L’attrice bolognese, 83 anni, malata e condizioni difficili di sussistenza, da anni chiedeva il riconoscimento previsto per i cittadini illustri che versino in stato di necessità. Ne avevamo scritto quasi un anno fa e ora arriva la buona notizia. Non ci sperava più, l’artista. Che ora ha un bel motivo di serenità e per non mollare sui suoi progetti
di Fulvio De Nigris, giornalista
Mentre ero a Bari, per un convegno, ho ricevuto la telefonata di Piero Ferrarini, direttore artistico del Teatro Dehon che mi annunciava con grande soddisfazione il riconoscimento del vitalizio sulla legge Bacchelli a Silvana Strocchi. Del resto il Teatro Dehon è stato uno tra i più fervidi sostenitori di quest’azione.
Sono molto contento per Silvana. Un sostegno che risarcisce l’attrice bolognese, 83 anni, malata e in condizioni economiche disastrose, che dal 2007 chiedeva, sommessamente e in punta di piedi, il sussidio previsto dalla norma in favore di cittadini illustri che versino in stato di necessità. Una donna di teatro che ha dato tanto non solo alla nostra città. Ne avevo scritto nel giugno dello scorso anno proprio su Cantiere Bologna (qui), raccontando di una petizione che aveva raccolto numerose firme e testimonianze tra mondo teatrale e universitario, amici e conoscenti. Elena Di Gioia, delegata alla cultura del Comune di Bologna, aveva caldeggiato l’iniziativa sottolineando il suo valore artistico e l’importanza di «un gesto necessario ad aiutarla». Sentiamo al telefono Silvana Strocchi dopo la buona notizia.
Pronto, Silvana come stai?
«Bene. Ce l’abbiamo fatta!»
Te l’aspettavi?
«Ci speravo, ma sono sorpresa. Roma è sempre un mondo a parte. Già anni fa ci avevo provato e non era andata. Pensavo che anche questa volta non si sarebbero accorti di me. Invece…»
Eh ma questa volta il movimento è stato più forte, più corale, più coinvolgente…
«È stato un lavoro ben fatto, ha funzionato. Il mondo teatrale, quello universitario, i tanti amici e le persone che mi vogliono bene. Un dossier corposo che è stato trasmesso a Roma»
Quindi? Ora i gatti possono mangiare?
«Veramente di gatta ne ho una sola, la mia Marlene, una bella scatoletta di quelle buone se la merita. Ma in realtà posso guardare con più serenità al futuro, ho molti problemi di salute, una vista molto cagionevole».
Se tu dovessi dire che cosa ha funzionato di più?
«Ah, saperlo. C’è una commissione stabile ma poi decide il Consiglio dei ministri su proposta del presidente».
Dunque Giorgia Meloni ha fatto anche cose buone…
«Sì e la ringrazio, anche se probabilmente lei non sa neanche chi sono io…»
Come si dice di solito a conclusione delle interviste: progetti futuri?
«Non mollo. Come attrice non posso più andare in scena ma con le mie idee e come regista sono sempre molto attiva. Abbiamo presentato un progetto al Comune di Bologna per il bando cultura su “La signorina Else” di Arthur Schnitzler, da realizzare al Teatro anatomico dell’Archiginnasio. Un progetto a cui tengo molto. Ci spero tanto».
