Andare a veglia: una buona ricetta sociale antidispersione

“Noi ci teniamo alla scuola”. Anziani che portano nelle scuole, nelle Case di Quartiere e nella sede dell’associazione dei momenti di condivisione che creano una coesione eccezionale sul territorio. Dai laboratori creativi alla cucina, dalla semina all’artigianato: un lavoro a cui guardare con grande interesse

di Cristian Tracà, consigliere di quartiere Porto Saragozza


Questa riflessione nasce da uno scambio con Maria Luisa Stanzani, presidente dell’associazione Andare a veglia, che da poco ha tagliato il nastro dei 35 anni di attività, capace di portare avanti un progetto intergenerazionale su vasta scala, “Noi ci teniamo alla scuola”, molto attento alle fragilità e al territorio in cui si inserisce.

Dato che Maria Luisa condivide sempre con grande piacere i report delle sue attività, le ho chiesto di mettere giù insieme qualche spunto di azione, a beneficio di chiunque voglia conoscere o creare azioni di solidarietà nella zona in cui vive.

Siamo partiti dal loro progetto contro la dispersione scolastica, le cui foto sui social parlano chiaro: anziani che portano nelle scuole, nelle Case di Quartiere e nella sede dell’associazione dei momenti di condivisione che creano una coesione eccezionale sul territorio. Dai laboratori creativi alla cucina, dalla semina all’artigianato: un lavoro a cui guardare con grande interesse.

Ecco gli appunti della nostra chiacchierata.

Come si progetta un’azione significativa per gli altri e le altre?

Il primo motore è la motivazione vera rispetto all’obiettivo da raggiungere. Quando si progettano esperienze che coinvolgono relazioni sociali bisogna sempre mettere in conto, senza drammi, che esistono le incognite e sapere che l’insuccesso può arrivare. Per semplificare le procedure occorre che ci sia un’associazione e un referente di progetto che coordini tutti gli attori e le attrici, senza per questo schiacciare nessuno, valorizzando invece tutti i contributi, anche il più piccolo. La coprogettazione e la corealizzazione sono fondamentali.

Che tipo di rapporto occorre tenere con gli Enti locali?

La collaborazione è importantissima sia a livello economico che per lo scambio di informazioni. I contributi del Quartiere e del Comune sono un aiuto importante e l’obbligo di rendicontazione diventa uno strumento prezioso per una migliore conoscenza del territorio. Gli Enti locali hanno a disposizione delle mappe di fragilità che vanno assolutamente monitorate per essere più incisivi. Tutti i giorni tante persone si confrontano con la solitudine, la conciliazione difficile dei tempi di vita e di lavoro, la difficoltà a creare una rete di affetti in una città dove magari sono arrivati tardi e in cui non hanno parenti.

Come e dove coinvolgere i cittadini e le cittadine del proprio territorio?

I luoghi più importanti per intercettare le persone sono gli spazi fuori dalle scuole, i giardinetti e i parchi vicino alle scuole del primo ciclo, nei bar, in una panchina che diventa luogo di incontro nella zona. Fondamentale è risultato il dialogo con coloro che saranno strettamente coinvolti: docenti, genitori, bambini e bambine, ragazzi e ragazze. Si raccolgono le impressioni in merito ad alcune attività ludiche da ripetere con una certa frequenza in un luogo vicino, noto, aperto (nello specifico di questa parte della zona Saragozza, i Giardini Bulgarelli e Cucchi, che sono molto frequentati e che sono un punto di riferimento per una fascia di popolazione molto fragile). Spesso per abbassare la soglia di diffidenza si comincia a parlare con le famiglie della zona offrendo un gelato, un’azione semplice ma che si è rivelata preziosa.

Qual è il momento migliore per un’azione rivolta a un pubblico giovane e fragile?

Quando la scuola va in vacanza si apre un momento di vuoto che le persone più isolate e in difficoltà economica fanno fatica a colmare. Riempire le pause con giochi, momenti di ritrovo e di scambio significa rispondere a un bisogno, impedire alla povertà educativa di schiacciare chi non ha molte risorse per cercare alternative alla vita scolastica.

Ci sono strumenti utili a monitorare e migliorare la propria azione?

I volantinaggi nei luoghi di ritrovo sono ancora un mezzo efficace di informazione per azioni di prossimità; così come le schede di gradimento in itinere (sia per i grandi che per i piccoli) e i colloqui, singoli o di gruppo, con le famiglie, in particolar modo le mamme, che spesso hanno in maniera quasi esclusiva la responsabilità dell’educazione dei figli e delle figlie.

Come si fa ad avere un’azione di qualità con persone volontarie?

Ci sono due aspetti fondamentali: la formazione e la continuità. Per conquistarsi la fiducia occorre esserci con costanza: il riconoscimento avviene nel tempo e con il tempo. Non si può pensare che qualcuno affidi i propri figli senza avere la percezione che possa fidarsi. I volontari e le volontarie devono essere formati con competenze laboratoriali e con l’attenzione alla relazione: la capacità di entrare in empatia con le altre persone si costruisce.


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