Bologna30 e la Città dei bambini e delle bambine, un sogno che si avvera?

Intervista a Francesco Tonucci, pedagogista e ricercatore del Cnr, ideatore del progetto internazionale “La Città dei bambini”

di Coordinamento Consulta Cinnica


Le realtà locali che man mano stanno aderendo al progetto Bologna30 stanno preparando una festa di strada che si svolgerà Sabato 16 marzo alle ore 16 in piazza San Francesco, per mostrare il proprio appoggio al provvedimento nel modo più democratico e gioioso. In preparazione all’evento, abbiamo avuto la fortuna di incontrare Francesco Tonucci, pedagogista, ricercatore associato dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche italiano, ideatore del progetto internazionale “La Città dei bambini” e ricercatore Cnr dal 1966. Noto a molti anche come “Frato” per averci regalato spassose vignette satiriche sui temi dell’educazione, del gioco, l’infanzia e la città. Chi non lo conosce? Per noi di Consulta Cinnica e per tutte le persone che si occupano di educazione democratica è un Maestro.

E a chi, meglio di lui, possiamo chiedere cosa ne pensa della coraggiosa decisione della Giunta Lepore di avviare il percorso Bologna30. Abbiamo quindi approfittato dell’occasione di una video intervista che qui vi trascriviamo.

I cambiamenti possono essere per tutti un fattore di disagio ma stiamo registrando reazioni oppositive al progetto Città30 molto profonde, da parte di persone che non vogliono neppure sperimentare il nuovo sistema e che a priori decretano la sua impossibilità. Lei cosa ne pensa? 

È inaccettabile innanzitutto la virulenza con cui è stata attaccata questa scelta del Comune di Bologna. Salvare vite umane dovrebbe essere il nostro primo traguardo, e rendere la città più vivibile per tutti è un obiettivo a cui tendere insieme, ognuno con le proprie responsabilità, grandi o piccole che siano.

Cosa vorrebbe dire ai bolognesi e alle altre città che si stanno apprestando a seguirne le orme? 

Quello che vorrei poter dire è che ci sono in Europa, per fortuna, esperienze gloriose su questo tema. Parlo per esempio della città di Pontevedra, in Spagna, una città nella Rete internazionale di Città delle bambine e dei bambini che ha avuto lo stesso sindaco per molti anni (qui). Le leggi spagnole per la nomina dei sindaci sono diverse dalle nostre, o meglio, sono simili a come erano le nostre prima di quest’ultima, che prevede due mandati. Quindi questo è anche un fatto interessante, perché questo sindaco è stato scelto sette volte dai suoi cittadini ed è attualmente in carica. Pontevedra è una città di 85mila abitanti e da più di 15 anni è una città 30. Le emissioni di CO2 sono crollate del 70%. Il rumore è diminuito molto e da dodici anni non si registrano morti per incidenti stradali.

La città è diventata un luogo per le persone?

Sì. Per esempio ci sono due metri e mezzo di marciapiede più mezzo metro per gli arredi urbani (illuminazione, cestini, panchine) perché, essendo una zona molto piovosa, gli spazi pedonali dovevano accogliere due persone una accanto all’altra con l’ombrello aperto e questo criterio è entrato nel piano urbano della mobilità. Anche l’illuminazione stradale è stata profondamente cambiata, illuminando i marciapiedi e non le strade. Di solito, scioccamente, sono illuminate le strade. Ma le auto hanno la loro illuminazione. I pedoni no. Pontevedra è una città piena di persone che si spostano a piedi, perché avendo ristretto le strade, queste sono tutte a un solo senso di marcia, il che significa che per andare da un luogo a un altro in auto, bisogna fare grandi giri, mentre a piedi è facile andare ovunque. Sul sito web della città c’è il Metrominuto: una mappa che indica la durata del percorso a piedi da un punto all’altro della città.

Cosa deve fare la politica?

Intanto non deve desistere e deve predisporre al massimo tutto quanto si può per migliorare l’impatto del provvedimento. E poi mettersi in ascolto. Il sindaco di Pontevedra è un medico e quando ci siamo incontrati ha detto: “ti ho ascoltato e mi hai convinto”. Che non è del tutto vero, nel senso che è vero che mi ha ascoltato e che ha fatto alcune cose che ho suggerito, ma ha fatto molte altre cose perché aveva studiato la situazione, i vari aspetti della città e anche le esperienze internazionali. Ciò che mi sembra politicamente molto interessante è che Pontevedra si trova in una regione tradizionalmente di destra. Il sindaco fa parte di un piccolo partito di sinistra, autonomista, galego, ha vinto le elezioni ventiquattro anni fa e nonostante questa politica molto dura contro le automobili è stato rieletto sette volte, quindi non è neanche vero che chi fa una politica del genere viene punito.

I suoi interessi di ricerca sono da sempre focalizzati sullo sviluppo cognitivo dei bambini, sul pensiero e il comportamento infantile in rapporto agli spazi e alla città. Secondo lei Bologna30 potrà favorire davvero la sicurezza e l’autonomia dei nostri bambini/ragazzi?

Sicuramente sì, se verranno predisposti gli spazi per rendere i giovani liberi di muoversi in autonomia e in sicurezza. Lo si è iniziato a fare con le piazze e le strade scolastiche ma è un processo che va accelerato per mostrare alle persone l’effettiva svolta nella qualità di vita. Il 27 maggio 1991, a Fano, nel Teatro Politeama, durante il consiglio comunale straordinario che doveva deliberare sul progetto della città dei bambini, intervenni sostenendo che l’obiettivo principale era che i bambini potessero uscire nuovamente da soli di casa. E questo problema non solo è ancora presente, ma si è aggravato molto.

Sulle piazze scolastiche è bene andare avanti così, accorciando i tempi e moltiplicando le occasioni. Non c’è bisogno di grandi spazi o di attrezzature particolari. Bisogna cercare di trasformare la piazza da “tattica” a “strategica”, un gioco di parole per dire che queste trasformazioni devono diventare permanenti. 

Per esempio, la Festa del Gioco di Cinnica del 28 maggio sarà ripetuta durante l’anno diverse volte. Il diritto al gioco non è né annuale né mensile, così come sono quotidiani i diritti alla sopravvivenza, alla salute, allo studio: è un diritto riconosciuto dall’articolo 31 della Convenzione dei Diritti dei Bambini e quindi deve essere garantito e quotidiano.

Pensa che il linguaggio ludico possa essere un buon approccio anche per gli adulti su questo tema?

Tra quelli che studiano lo sviluppo dei bambini e la psicologia infantile nessuno ha dubbi: il gioco è l’esperienza di gran lunga più importante nella crescita e nello sviluppo. Il problema drammatico è che oggi il gioco sta scomparendo dalla vita dei bambini, proprio perché le sue necessarie condizioni ambientali e sociali, che sono il tempo libero e l’autonomia, sono spariti. Fare una festa di strada con adulti e bambini sicuramente è un’occasione per riappropriarsi degli spazi e sancire un linguaggio comune, in barba alle paure instillate in queste settimane.


7 pensieri riguardo “Bologna30 e la Città dei bambini e delle bambine, un sogno che si avvera?

  1. Condivido completamente quanto scritto nell’intervista al professor Tonucci. La città 30 all’ora puó davvero influire nel cambiare atteggiamento verso i bambini, ( e anche verso gli anziani e i fragili).Tanti baby boomers, nati in paesi o piccole e medie citta italiane, sono cresciuti “badati” dalla comunità. Si andava a scuola, si giocava per strada, si andava in piazza o ai giardini, fin dalle elementari, soli o facendo gruppo, mano a mano, per strada con gli altri bambini. E i “grandi”, che in quel percorso lavoravano o vivevano ci “guardavano”. Era una protezione naturale, perché un tempo i bambini erano “i figli di tutti”, della comunità, davvero sentiti come il suo futuro. E al tempo stesso serviva ai piccoli per sentirsi parte di un nucleo più grande di quello famigliare, per cominciare ad appropriarsi delle loro radici, per aprirsi al mondo “fuori” attraverso la relazione. Era anche un naturale apprendimento delle basi dell’educazione civica…
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  2. E SMETTIAMOLA CON QUESTI COMMENTI CHE TRASUDANO IPOCIRSIA DA TUTTI I PORI !!! salviamo vite umane ? mi va benisismo, ma non e’ certo con bologna 30 che si otiene il risultato (purtoppo investire un pedone ai 30 o ai 50 fa poca diffrenza il pedone non e’ corazzato o vestito di titanio la botta c’e comunque) piuttosto va controllato il territorio ,andavano bene anche i 50 ma poi andavano fatti rispettare veramente, e non e’ che adesso mettendo cartelli e bolloni x terra si risolve il prolbema :ripeto E’ SOLO IPOCRISIA. (per distrarre la massa dal vero problema che ci affliggera per i prossimi decenni).
    sE SI VOLESSERO VERAMENTE SALVARE VITE UMANE blocchiamo il famigerato progetto del passante di mezzo , QUELLO SI CHE UCCIDE NEL SILENZIO DI TUTTI (IN PRIMIS DEGLI AMMINISTRATORI PUBBLICI LOCALI) MIGLIAIA DI PERSONE, di questo ben pochi ne tengono conto, pur essendone ben consci !!! a cominciare dagli estensori dell’articolo e dei relativi commentatori…..

  3. Sono contrarissima al Passante di Mezzo, non fosse altro perché abito a 300 metri dalla tangenziale e a 50 metri ci sono le scuole dell’Infanzia,scuole Elementari e Medie Scandellara un campo di calcio e uno di basket. Abbiamo partecipato in gran numero alla Consultazione della Cittadinanza, da parte del Comune di Bologna, sul Progetto e futura messa in opera circa 7 anni fa. Consultazione che venne fatta in grande spolvero con tanto di Ingegneri Anas, Assessore al Traffico e sondaggio in presenza e in tempo reale tramite pc. La maggioranza espresse la propria opposizione attraverso il sondaggio e a voce. Di quel sondaggio, di cui avremmo dovuto avere i risultati, sempre da parte del Comune, non si seppe piu niente. Assemblee, proteste, comitati si sono, in questi anni, dati un gran daffare, ma finora la gran parte di Bologna non si é svegliata dalla narcolessia.
    Ancora troppi bolognesi non sanno del raddoppio del Passante e ancora a troppi bolognesi non interessa per nulla. Quindi é chiaro che chi si pronuncia a favore di Città 30 ha stampate in mente le altre priorità di Bologna. Certo che i 30 all’ora non risolvono il problema padano dell’inquinamento, né, tantomeno bloccheranno il raddoppio del Passante , ma questo non mi vieta di vedere in esso del buono e di vederlo in prospettiva

  4. Nessuno scrive più su queste pagine, e forse non é un caso: dei 30 km/h non si parla proprio più neanche in città, e la cosa sembra dimenticata: chi li rispetta? nessuno mi pare, neanche i mezzi pubblici; chi li fa rispettare? solo i pochi autovelox hanno un qualche effetto dissuasivo. A mio avviso poche azioni nella sfera pubblica producono effetti negativi come le ‘grida manzoniane’: rimontare decenni di cultura della velocità richiede un’azione continuativa.

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