C’è bisogno di uno sguardo scientifico e umanistico per ripensare il futuro ormai prossimo. Dal progetto di Illumia Tremagi credo si intravedano potenzialità ancora inespresse, che danno senso a una consapevole e lungimirante opzione metropolitana
di Aldo Bacchiocchi, già dirigente politico
Qualche giorno fa Illumia, azienda fornitrice di energia che ha sede in via Carracci, ha indetto una conferenza stampa insieme alle massime autorità cittadine e regionali, nonché al ministro Sangiuliano, per lanciare il progetto di un Museo della Cultura Italiana da realizzare negli spazi adiacenti al suo quartier generale.
La scelta, a parer mio coraggiosa e strategica a livello urbanistico, è l’effetto più rilevante dell’Alta Velocità. Bologna nord entra in una dimensione nuova del suo sviluppo, in modo complementare con la collocazione del Comune e di Piazza Dalla, collegandosi in modo funzionale a queste novità.
Certo l’avvento dell’Alta Velocità aveva da tempo impressa una dimensione centrale di Bologna nel Paese. Ma il nuovo Museo voluto da Illumia Tremagi (società holding di Illumia) produce e produrrà una sorta di “maggiore età” alla Bolognina e alla sua articolazione urbana. Un’ “età della ragione”, per richiamare un riferimento letterario autorevole.
La nostra città si avvia da tempo verso una consapevole espansione a nord, intuita da Guido Fanti e dal “nuovo” Giacomo Lercaro. “La bassa” cresce verso una rinnovata identità. Poi c’è la città intra moenia che ora soffre, nonostante l’Alma Mater e la sede arcivescovile. Altro tema di fondo è il futuro prossimo dell’area di Casalecchio, di Zola, e della Valsamoggia tutta.
C’è bisogno di visione scientifica e umanistica per ripensare il futuro ormai prossimo. Dal progetto di Illumia credo si intravedano potenzialità ancora inespresse, che danno senso a una consapevole e lungimirante opzione metropolitana.
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