«Non mi meraviglio della conclusione cui sono giunti la Fondazione Carisbo e il Comune di Bologna. Può pure essere che esistano problemi economici ma l’arte e la cultura non possono essere trattate come fossero una azienda»
di Angelo Rambaldi, Bologna al Centro – l’Officina delle idee
Un giorno, tanto tempo fa a cavallo tra la prima e la seconda Repubblica, era sindaco Valter Vitali (un sindaco da rivalutare). In una conversazione con Eugenio Riccomini, che mi onorava della sua amicizia, si parlava della storia di Bologna e dei suoi sindaci e così se ne uscì il grande Eugenio: «Se osservi per esempio la loro gestualità, i sindaci di Bologna erano come i Cardinal Legati».
Una simile affermazione diceva molto di cosa pensava Riccomini della gestione del potere politico verso l’arte. Del resto lui, insieme ad altri intellettuali e studiosi si era opposto a pessime recenti invasioni di campo sul tessuto e più in generale sulle scelte nella città antica. Tra queste per me estremamente discutibili scelte verso le Istituzioni culturali cittadine sta anche la “rottamazione” e la svendita a un robivecchi del Museo della Storia di Bologna.
Debbo confessare che personalmente non mi meraviglio della conclusione cui sono giunti la Fondazione Carisbo e il Comune di Bologna. Può pure essere che esistano problemi economici ma l’arte e la cultura non possono essere trattate come fossero una azienda. E in questo caso il Comune ha dimostrato un ben diverso impegno.
Non ci sono più i sindaci, come li descriveva Eugenio Riccomini, che paiono Cardinal Legati. Anche perché per esempio la meraviglia della sistemazione definitiva, come la vediamo oggi, delle piazze del Nettuno e Maggiore, la dobbiamo a un Cardinal Legato a cui non hanno mai intitolato nemmeno un vicolo.

Il Museo della Storia era bello, ben fatto, in grado di incantare anche ragazzini curiosi. C’era dentro anche il mio amore per la mia città. Non so come sia andato il giro dei soldi, ma chiudere questo museo è uno scempio, ancor più scempio della chiusura di un qualsivoglia museo. Certo non era il Louvre, ma era il museo della mia città e della mia città aveva dentro la vita.
Credo sia gravissimo perdere un progetto cosi ben fatto in anticipo sui tempi : forse qualche ritocco andava fatto ma non e’ ammessa la rottamazione.