Tre grandi passioni: il cinema, il femminismo, la politica. E negli ultimi anni la scoperta della scrittura con due romanzi
di Aldo Balzanelli, condirettore cB
Se n’è andata Giovanna Grignaffini, Iaia per i suoi tanti amici e amiche. L’ha consumata una malattia che ha affrontato con incredibile forza. Ancora pochi giorni fa, quando il fisico appariva già molto provato, si sforzava di sorridere e continuava a interessarsi di quel che faceva chi le stava intorno: chiedeva, voleva sapere, consumava i telegiornali per non perdere il contatto con l’attualità.
Ha riempito i suoi 74 anni di tre passioni: il femminismo, il cinema, la politica. È stata tra le fondatrici del Centro di documentazione delle donne e dell’associazione Orlando, di cui è stata anche presidente. Ha insegnato Storia e teoria del cinema al Dams e tanti sono i ragazzi e le ragazze passati per le aule dove insegnava.
Le sue competenze l’hanno portata a “contaminarsi” con la politica; nella Commissione parlamentare di vigilanza sui servizi radiotelevisivi, nel consiglio di Cinecittà, come responsabile del settore spettacolo del Pds. E proprio con i Progressisti prima e con l’Ulivo poi è stata eletta alla Camera dal 1994 al 2006.
Quando, all’inizio della sua prima campagna elettorale, venne a Repubblica a “presentarsi” all’allora caporedattore Antonio Ramenghi, apparve subito come una delle migliori espressioni della società civile che aveva deciso di impegnarsi in politica. Aveva competenze, determinazione, anche se non mancava di dichiarare qualche preoccupazione per la nuova avventura accanto ai professionisti della corsa verso le urne. Ma erano timori infondati, perché, dopo l’elezione, riuscì rapidamente a ritagliarsi un ruolo importante nel gruppo parlamentare.
Sono state moltissime infatti le iniziative in favore della cultura e del movimento delle donne, tra le quali spicca la battaglia per il riconoscimento della violenza sessuale come delitto contro la persona e non più contro la moralità pubblica e il buon costume. Ma Grignaffini non ha mai smesso di occuparsi di Bologna, la sua città d’adozione. Si deve al suo impegno per esempio il merito di aver conquistato per il Centro delle donne la prestigiosa sede di Santa Cristina.
Negli ultimi anni la passione per la politica non si era certo affievolita, ma contemporaneamente era emersa una vocazione per la scrittura, che dopo tanti saggi si era decisa a misurarsi con il romanzo. “Però un paese ci vuole”, un titolo rubato a Cesare Pavese per raccontare la formazione politica di una ragazza a Fontanellato, il suo paese natale nel Parmense. Un libro candidato al Premio Strega nientemeno che da Umberto Eco e Raffaele La Capria. Poi, qualche anno dopo “Come il volo di un colibrì”, sulla figura di Marilyn Monroe.
Il saluto a Giovanna Grignaffini sarà domenica 21 aprile alle 10 al Centro di documentazione Donne in via del Piombo 5-7. Per chi lo desidera è possibile fare una donazione con causale “Giovanna Grignaffini” a ORLANDO APS. IBAN IT 53 M 02008 02435 000106063067 o a “Fondazione ANT Italia ONLUS” IBAN IT49 Z 0707 202402 000000062395

E’ stata mia collega in Parlamento sia con i progressisti che con l’Ulivo.
Preparata ma gentile e mai arrogante.
In una stagione di grandi speranze.
Paolo Galletti