Possiamo trovare una soluzione alternativa in grado di soddisfare i bisogni e desideri dell’amministrazione e dei genitori schierati con il Comune, che vogliono scuole più moderne ed ecologiche, e allo stesso tempo quelli dei cittadini che vogliono salvare il parco e vivere in una una città più verde
di Gianni De Giuli, residente del Quartiere San Donato-San Vitale
Il dibattito serve per arricchire le conoscenze e facilitare lo scambio di opinioni, giungendo infine a decisioni che possano essere condivise e soddisfare il più possibile i bisogni espressi dalle parti in gioco. In questo caso il Comune e i cittadini.
Rispetto alla questione delle scuole Besta e del parco Don Bosco invece, nonostante il dibattito sia piuttosto vivo sin da dicembre scorso, da parte dei titolari del progetto – l’amministrazione comunale – non sembra esserci stato finora nessuno sforzo né per ascoltare le posizioni diverse né tantomeno per provare a confrontarsi sulle specifiche proposte alternative.
In questo senso è importante l’intervento Manuela Faustini (qui), direttrice dell’Edilizia pubblica del Comune di Bologna, che ha il pregio di accettare il confronto con la progettista delle attuali Besta (qui) e soprattutto fornisce delle informazioni che i cittadini hanno sempre richiesto al Comune. Faustini infatti comincia a rispondere, per la prima volta, con delle cifre, alla domanda centrale che migliaia di cittadini hanno da sempre fatto senza ricevere risposta: perché non si possono ristrutturare le Besta?
Domanda che proprio perché senza risposta ha portato i cittadini del neonato comitato favorevole al nuovo progetto ad affermare: «È impossibile ristrutturare le Besta» (TgR Emilia-Romagna del 22/3).
Faustini invece smentisce quel comitato e scrive che il progetto di ristrutturazione «avrebbe comportato una spesa pari a 11 milioni di euro».
Bene, fermiamoci qui e riflettiamo sulle alternative: nuove scuole o ristrutturazione?
Da un lato ci sono una nuova scuola, la Quattrofoglie, che costa 18 milioni di euro, a emissioni quasi zero, che prevede la cementificazione di una gran fetta di parco e la rigenerazione del suolo delle attuali scuole che, secondo agronomi e geologi, si avrà dopo almeno 40 anni. In linea con l’affermazione dell’assessore alla scuola Ara secondo cui i benefici del progetto si avranno tra 40-50-60 anni.
Dall’altro c’è una proposta che prevede una spesa di 11 milioni per una scuola in classe energetica A seppur meno virtuosa della Quattrofoglie, che ha il grande vantaggio di salvare un parco, la biodiversità, le sue specie protette, gli alberi ad alto fusto e grande chioma che consentono un maggior assorbimento di CO2 (a compensazione delle maggiori emissioni dell’edificio) e di mitigare le ondate di calore che in città sono sempre più frequenti. È quello che chiedono i residenti contrari: in quartiere hanno bisogno di verde, ora, e non vogliono rinunciarvi per 40 anni, ritrovandosi una colata di cemento al posto del parco.
Se poi proviamo a guardare gli edifici scolastici inseriti nell’ambiente, a non pensarli come separate dal contesto, vediamo che le attuali Besta sono completamente immerse nel parco. Le Quattrofoglie sarebbero affacciate su via Fani a sud, su via Aldo Moro a nord e via Serena ad ovest, dove oltretutto passeranno i tram. Non mi sembra un miglioramento sul piano della posizione nel verde.
Riflettiamo allora su queste due alternative e valutiamo quale davvero può essere più vantaggiosa.
Si dice che il progetto della ristrutturazione pone il problema di dove mettere gli allievi durante i lavori, ma Gualdi nel suo contributo ci informa che alle scuole gemelle Guercino la ristrutturazione è stata possibile senza spostare gli allievi in altri edifici ma utilizzando le due parti della scuola, separate dalla palestra, alternatamente. Perché alle Besta non è possibile?
Così come si continua a non fare chiarezza sulla questione della vulnerabilità sismica. Non vi pare ci sia qualcosa di strano se il Comune afferma che le Besta sono a norma ma poi dice che per aumentarne al massimo la sicurezza sarebbe necessario un intervento molto invasivo, come risulta da una relazione commissionata però allo stesso Studio che in precedenza aveva già progettato la Quattrofoglie? Resta il fatto che anche su questo piano l’ipotesi ristrutturazione resta valida e praticabile.
Per valutare in modo complessivo le alternative non possiamo non considerare l’aspetto centrale, quello che per i residenti contrari è ritenuto di maggior importanza e che invece l’amministrazione sottovaluta: il parco, la sua importanza come polmone verde per la salute dei cittadini e il valore che ha per centinaia di cittadini.
Non ci pare una contraddizione da poco affermare, come fa spesso il Sindaco, che la città ha bisogno di alberi e verde e poi distruggerlo dove è già presente. Questo parco va salvato, come affermano Wwf, Legambiente, Lipu e come sostenuto negli appelli di climatologi come Luca Mercalli, di fisici come Vincenzo Balzani e di architetti e urbanisti come Pierluigi Cervellati: «Sacrificare una porzione così ampia di parco pubblico e abbattere oltre 40 alberi di alto fusto per costruire un nuovo edificio scolastico è una scelta incomprensibile alla luce dell’accelerazione del cambiamento climatico».
Infine, anche se il paragone tra pubblico e privato non sempre funziona, un piccolo esempio: chi mai, avendo una casa costruita negli anni ‘80 con un giardino sul retro ricco di piante e animali e dovendo intervenire per problemi di manutenzione e di consumi energetici, deciderebbe di abbatterla e costruire una nuova casa sacrificando il proprio giardino? Razionalmente deciderebbe di ristrutturarla.
Si trattasse semplicemente di dover compiere una scelta senza alternative, basata solo sul sì o no alla nuova scuola, avremmo un serio dilemma. In questo caso possiamo trovare una soluzione alternativa in grado di soddisfare i bisogni e desideri dell’amministrazione e dei genitori schierati con il Comune, che vogliono scuole più moderne ed ecologiche, e allo stesso tempo soddisfare i bisogni e desideri dei cittadini che vogliono salvare il parco e vivere in una una città più verde. La soluzione, intelligente e ragionevole, verde e progressista, è ristrutturare le Besta.
Photo credits: Corriere di Bologna

Se proprio le scuole Besta non fossero ristrutturabili, perché non
Demolirla completamente ricostruendola sullo stesso sito e mandare i bambini temporaneamente in un altro plesso scolastico o in uno spazio prossimo alla scuola. Trovare spazio per i bambini non dovrebbe essere difficile visto la decrescita di natalità di questi anni. Negli edifici prossimi della fiera o della regione non si potrebbero trovare spazi per un anno e mezzo o due per i bambini? Se hanno deciso di spendere 18Milioni di Euro per una scuola nuova di cui (2 del PNR) risparmierebbero perché cosi non dovrebbero abbattere alberi e ripristinare un parco al posto delle Besta. In ogni caso non credo che non sia ristrutturabili.
Lo spostamento dei ragazzi in una scuola di prossimità come lo è una scuola secondaria non è così semplice. I ragazzi iniziano, a quell’età, ad andare a scuola da soli ed acquisire le loro autonomie. La posizione del plesso è ovviamente tenuta in considerazione dai genitori nella scelta della scuola proprio per questo motivo. Non sarebbe ragionevole spostarli a km di distanza. Gli spazi in quartiere, adatti ad una scuola, non sembrano essere così tanti. Il comitato contro le scuole ha più volte fatto circolare – in quartiere – varie ipotesi assurde con proposte che davano su Stalingrado (trafficatissima, già al consiglio di quartiere di ottobre, e comunque su una sede privata e non nella disponibilità del comune), la fiera (salvo dimenticare che le fiere sono ripartite. che l’esperienza covid non fu proprio ottima e che per tenere un parco si propone una scuola senza giardino), i grattacieli della regione (certo non adibiti a scuola o al flusso dei ragazzi).
Tutto per un anno e mezzo? Una valutazione che immagino sia stata fatta da un esperto, ricordando poi che nessun cantiere recente rispetta mai i reali tempi di lavoro per mille inghippi (ad esempio qualcuno potrebbe occupare l’area di cantiere), ne abbiamo un esempio in quartiere: il polo dinamico che arriva a termine (speriamo) quest’anno con svariati anni di ritardo.
Come spesso accade si perde di vista il fatto che scrivere una cosa non la rente automaticamente vera e verificabile. Il comune non avrebbe dato i dati, ma il comune stesso il 17 ottobre (https://www.comune.bologna.it/myportal/C_A944/api/content/download?id=657b0a56a41b8500995562c6) ha dichiarato che al massimo la classe energetica sarebbe la B (Faustini non dice quato dichiarato da Giuli, e ovviamente non smentisce un documento ufficiale del comune).
La Gualdi invece dichiara che secondo lei si arriva alla A++ (lo scrive su questo stesso sito). Insomma, a seconda della convenienza ci adattiamo alla verità che ci fa comodo.
Nello stesso documento il comune spiega le differenze della ristrutturazione, non impossibile ma non all’altezza del risultato nel confronto col nuovo edificio, sia dal punto di vista ambientale sia dal punto di vista delle difficoltà delle barriere architettoniche, ma soprattuto dal punto di vista degli spazi: pare importante ricordare che nell’attuale scuola mangiano a pranzo nei corridoi.
Quanto alla ristrutturazione delle Guercino, occorre ricordare che è stato fatto un intervento minore sulla solo facciata e infissi (almeno così documentano i giornatli, una cosa facilmente verificabile) e non è assolutamente detto che l’utilizzo delle aule sia il medesimo delle Besta che utilizza entrambi i plessi e mi risulta ospitare anche la formazione degli adulti.
Nello stesso quartiere abbiamo sacrificato un’altra porzione di verde par ampliare il liceo Copernico e ora il parco delle Besta. Il quartiere era ricco di polmoni verdi che poco alla volta sono stati cementificati e a chi sostiene che i ragazzi non possono essere spostati perché troppo lontani,dico di fare un giro all’ingresso o all’uscita da scuola per vedere quanti sono i genitori in macchina che fanno da autista. Provate a transitare davanti al Copernico. Non ultimo a fronte di una natalità che cala chi occuperà negli anni a venire tutte queste aule? Godiamoci il verde oggi,fra 40 anni potrebbe non esserci nemmeno un filo d’erba!