Perché sostituire le scuole Besta?

L’attuale scuola, progettata insieme a pedagogisti e insegnanti, benché sia stata costruita nel 1980-1984 risulta essere molto più aderente alle più recenti prescrizioni del Miur e significativamente più adeguata alle nuove esigenze educative rispetto a quello che il Comune vuole costruire

di Fioretta Gualdi, Architetto, progettista della scuola media Fabio Besta


Quello che mi ha convinto a occuparmi del previsto abbattimento delle scuole Besta, e della sua sostituzione con un nuovo edificio, è l’esame del nuovo progetto: rappresenta tutto ciò che si è cercato di superare con le scuole progettate prima dall’Arch. Novella Sansoni Tutino e dall’Arch. Antonio Bonomi e, in seguito, dall’Unità Operativa Edilizia Scolastica del Comune con l’Amministrazione Zangheri.

Con l’intento di costruire scuole moderne, rivolte al futuro, molto diverse dagli edifici costruiti nel dopoguerra, costituiti da aule e corridoi, l’Amministrazione decise una verifica dei vecchi edifici per progettare i nuovi: nel clima degli annuali “Febbrai pedagogici”, pedagogisti del Comune e dell’Università, insieme agli insegnanti, collaborarono con gli architetti per questo.

La scuola media Besta è l’ultima realizzata in base a una soluzione tipologica, da me progettata, per la costruzione di un gruppo di scuole elementari e medie di cui fanno parte anche le Dozza, le Volta, le Guercino e la primaria 2 Agosto (anche delle prime due è prevista la demolizione). Scuole costruite su ampi terreni perché dalla redazione del Prg del 1969 si era deciso di adottare lo standard di 40 mq/alunno per le aree scolastiche. Standard poi sparito nei Prg successivi a quello del 1985-89, e se ne sente la mancanza nelle ultime realizzazioni.

Le mie considerazioni coincidono con quelle dei docenti dell’Ic 10 (Besta, Chiostri, Gualandi) e di 27 psicoterapeuti (Amhppia), che affermano che l’edificio attuale è significativamente più adeguato alle nuove esigenze educative rispetto a quello che il Comune vuole costruire. L’attuale scuola, progettata insieme a pedagogisti e insegnanti, benché sia stata costruita nel 1980-1984, risulta essere molto più aderente alle più recenti prescrizioni del Miur e molto più adatta a una didattica avanzata e individualizzata. Questo grazie alla presenza di spazi flessibili che possano allargare quelli dell’aula secondo le necessità: da un lato i cosiddetti atelier (antiaule) che permettono di svolgere – sotto il diretto controllo del docente che si trova in classe – attività di recupero, sostegno, potenziamento, lavori di gruppo, mostre e attività interclasse, spazio di svago e mensa; dall’altro lato, ogni classe ha accesso diretto a un’ampia zona di parco per il gioco e le attività didattiche all’aperto. Mentre il progetto del nuovo edificio, con solo aule e corridoi, non contiene questi tipi di spazi, cruciali per la costruzione di un ambiente scuola inclusivo, che promuova la crescita di tutti i bambini.

Le argomentazioni del Comune di Bologna sulla decisione di sostituire le scuole Besta con una spesa di 18.437.645 € (di cui solo 2 milioni del Pnrr, il resto con mutuo del Comune) sono del tutto incomprensibili, non si è riusciti a capire in base a quali documentazioni sia stato deciso che la scuola dovesse essere abbattuta:

  • Risparmio energetico: l’edificio è già coibentato, all’interno dei pannelli esterni che lo ricoprono e sui coperti, e ha i doppi vetri negli infissi. Infatti, nella tabella relativa alla classe energetica di tutte le scuole elementari e medie di Bologna, le Besta sono tra le migliori: classe C, già molto buona. L’edificio si può coibentare ulteriormente, anche con infissi moderni a taglio termico, fino alla classe A4. Inoltre si possono coprire i coperti più alti, 1400 mq, con pannelli fotovoltaici.
  • Vulnerabilità Sismica: nell’elenco degli edifici su cui il Comune è dovuto intervenire dopo il terremoto del 2012 le scuole Besta non ci sono, e verifiche successive, con varie prove, «hanno fornito risultati superiori alle aspettative».       Non sono state consegnate verifiche sismiche successive, quelle che avrebbero indotto l’Amministrazione a questa decisione. Mentre risulta un incarico del 12/2021 a uno studio di ingegneria esterno per effettuare prove sulla struttura e il successivo calcolo di vulnerabilità sismica, ma poi, per la seconda parte del lavoro, il Comune ha preferito affidarsi ai tecnici che avevano già fatto il progetto della nuova scuola, con risultati, del 2023, che prevedono lavori molto invasivi. Una verifica effettuata da uno studio indipendente ha prodotto risultati ben diversi e con previsione di lavori  molto ridotti.
  • Vetustà dell’edificio: l’edificio è costruito in opera, la struttura è ancora perfettamente integra perché tutta protetta da pannelli e infissi esterni. I pannelli esterni sono ancora perfetti, protetti da ghiaia di marmo di Carrara. Quindi non si capisce perché la durata dovrebbe considerarsi limitata: allora tutti gli edifici di Bologna ogni 50 anni andrebbero sostituiti?
  • Impianti: sono tutti esterni e accessibili, quindi si possono cambiare facilmente come si vuole, infatti tutto l’impianto elettrico è stato recentemente sostituito con la scuola in funzione e senza problemi.
  • Lavori: la scuola è stata costruita in due lotti successivi, il secondo con già il primo in funzione, sono due plessi separati dalla palestra. Quindi, come già avvenuto alle Guercino, sarebbe molto facile eseguire i lavori necessari in un plesso mentre i ragazzi si trovano tutti nell’altro.
  • Con costi che non potrebbero certamente superare i 5 milioni, comprendendo anche la revisione dell’impermeabilizzazione, l’inserimento di ascensori, i pannelli fotovoltaici, e rinnovando tutto. Cifra inferiore a un terzo di quella prevista, e salvando l’attiguo Parco Don Bosco, con alberi ad alto fusto, prezioso polmone verde per la scuola e per il quartiere circostante.

16 pensieri riguardo “Perché sostituire le scuole Besta?

  1. Che dire! Solo persone ottuse o fortemente interessate economicamente farebbero una cosa così senza senso. In un momento in cui bisognerebbe dosare le poche risorse in modo intelligente e significativo, prendere una decisione del genere è aberrante.

    1. Chi ha in mano il potere ha il dovere di agire per il meglio. Questo provvedimento assurdo dimostra che chi decide è ottuso oppure ha forti interessi economici da difendere. Le risorse sono ormai ridotte rispetto ai bisogni delle persone e buttare milioni di euro per interventi inutili è da irresponsabili.Spero che si ritorni a ragionare per il bene dei cittadini.

  2. Se le cose stanno come racconta l’Arch. Gualdi, e non ho ragione di dubitarne, è davvero incomprensibile l’ostinazione del Comune di demolire tutto (anche 40 alberi di alto fusto) e ricostruire. Vien da pensare che ci sia una vera ossessione del Comune per il nuovo a tutti i costi.

  3. Come è stato già detto più volte le modalità con cui è stato impostato il “progetto Besta” denotano un deficit di programmazione complessiva per il rinnovamento del patrimonio di edilizia scolastica. Sostituire le scuole più recenti per lasciare al loro posto le scuole più vecchie e peggio collocate sotto il profilo della qualità ambientale non sembra essere una scelta ragionevole. Con le Besta si ripete lo stesso procedimento approssimativo con cui si è operato per il Nido d’infanzia Cavazzoni : costruire un nuovo nido al fianco di quello esistente sconvolgendo completamente il parco in cui era armoniosamente inserito l’edificio originale. Ne consegue che per offrire all’utenza solo “24 posti in più” la spesa viene gravata di costi accessori per la riorganizzazione generale del parco, per l’adeguamento dei parcheggi e per la bonifica dell’area su cui sorgeva il vecchio edificio. Ma se ciò non bastasse occorre sottolineare il fatto che quei “24 posti in più” non si collocano laddove è più sentita la mancanza di posti nido ma nella porzione di territorio dove si concentra la massima offerta di servizi di questa tipologia. Nelle immediate vicinanze del nido Cavazzoni, che accoglie attualmente 60 bambini, ci sono i seguenti servizi : Il Pezzoli con 45-50 posti, il Mazzoni con 84 posti e Spazio con una trentina di posti. A fronte di un’offerta educativa così concentrata non esiste un solo nido d’infanzia su tutta la direttrice Via Murri-Via Toscana e cioè dai viali di circonvallazione ai confini comunali. L’amministrazione replicherà dicendo che è in programma la riattivazione del Nido Rizzoli, nel parco di Villa Mazzacurati, ma non esiste alcun studio di fattibilità sulle possibilità di recuperare le vecchie stalle della villa per un utilizzo così particolare. Esisteva, invece, la possibilità di realizzare un servizio “O-6 anni” ( come richiesto dall’intera comunità pedagogica fin dall’anno 2000) al posto delle Scuole Scalatti, una scuola dell’infanzia che sopravvive in un edificio ormai privo della benché minima funzionalità didattica e inefficiente sotto il profilo energetico e sismico. Così facendo si sarebbe potuto fare innovazione pedagogica, distribuire meglio il servizio sul territorio ed implementare l’offerta di posti nido non per 24 bambini ma per almeno 50 nuovi utenti. La dimensione dell’area, infatti, consente di realizzare servizi educativi per almeno 100 bambini e cioè un plesso integrato per la prima infanzia. Tutto questo per dire che gli obiettivi da perseguire almeno due : evitare spreco di suolo e programmare la spesa in funzione di obiettivi utili e condivisi.

  4. C’è effettivamente qualcosa di strano nell’insistenza pervicace con cui il comune prosegue nel suo progetto per le scuole Besta. Del resto molte sono le cose strane negli ultimi tempi a Bologna. Basti pensare alla zona Fiera dove un privato, l’ente fiera si fa e presenta un suo piano al posto di quello ufficiale previsto in un accordo di programma appena approvato. Dove tutta una serie di cose, non previste dal PUG, prendono improvvisamente forma (e progettista), come il nuovo palazzo dello sport o il distretto Nord-Est. Si sta di fatto privatizzando l’urbanistica bolognese.

  5. Per quanto riguarda l’aspetto antisismico posso eseguire una perizia speditiva se mi vengono mostrati i precedenti studi, con una richiesta ufficiale a me indirizzata di interessamento al problema.

  6. Mi stupisce che il comune al consiglio di quartiere abbia parlato di classe D ed E, e non la classe C indicata dall’architetto Gualdi, di cui non si dubita, si preferisce dubitare di un documento ufficiale di una amministrazione pubblica. Non si dubita malgrado, i più maliziosi, potrebbero intravvedere un conflitto di interessi: non dimentichiamo che da progettista, possa essere spiacevole vedersi abbattere una delle proprie creature.
    Ma quel che più mi stupisce è la logica per cui, l’impedimento nel fare un passo avanti sia motivato dicendo che negli anni 80 era una scuola perfetta, ma dove sta il nesso? L’edificio ha svolto il suo lavoro, ma forse è ora di guardare al cambiamento della Scuola e della società di oggi? Qualuno ha notato che non è la stessa del 1980?
    Per fare alcuni esempi oggi è comune fermarsi a pranzo e tendere verso le scuole aperte sempre di più, ma oggi i ragazzi mangiano nei corridoi (condivisibile la scelta dei pedagogisti di allora?), o ancora gli spazi per alunno, dopo il COVID vogliamo risicare ancora sugli spazi in aula (ben più piccole le vecchie rispetto al nuovo progetto), e ragazzi e genitori disabili? Nel 1980 non si badava ancora molto alle barriere architettoniche, ma oggi non si può vedere una scuola così divisiva (anche questa è una scelta dei pedagogisti di allora?).

    Riguardo poi alla ristrutturazione dei due plessi in tempi diversi, sono colpito, solo lei ci ha pensato e la scuola e il comune non ci avrebbero pensato? Ma oggi, quei plessi sono usati entrambi e tutti i giorni, esattamente come pensa di fare? Facciamo fare smart a metà dei ragazzi?

    1. Per la ristrutturazione dell’edificio delle Besta basta utilizzare lo stesso metodo seguito per le Guercino, scuola identica: si sono riunite le 17 classi (stesso numero delle Besta attuali) in uno dei 2 plessi e si sono fatti i lavori nell’altro plesso, poi viceversa, scambiando ragazzi e lavori tra i 2 plessi. Cosa che in Comune sanno benissimo. Con lavori anche pesanti perché hanno dovuto sostituire tutti i pannelli esterni perché incurvati, cosa non necessaria nelle Besta, dove questi sono ancora perfetti poiché è costruita in opera. Senza alcun problema per i ragazzi perché l’altro plesso si trova al di là della palestra, ben più distante rispetto ai lavori previsti per la nuova scuola, a 2 metri di distanza dalle finestre delle aule.
      Con la ristrutturazione si possono anche inserire degli ascensori.
      Classe energetica: lo studio che è stato citato in Consiglio di quartiere (classe D ed E) è una “Diagnosi Energetica” del 2016, in cui non si erano accorti che dentro i pannelli esterni e sui coperti c’è la coibentazione. Ma si è riusciti ad ottenere dal Comune una tabella con la classe energetica di tutte le scuole primarie e secondarie di 1°grado di Bologna, da cui risulta che le scuole medie Besta e le Volta sono quelle messe meglio: classe C, in base ad un “APE” (Attestato di Prestazione Energetica) evidentemente più accurato ed eseguito in un momento successivo.
      Io non avrei avuto alcun problema se avessi riscontato nel nuovo progetto una soluzione avanzata, rispondente alle effettive esigenze della società di oggi. Quello che vedo è un progetto di tipo tradizionale, con solo aule e corridoi, come nelle scuole costruite nel dopoguerra, che certamente farà risparmiare nel riscaldamento, dato l’esiguo tempo di utilizzo del refettorio e dell’auditorio.
      La scuola attuale ha molti più spazi a disposizione, poiché questi spazi (del refettorio e dell’auditorio) sono distribuiti in un ambiente flessibile, organizzato con l’arredo (ateliers) accanto a tutte le aule comprese quelle speciali (che sono di 48-60mq, superiori alle norme). Gli ateliers, o anti-aule, sono ambienti di circa 35 mq ognuno a disposizione delle classi, ben controllabili dagli insegnanti, per attività varie, spiegate nell’articolo, compreso il pranzo; che si trova in un ambiente familiare, ben diverso da quello massificante del refettorio da cui i ragazzi non vedono l’ora di uscire.

    2. Sono Cosima Spinelli, insegno nella scuola Besta da oltre 15 anni e posso sicuramente dire che si tratta dell’unica scuola, tra quelle che ho frequentato come docente, che presenta spazi adatti a un insegnamento di qualità.
      Ogni aula ampia e luminosa (circa 50 mq) presenta un ampliamento verso l’interno che noi docenti chiamiamo antiaula (circa 35 mq) e che utilizziamo in tanti modi diversi e un altro ampliamento verso l’esterno: la parte di parco antistante l’aula.
      L’antiaula viene utilizzata per favorire lavori di gruppo, per attività di recupero individuale o a coppie/piccolo gruppo, per attività di potenziamento destinate ad alunni con ritmi veloci di apprendimento, come zona di gioco o relax, come spazio per la riflessione, per allestimenti artistici e come zona mensa. L’ampia zona di parco antistante l’aula viene utilizzata dai ragazzi per giochi di movimento, per attività didattiche all’aperto, come spazio di relax e di confronto.
      Il progetto Quattrofoglie non prevede invece antiaule e ha una struttura che sfavorisce le attività sopra elencate in quanto esistono spazi accessori che però, non essendo limitrofi all’aula, prevederebbero la presenza di un secondo insegnante in compresenza, opportunità rara, su cui non si può fare conto.
      Voglio ribadire che ogni classe svolge la mensa nella propria antiaula (eventualmente allargandosi a un’antiaula limitrofa per avere spazi più comodi, possibilità garantita dal fatto che l’antiaula è delimitata da armadietti spostabili) NON nei corridoi come qualcuno ha erroneamente affermato. Inoltre, se fino a una dozzina di anni fa tutti gli alunni avevano la possibilità di consumare i pasti a scuola 2-3 giorni a settimana, a causa del taglio dei fondi statali e del conseguente smantellamento del tempo prolungato, attualmente una sola sezione mantiene il tempo prolungato e quindi solo tre classi consumano i parti a scuola due giorni a settimana. La soluzione scelta nel progetto Quattrofoglie di un locale mensa unico, lungi dall’essere più funzionale, rappresenta invece un peggioramento perché concentra un elevato numero di alunni in un unico spazio ponendo le premesse per una situazione rumorosa, caotica e per l’emulazione di comportamenti inappropriati.
      La scuola Besta, progettata con la consulenza di pedagogisti e insegnanti, si adegua perfettamente alle linee guida del MIUR del 2013 e permette una didattica innovativa e inclusiva, al contrario della Quattrofoglie che, progettata dalla ditta incaricata dal Comune senza alcuna collaborazione con il corpo docente. ha una struttura antiquata e inadeguata ad adattarsi alle necessità dell’odierna società.
      La scuola Besta – a cui purtroppo negli ultimi 20 anni sono mancati i necessari interventi di manutenzione ordinaria – ha sicuramente bisogno di lavori per migliorare l’impermeabilizzazione del tetto, la coibentazione e l’accessibilità ai disabili, ma questo si può ottenere con una buona ristrutturazione che può prevedere anche l’installazione di pannelli fotovoltaici nella parte del tetto non calpestabile e che risparmierebbe il taglio di 60 alberi (come risulta dal computometrico, anche se c’è chi si ostina a parlare di 30 o 40 alberi) e la distruzione di un complesso ecosistema con numerose specie protette e l’ulteriore impermeabilizzazione di suolo verde.

  7. Tutto il programma del Comune – distruzione e ricostruzione- si può illustrare col detto : “buttare il bambino con l’acqua sporca”.
    Cancelliamo un momento eroico della cultura bolognese per un progetto più…funzionale? moderno? contenitivo? Non ho capito in quale direzione vada la nuova scuola.

  8. La scuola Fabio Besta compie 40 anni e fa parte inscendibile del Quartiere San Donato e della città: è un simbolo della comunità scolastica e dei cittadini che qui vivono e che l’hanno frequentata, è punto di riferimento che rafforza il sentimento di appartenenza a quel territorio. Questo edificio rappresenta pertanto un bacino fertile di storia locale, un serbatoio di memoria scolastica pubblica, collettiva e individuale degna di essere, non solo conservata, ma studiata e valorizzata.
    Questa scuola e le altre “sorelle” progettate dall’arch. Gualdi, sono state il volano per l’attuazione dell’autonomia scolastica e la sperimentazione didattica, merito della tipologia adottata; la flessibilità della struttura ( in cui lo spazio è anch’esso didattico) ha condotto gli insegnanti a sviluppare metodologie educative innovative come l’insegnamento individualizzato e la didattica attiva, il tempo pieno e il tempo prolungato, cardini della scuola dell’inclusione.
    La demolizione della struttura, lodata nelle riviste e nei manuali, distruggerà anche la memoria storica e culturale di una stagione d’oro dell’architettura contemporanea a Bologna.

  9. Non ho i titoli tecnici e culturali di chi mi ha preceduto nei commenti. Sono solo una docente di Lettere che ha avuto la fortuna di insegnare, gli ultimi 10 anni di carriera, nella scuola Dozza, gemella della scuola Besta, con cui condivide lo stesso triste destino.
    Prescindendo dallo scempio dell’abbattimento del parco don Bosco, mi attengo agli aspetti che mi competono maggiormente.
    In nessuna scuola in cui ho insegnato nella mia lunga carriera, ho mai goduto di tanta libertà di movimento e creatività didattica ed educativa. Ambienti luminosi, che, con un semplice movimento scorrevole, si trasformano in aule più grandi dove è possibile svolgere lezioni inter e pluridisciplinari, in compresenza di più docenti, attività individualizzate e di gruppo, laboratori artistici , tecnico-scientifici, musicali in locali dedicati.
    Tutto ciò in una struttura bellissima, testimonianza di uno stile architettonico che, pur risalendo ad alcuni decenni fa, è ancora attualissimo.

  10. E delle Zappa via Saliceto costruite negli stessi anni? Che si fa? Sono uguali e quelle si lasciano così? Perché?

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