), dimostrando di non sapere di che esattamente trattasi.
Ora vien da chiedersi: i due pdcompetitor (Bonaccini e Lepore), a che gioco giocano? A chi è più di sinistra (o meno democratico)? O a chi la fa più grossa che più grossa non si può?
Ci chiediamo anche se i cittadini-elettori in questa regione, a cominciare da quelli bolognesi, si rendano conto di che cosa sta avvenendo in casa loro, in terre storicamente simbolo ed esempi di libertà e democrazia, di rispetto della dignità delle persone e anche delle regole, quelle non imposte. Invitiamo i cittadini, i veri democratici e liberali, anche di sinistra, a porsi delle domande e riflettere finché si è ancora in tempo. Cos’altro potrà accadere a queste Istituzioni che sono nate democratiche, al servizio della gente (e non di chi la spara più grossa), ora abitate e governate da chi non vuol sentir ragione ma è accecato dalla ideologia, quella della sinistra massimalista e radical-chic?

Buongiorno,
Il CdS all’art.1 stabilisce che la convivenza e la sicurezza di tutti noi che utilizziamo la strada con mezzi diversi è il principio fondamentale dello stesso codice, per cui le ordinanze di Città 30 sono perfettamente legali, anche alla luce della nuova direttiva, e sono state decise in base alle segnalazioni di migliaia di cittadini (me compreso) su quali fossero le strade più rischiose nonchè in base all’analisi csti/benefici dello studio Polinomia diretto dall’Ing. Drufuca, autorità riconosciuta in materia in Italia ed all’estero, analisi anch’essa svolta in base alle linee guida dello stesso ministero.
Sulla questione del fine vita sappiamo benissimo che il Parlamento ed i vari governi non sono stati per anni ed anni in grado di legiferare su una materia su cui è dovuta intervenire “in supplenza” la Corte Costituzionale.
Personalmente per venire incontro ai problemi di quei cittadini che (nota bene) non hanno i soldi e le conoscenze per andare in Svizzera a morire dignitosamente invece di poterlo fare in casa propria tra l’abbraccio dei propri cari, avrei fatto la stessa cosa, anzi l’avrei fatto il giorno dopo la pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale.
La mia coscienza è a posto de iure e de facto, se non è così andrò serenamente all’inferno
Cordiali saluti