Il 21 aprile di 79 anni fa, Bologna poté dirsi libera. Nel pomeriggio di quel giorno, gruppi di donne posero dei fiori in Piazza Nettuno, luogo che i fascisti definirono “posto di ristoro dei partigiani”, dove molti di loro persero la vita, fucilati dal nemico. Nacque così, quasi per caso, l’odierno Sacrario dei Caduti della Resistenza. Lì dove lo scorso 25 aprile furono esposte le lettere oggi raccolte nel libro di Mattia Fontanella, La Libertà è Difficile, edito da Pendragon
di Andrea Femia, consulente digitale cB
Poco più di un anno fa nella redazione di Cantiere Bologna si iniziò a parlare del progetto di Mattia Fontanella, in collaborazione con l’Anpi bolognese. L’idea alla base del progetto era mettere insieme varie personalità che scrivessero delle ideali lettere ai condannati a morte della Resistenza.
La Resistenza fu uno spietato teatro in cui ci si divise tra l’ideale del bene e l’ideale del male, un massacro civile infine utile per concederci l’illusorio gioco della libertà. Illusorio perché, quando c’è, ti illude sia eterna, che non vada difesa, che gli anticorpi siano così forti e così robusti da non potersi sgualcire mai, qualunque cosa accada, qualsiasi forza l’attacchi. Sembrano tempi così lontani da non riguardarci quasi più, ed è questo il leitmotiv di chi prova ad allontanarci da quell’eredità storica essenziale per definire i confini etici della nostra Patria, termine tanto caro a chi non riesce a distanziarsi da chi in passato l’ha umiliata e offesa, non fosse altro che per l’alleanza con uno dei peggiori individui mai conosciuti dalla storia dell’umanità.
Fu proprio per salvare l’onore e la virtù di una Patria devastata dal ventennio fascista che i partigiani ebbero il bisogno di ergersi a eroi. Non perché qualcuno glielo avesse ordinato. Ma perché si accorsero, a loro spese, di quanto la Libertà fosse un cardine necessario per esistere. La Libertà è difficile.
Il titolo del libro di Fontanella richiama questo semplice concetto, che parte dalla domanda articolata nella premessa: «Come abbiamo potuto dilapidare il carico ideale di un pezzo di generazione che ha saputo dire no al fascismo, alle leggi razziali e altre nefandezze?». Unite alle parole di Anna Cocchi, la presidente dell’Anpi di Bologna, che ribadisce: «Abbiamo il dovere di non dare niente per scontato, nessun diritto è acquisito una volta per tutte». Invitando soprattutto le persone più giovani, quelle più capaci di guardare lontano, a «vedere come in Paesi nemmeno troppo lontani, cose che poi sono scontate altrove non lo sono affatto».
Viviamo in un’epoca di transizione. La pace che in Occidente abbiamo conosciuto come dato quasi ovvio ci sta scivolando di mano. Le decisioni prese da un manipolo di uomini impauriti dalla loro finitudine sta mettendo fortemente a nudo l’incapacità delle generazioni più giovani di resistere di fronte ai soprusi.
Il 21 aprile di 79 anni fa, Bologna poté dirsi libera. Nel pomeriggio di quel giorno, gruppi di donne posero dei fiori in Piazza Nettuno, luogo che i fascisti definirono “posto di ristoro dei partigiani”, dove molti di loro persero la vita, fucilati dal nemico. Nacque così, quasi per caso, l’odierno Sacrario dei Caduti della Resistenza.
Lì dove lo scorso 25 aprile furono esposte le lettere oggi raccolte nel libro di Mattia Fontanella, La Libertà è Difficile, edito da Pendragon. Un libro dedicato a tutti i Popoli che lottano per la libertà.
