Un piccolo granello di polvere nell’infinito

In questo brutto mondo in cui noi miseri umani facciamo la guerra, uccidiamo mogli, violentiamo persone, le case bruciano e i bambini asfissiano, la speranza ce la diamo noi da soli se ci fidiamo l’uno dell’altro, senza pugnalarci alle spalle. Per questa Pasqua auguro che ognuno di noi possa sentirsi libero di essere quello che è, per godersi la bellezza della vita

di Veronica Marangoni, operatrice dello spettacolo


«Anche nell’anno 1880 la Pasqua di resurrezione sarà la prima solennità dell’anno. Colla scusa plausibile di festeggiare la resurrezione di nostro Signore, i deputati e gli scolari prendono quindici giorni di vacanza; le serve e le padrone mettono sottosopra la casa per ripulirla: rompono qualche tazza di porcellana d’un finimento da caffè… e rompono pari tempo le tasche al marito. Siccome per solito la Pasqua viene alle prime aure primaverili, così tutte le donne che hanno qualche lira da spendere, continuano a rompere le tasche ai mariti vestendosi di mezza stagione. Quelle poi che di lire da spendere non ne hanno, colla scusa che di primavera non si possono portare gli abiti da inverno, solennizzano la Pasqua facendo qualche scranna pagabile – dicono esse – per la solennità di Ferragosto, ma protraibile poi con tacita proroga all’altra solennità di Natale. In questa solennità i giornalisti si permettono un giorno di vacanza. I preti, e i chierici, invece di far vacanza si accoppano a cogliere ova e galline. La solennità della Pasqua è quella delle ova dire; ogni buon cattolico deve prendere un’indigestiocella delle medesime. Il capretto, le galline e la minestra d’ovo son rigore. Lo vuole la consuetudine, per i gastronomi ha forza di legge. Spuntano i fiori nei prati e i bitorzoli nel viso dei cultori di bacco e il sig. Geremia Viscardi, oltre ad una gran quantità di ova di zucchero e agnellini della stessa droga, mette in vendita il pane di Pasqua».

Così si legge sulla Strenna della Rana dell’anno 1880, una pubblicazione satirica edita dalla società tipografica già compositori di Bologna sita in Piazza San Martino al numero 1.

Impossibile non notare come alcune cose non siano cambiate affatto, altre invece, forse sì. Il Signore ormai risorge nelle nostre menti per le feste (da lui) comandate. Ci ricordiamo di lui perché ormai, di questi tempi, il suo unico dono apprezzabile sono le vacanze! Per le casse di commercianti e ristoratori è festa grande, mentre i commessi e i camerieri, assieme a cuochi, foggiano la croce di legno pronti a portarla in spalla.

Che il credo sia una tradizione è noto ai più, ma forse non tutti sanno che i preti, i frati e le suore sono sempre meno, le chiese sempre le stesse e i priori alla ricerca di qualcuno che dica Messa alla domenica. Di conseguenza non faccio a meno di domandarmi se questo sarà il secolo o il millennio nel quale il cristianesimo andrà a morire. «Siamo solo di passaggio» canta Battiato.

La curiosità allora si riempie di brio al pensiero di quale sarà il prossimo Dio, Dea, Dei, D*! In questo mondo plurale e pluralista, arriverà il momento nel quale crederemo in noi e nelle nostre capacità? Rispettandoci gli uni con gli altri senza che qualcun* ci debba dire come è giusto agire. O D* è creato dai giusti (chi?) perché sanno che noi umani comuni siamo incapaci di convivere tra noi?

La Pasqua è il giorno della risurrezione di Cristo, ma Cristo chi è? Cosa vuole da noi? Il mondo contro cui lottiamo ogni “santo” giorno è proprio quello dei dogmi cristiani (o frutti di un volere di un D*). Il sesso non si può fare prima del matrimonio perché ce lo ha detto Cristo, il matrimonio è composto da un uomo e una donna perché ce lo ha detto Cristo, gli omosessuali non hanno gli stessi diritti delle altre persone perché secondo Cristo non esistono, ma Cristo chi è? Se una colonna o un muro di Bologna mi dice una frase e io ci credo, vengo presa per matta. Se credo a quello che mi dice una mia amica no.

Cristo era una persona, un essere umano come noi, lo dice la storia. Una persona, che, come ognuno di noi, cercava di fare la cosa giusta nella propria vita, la sua Parola però è andata in mano ad altri umani e, come ben sappiamo, gli umani manipolano, manipolano parole e persone a fini egoistici. La religione è l’oppio dei popoli diceva Marx…non sto dicendo nulla di nuovo allora!

Chissà se Ra è d’accordo con Gesù? E Atena è in sintonia con Putin? L’immaginario e la follia ci portano a pensieri complessi che diventano diktat e tradizioni. E se per questa Pasqua ci risvegliassimo noi? Tutti quanti come da un brutto sogno? E ci rendessimo conto che siamo dei piccoli batuffoli di polvere nell’infinito, egoisti e strafatti di parole espresse da persone venute prima di noi?

Gesù, caro Gesù, ora parlo a te, manco fossi una fenice. Cosa ti hanno fatto diventare? Sono passati 2024 anni dalla tua nascita, ma chi ti conosce? Non ci ricordiamo cosa abbiamo mangiato a pranzo e pretendiamo dopo duemilaventiquattro anni di sapere cosa ci volevi dire. Gesù, cosa risorgi a fare? In questo brutto mondo in cui noi miseri umani facciamo la guerra, uccidiamo mogli, violentiamo persone, le case bruciano, i bambini asfissiano? Risorgi per darci una speranza? La speranza ce la diamo noi da soli, se ci fidiamo l’uno dell’altro senza pugnalarci alle spalle come Bruto fece con Giulio Cesare. La speranza è che il prossimo D* sia capace di togliere la rabbia dalle persone, che le faccia vivere libere in questa terra facendo in modo che ogni giorno sia un giorno di vacanza perché la vita è bella.

Spero che il prossimo D* sia uno scienziato che ci possa spiegare per filo e per segno il concetto di infinito. L’infinito è il tutto che non è raccolto in nulla. Allora per questa Pasqua auguro che ognuno di noi si possa sentire libero di essere quello che è, come un piccolo granello di polvere, in questo infinito.

Photo credits: Daniel Jericó


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