A Bologna ci sono due emergenze conclamate, una abitativa e l’altra ambientale. Se la parte orientale del bosco urbano è salva, quella occidentale potrebbe essere sede di un quartiere “modello” che si integri con il territorio e preveda anche alloggi e servizi per gli studenti, usando solo il suolo già costruito. Qualcosa di vietato alle auto, autonomo dal punto di vista del consumo energetico. Le risorse umane per progettare fino alla fase esecutiva non mancano di certo, senza disturbare le solite archistar
di Claudio Borgatti, Danilo Gruppi, Franco Nasi, pensionati, e Cesare Masetti, dipendente pubblico
Dopo un periodo di voci incontrollate a proposito di novità tra Invimit – proprietaria dell’area dei Prati di Caprara – e amministrazione comunale, il 4 marzo l’assessore all’Urbanistica Raffaele Laudani in un’intervista a Repubblica ha chiarito i contorni della trattativa in corso.
Riassumendo, ai Prati di Caprara est 27 ettari di bosco urbano verrebbero ceduti gratuitamente al Comune, che promette un investimento di 2,5 milioni per la conservazione e fruibilità. Ai Prati ovest – ex caserma San Felice, 16,8 ettari con 30mila mq di superficie calpestabile (costruito) – Invimit potrà vendere l’area con i permessi per costruire abitazioni e aree commerciali.
Luci a Est
Prima cosa, siamo felicissimi che la lunga battaglia per salvare i Prati est sembri giunta a buon fine. Ma c’è sempre un ma. Dopo più di dieci anni di annunci totalmente in contrasto tra loro fatti dall’amministrazione, dalle promesse di un parco più grande dei Giardini Margherita a un nuovo quartiere con 1.800 appartamenti e un gigantesco outlet della Moda, dal verde percepito alla conversione ambientalista, siamo un cicinino diffidenti. Vorremmo vedere le delibere, i voti in Consiglio e, nero su bianco, l’approvazione dei vincoli ambientali sul Bosco a est.
Nebbia fitta a Ovest
Nessuno sa esattamente cosa ha chiesto Invimit nelle osservazioni al Puc inviate al Comune, cioè cosa abbia sollecitato in cambio. Solo Laudani e sicuramente il Sindaco ne sono a conoscenza. Silvia Bignami nella sua intervista a Laudani per la Repubblica scrive: «La proposta per la zona ovest dei Prati, prevede usi misti, con abitazioni Ers (edilizia residenziale sociale), intervenendo prioritariamente sui sedimi degli edifici esistenti, rispettando il verde esistente, specialmente quello di maggior qualità». Ma il periodo non è virgolettato. lo ha detto l’assessore? O lo ha interpretato dalla conversazione la giornalista?
A terreno venduto, poi, così come nei progetti esecutivi “prioritariamente” e “specialmente maggior qualità” non vogliono dire niente, è aria fritta, frittissima. Vorremmo vedere le carte e i vicoli a restare dentro i 30mila mq. Quanto suolo calpestabile (cioè edificabile) è stato chiesto? Chi lo sa lo dica. Altra considerazione: ci sono già dei candidati, cordate o gruppi, a comprare e costruire? Per l’outlet e i 1.800 appartamenti c’erano e si sono anche scottati, per fortuna.
Questo a oggi quanto ne sappiamo. Ma proprio perché ancora non c’è niente di deliberato è possibile intervenire e sognare e in grande. Finché non c’è niente di formalmente deciso vigilare non basta, meglio prevenire che curare. A Est aspettiamo fiduciosi di vedere le carte. Siamo sicuri che il comitato Rigenerazione No Speculazione saprà respingere ogni passo indietro e ormai la consapevolezza del valore del bosco urbano è profondamente diffusa tra i cittadini del quartiere e in città. A Ovest progettiamo e proponiamo altro finché c’è tempo.
A Bologna ci sono due emergenze conclamate, una abitativa e l’altra ambientale. Allora pensiamo e progettiamo a Ovest un quartiere “modello”, con uno studentato pubblico di almeno 1500 posti – riducendo così la pressione degli studenti sul mercato degli affitti – che prevenda anche servizi, palestra, una piccola Sala Borsa, usando solo il suolo già costruito e che si integri con il territorio. Qualcosa di vietato alle auto, autonomo dal punto di vista del consumo energetico. In un grande giardino cittadino attrezzato a pochi metri dal Parco Talon de noantri. Le risorse umane per progettare fino alla fase esecutiva a Bologna non mancano di certo, senza disturbare le solite archistar.
E le risorse finanziarie? Sapendo che gli enti locali hanno anche problemi di risorse e per questo spesso si gettano nelle braccia soffocanti del privato, si potrebbero stuzzicare con decisione Università, Fondazioni bancarie, Regione, industriali. Cioè tutti coloro che vogliono che gli studenti vengano a Bologna, che dopo si fermino come forza lavoro qualificata ecc ecc.
Un altro modello complessivo di città è progettabile e possibile. Noi su queste suggestioni e ipotesi vorremmo confrontarci, discutere, approfondire, agitarci e se possibile organizzarci. Se si deve sognare è meglio sognare in grande, a ridurre i sogni ci proveranno sicuramente altri (compatibilità, risorse, interessi di soggetti sociali non sempre limpidi).

Viva i sogni e chi sogna!