Le “Parole Passeggere” di Elena Bellantoni al MAMbo

L’artista visiva presenta questa sera il suo ultimo libro insieme a Lorenzo Balbi. Appuntamento alle 17.30 nella sala conferenze del museo di via Don Minzoni

di Sara Papini, operatrice della comunicazione


Elena Bellantoni sarà questa sera alle 17.30 al MAMbo per la presentazione del suo ultimo libro, Parole Passeggere. La pratica artistica come semantica dell’esistenza (Castelvecchi Editore).Il saggio parla di tutto il suo lavoro artistico, dagli inizi a oggi. Dalla fase della creazione artistica all’esigenza ineluttabile di affrontare le urgenze politiche, intellettuali, estetiche, narrative e identitarie. L’intero talk verrà introdotto da Lorenzo Balbi e interverranno durante il dibattito Marinella Paderni, Silvia Grandi, Leonardo Regano e Giuliana Benassi.

Elena è un’artista poliedrica, femminista ed estremamente attuale. E proprio per questo abbiamo chiesto a direttamente a lei qualcosa in merito a questa trasferta bolognese e alla sua ultima intensa e necessaria pubblicazione.

Come nasce l’idea del libro, e come è stato scrivere e raccontare di te?

«L’idea di scrivere questo libro è nata alla fine di luglio 2022 da un dialogo con Christian Caliandro,  il curatore del progetto che in quel periodo stavo realizzando. Un momento che sembrava conclusivo – il termine della residenza artistica a Montelupo Fiorentino – invece era solo l’inizio di un nuovo tentativo. Cominciavo a pensare a come restituire la mia pratica artistica, intanto che Christian prendeva appunti mentre performavo sotto il sole giaguaro, con 45° all’ombra, in un letto di un fiume prosciugato da quell’estate calda e torrida. La mia vita gira intorno all’arte da sempre. Non c’è l’una senza l’altra. È stata la mia amica dei giochi nella primissima infanzia, poi un’“ossessione” e ora è la perfetta compagna di strada. Con lo stupore con cui si accoglie una creatura nuova, ho visto crescere tra le mie mani il testo. Alcuni scritti erano già nelle varie cartelle sparse nel mio pc ma rimetterci mano, dare voce e plasmare le sensazioni, i ricordi è stato come affrontare un lungo viaggio».

Perché questo titolo?

«Parole Passeggere innanzitutto è un attraversamento. Le parole servono a fare ordine, a creare una direzione dello sguardo. Mi sono chiesta perché dovessi scrivere, poi per chi e, soprattutto, come? La scrittura è diventata un passaggio ulteriore per entrare dentro le mie opere. Non parlo di un lavoro descrittivo, di sinossi – ci sono anche quelle – ma di un vero e proprio linguaggio autonomo. Il testo è diventato, alla fine, un modo per dare voce alla relazione tra vita e arte che si guardano allo specchio, come un unico grande corpo. Così entro ed esco dal personale cercando di creare un’auto-etnografia. È un unico discorso che, come un enorme flusso di pensieri, a volte si arresta per prendere aria e poi di nuovo va in apnea. Le parole “passeggiano” la pagina, sono battiti che seguo cercando un ritmo interno tra vita, produzione artistica e processo di scrittura. Passeggere perché volano via di corsa, perché cerco di usare quella leggerezza che a volte nella mia produzione visiva non ho. Le parole giocano, si divertono e scrivono di me. Quando ho deciso di iniziare a parlare di me stessa, mi sono gettata in un’avventura incosciente: si comincia in un modo e non si sa bene dove si va a finire. Passata quell’estate, arrivata alla soglia di vent’anni di produzione artistica, ho pensato che il momento fosse arrivato. Ho girato la palla alla mia coscienza bambina, poi alla ragazza adulta e infine all’artista e ho deciso di farle esistere tutte insieme, nero su bianco, sullo stesso foglio».

Sappiamo che hai un buon legame con l’Emilia-Romagna. Come ti senti a presentare questa nuova pubblicazione a Bologna al MAMbo?

«Il legame con l’Emilia negli ultimi anni della mia produzione artistica si è rivelato molto fecondo per tutta una serie di progetti che ho portato avanti nel territorio. L’ultimo grande progetto a Forlì, Se ci fosse luce sarebbe bellissimo, alla Fondazione Dino Zoli a cura di Nadia Stefanel, frutto di due anni di ricerca e di residenza con gli operai e le operaie della Dino Zoli Textile. La casa di produzione con cui ho collaborato per la produzione del video di questo progetto è la Kiné che è proprio di Bologna, inoltre negli ultimi anni ho spesso partecipato al VideoArt Year Book, sempre a Bologna, a cura di Silvia Grandi. La mia personale da Cubo Unipol nella loro grande sede bolognese nel 2022 è stata curata da Leonardo Regano. Inoltre, spostandomi di poco verso Ravenna, in Bassa Romagna, nel 2021 ho partecipato insieme a Francesco Arena e Ninì Santoro a Terrena Festival, producendo un lavoro con la comunità di Conselice e una installazione site-specific di landart. Il MAMbo è un museo che ho sempre amato molto, non solo per la sua collezione permanente – mi referisco al trasferimento del Museo Morandi negli spazi del Mambo – ma anche la parte della didattica museale e il grande lavoro di ricerca che Balbi sta facendo, presentando mostre non solo con nomi internazionali ma di artisti meed-career italiani».

Che dire? Ci vediamo più tardi al MAMbo! Ore 17.30!


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