Sabato 27 aprile alle 21.00 presso la Casa della Cultura Italo Calvino, Anpi Calderara di Reno organizza la proiezione del docufilm “I miei sette padri”. Sarà presente Adelmo Cervi che dopo il film continuerà a presentare la sua esperienza racchiusa non solo nell’animo di un bambino in cerca del suo genitore, e della fatica di una vita dedicata a salvare la sua memoria
di Vincenzo De Girolamo, giornalista
L’eccidio dei sette Fratelli Cervi come eredità di storie tra le più simboliche della Resistenza è il mito che ha segnato la vita del protagonista nel lungometraggio “I miei sette padri”. È celebrata attraverso lo sguardo di Adelmo, figlio di Aldo caduto nella rappresaglia del 1943, che mostra con il suo racconto anche l’altra faccia della medaglia del mito, in altre parole la mancanza patita dal bambino Adelmo. In un viaggio a ritroso si ricerca la figura del padre, sì come uomo che combatteva la dittatura, ma anche come persona con una vita segnata da lavoro, speranze e affetti.

Se proprio si volesse trovare una metafora alla storia di Adelmo Cervi, quella del ciclista potrebbe essere la più appropriata. Adelmo, nella pellicola, è preso a pedalare per andarsene lungo la strada percorsa dal padre. Chissà mai lo incontrasse. Pedala per liberarsi, almeno per un attimo, dal peso dell’eroe, sentirsi libero in solitaria alla ricerca del genitore che non ha avuto. Proprio come un ciclista scappa dal gruppo, per sperimentare l’ebbrezza del ritrovarsi, di sentirsi ancora bambino, sotto lo sguardo protettivo del genitore, confortato dalle attenzioni dichiarate dal gesto di rimboccare le coperte o intento a costruirgli un gioco che gli racconti una storia.
Pedalare, dunque, tale sembra essere il suo destino. Lo si vede all’inizio e per tutto il film su quello che definisce “I Miei sette padri”, vale a dire i fratelli Cervi fucilati dai fascisti al poligono di tiro di Reggio Emilia, il 28 dicembre del 1943 , stigma della sua ossessione: «Fare lo stesso cammino di mio padre 70 anni dopo, come se sperassi d’incontrarlo e di chiedergli di tornare indietro, di lasciar perdere. Non ti posso perdere proprio adesso papà».
Il percorso, delineato nella pellicola, non è solo una struggente e lucidissima rievocazione dell’infanzia, dell’adolescenza e dell’età adulta, profondamente segnata dalla perdita del babbo, è anche una sorta di resa dei conti su quanto gli è mancato nella conquista originaria degli affetti. Ancor oggi, di tutto questo sente il bisogno di andarne alla ricerca. E le scene lo colgono a descrivere quanto gli sia costato rinchiudere il proprio genitore, prioritariamente nei panni del leggendario eroe sia da parte di personaggi non solo della politica nazionale, sia dai compagni più vicini, senza mai una domanda che chiedesse come si viva in compagnia di un’assenza così importante. Nel ricostruire la figura strappata alla vita dai fascisti, s’interroga e interroga chi ha potuto conoscere il suo genitore. Ripensa alla parte mancante del calore familiare e, in certi momenti, riaffiora in sé la voglia di non sentire parlare dei sette fratelli Cervi come eroi: «Loro erano dei contadini soprattutto». Come cercare un’affermazione rifugio dove rielaborare la fatica solitaria di quel bambino senza padre, affaticato dalla paura provata durante i combattimenti con i mostri del bosco seguiti dal terrore di cadere dal letto senza che una mano potesse fermare la caduta.
Il lavoro realizzato dalla regista Liviana Davì è stato sostenuto da un crowdfunding che ha coinvolto più di 600 realtà antifasciste tra le quali segnaliamo Anpi Terre d’Acqua. La pellicola è impreziosita da alcune testimonianze inedite della famiglia Cervi, si arricchisce di filmati inediti girati in 8 mm dal figlio del cugino di Adelmo, e la vicenda tragica dei sette fratelli Cervi è ripercorsa attraverso la testimonianza e la memoria innanzitutto dei familiari. Ma nel lungometraggio, Adelmo mette da subito ben in chiaro il suo pensiero: «Questa non è la Storia. Questa è una storia, dove prendo quello che mi hanno raccontato. Ci attacco quello che non mi hanno raccontato e condisco con quello che ho scoperto leggendo libri e parlando con altri, parenti, amici e studiosi. Non è la mia storia, è la storia di un uomo che non c’è più, ma è mia più di qualunque altra storia che mi venga in mente, quindi è quella giusta».
Sabato 27 aprile alle 21.00 presso la Casa della Cultura Italo Calvino, Anpi Calderara di Reno organizza la proiezione del docufilm “I miei sette padri”. Sarà presente Adelmo Cervi che dopo il film continuerà a presentare la sua esperienza racchiusa non solo nell’animo di un bambino in cerca del suo genitore, e della fatica di una vita dedicata a salvare la sua storia, quella giusta.
