La necessità di un nuovo approccio economico: riflessioni sul Nuovo Patto di Stabilità

L’applicazione del nuovo Patto di Stabilità e Crescita potrebbe avere ripercussioni significative per regioni ad alta produttività come l’Emilia-Romagna e per città dinamiche come Bologna. La regione potrebbe trovarsi in una posizione delicata, soprattutto nei settori che richiedono ingenti investimenti di capitale pubblico come la sanità, che ha già subito pesanti contraccolpi durante la pandemia di Covid-19, e frenare la capacità di investire in ricerca e sviluppo, settori chiave per il mantenimento della competitività regionale

di Marcello Saltarelli, portavoce di Volt Bologna e candidato al parlamento europeo nella circoscrizione nord-est nella lista del Partito democratico


È stata approvata il 23 Aprile l’adozione del nuovo Patto di Stabilità e Crescita da parte del Parlamento Europeo. Mentre il continente si dibatte nella ripresa post-pandemia, la decisione di imporre ancora una volta rigide regole di riduzione del debito sugli Stati membri solleva serie questioni riguardo la direzione economica che stiamo prendendo.

Il nuovo patto richiede che i paesi con un debito superiore al 90% del Pil lo riducano di un punto percentuale ogni anno, mentre quelli con un debito tra il 60% e il 90% devono ottenere una riduzione dello 0,5% annuo. Ci tengo a ricordare che l’Italia, con il suo rapporto debito/Pil al 137%, rientra prepotentemente nel primo caso. Tali misure, benché meno restrittive rispetto al passato, continuano a enfatizzare una visione dell’economia che si basa principalmente sulla riduzione numerica del debito, senza una reale considerazione per le realtà sociali ed economiche attuali o per la sostenibilità ambientale.

L’applicazione del nuovo Patto di Stabilità e Crescita potrebbe avere ripercussioni significative per regioni ad alta produttività come l’Emilia-Romagna, e per città dinamiche come Bologna.

La regione, noto motore economico dell’Italia, potrebbe trovarsi in una posizione delicata, soprattutto nei settori che richiedono ingenti investimenti di capitale. In particolare la sanità, che ha già subito pesanti contraccolpi durante la pandemia di Covid-19, potrebbe risentire ulteriormente di eventuali tagli al finanziamento pubblico. Inoltre, il patto potrebbe frenare la capacità della regione di investire in ricerca e sviluppo, settori chiave per il mantenimento della competitività dell’Emilia-Romagna.

Queste limitazioni al bilancio potrebbero non solo rallentare l’innovazione, ma anche esacerbare le tensioni sociali, complicando i tentativi di recupero post-pandemia. La sfida sarà quindi quella di bilanciare la necessità di rispettare i vincoli fiscali europei con la necessaria promozione di settori cruciali per la salute economica e sociale della regione. Un approccio economico più flessibile e adattivo sarebbe vitale per Bologna e l’intera Emilia-Romagna. La regione, con le sue eccellenze in termini di industria alimentare, meccanica, ceramica e nel settore automobilistico, necessita di una strategia nazionale che non guardi solo alla mera riduzione del debito, ma che tenga conto delle peculiarità locali, promuovendo un modello di crescita sostenibile che valorizzi le risorse umane e naturali locali.

Da tempo con Volt abbiamo promosso l’adozione di un approccio economico più trasversale. Bisogna adottare un approccio economico più completo, in linea con le tecniche multidimensionali già utilizzate nel settore aziendale. Non è sufficiente concentrarsi solamente sugli aspetti di profitto per valutare il reale contributo di un’organizzazione alla società. È fondamentale includere anche le influenze sul benessere sociale e l’impatto ambientale, come si vede nei bilanci sociali delle imprese e nelle analisi che considerano gli aspetti ambientali, sociali e di governance (Esg). Crediamo fermamente che il Pil, pur essendo un indicatore utile, sia insufficiente da solo per catturare la vera salute di una società. È per questo che proponiamo un “Pil aggiornato” che includa i fattori di valutazione propri delle componenti ambientale, sociale e di governance.

Questo non solo ci permetterebbe di comprendere meglio le nostre attività economiche, ma anche di orientare le politiche in maniera più sostenibile e compatibile con la sopravvivenza in un pianeta che non può più sopportare una crescita senza limiti e senza regole dell’economia, come gli abbiamo imposto fin’ora.

È essenziale per noi integrare questo indicatore economico con altri parametri che riflettano la qualità della vita dei cittadini, come la salute, l’occupazione, e il tempo libero. Questi indicatori dovrebbero essere impiegati per guidare le decisioni politiche a livello europeo, influenzando l’applicazione delle regole fiscali e il bilancio dell’Ue. In questo modo, possiamo assicurare che le politiche economiche non solo promuovano la crescita, ma anche il benessere dei cittadini. Noi di Volt vediamo la necessità di un dispositivo permanente per la ripresa e la resilienza che sostenga lo sviluppo economico insieme agli obiettivi sociali e ambientali. Ciò non solo risponderebbe meglio alle esigenze immediate, ma garantirebbe anche un futuro più stabile e sostenibile per l’Europa, il nostro paese e la nostra regione.

Questo Patto di Stabilità e Crescita rappresenta un tentativo di garantire una gestione fiscale responsabile. Un piccolo passo, ma è imperativo che esso evolva per riflettere un approccio più comprensivo e sostenibile, centrato non solo sulla riduzione del debito, ma anche sul benessere a lungo termine di tutti i cittadini europei. Solo così potremo costruire un’Europa che possa affrontare le sfide che già oggi si stanno presentando: dai risultati del cambiamento climatico, alle crisi economiche, i molteplici scenari di guerra e le migrazioni di massa, e superarle senza chiudersi nei suoi confini, nel l pieno rispetto dei diritti umani, sfruttando la ricchezza delle sue diversità ed eliminando le disuguaglianze.

Il nostro europarlamentare Damian Boeselager ha votato contro il nuovo Patto, insieme al gruppo dei Verdi. Per leggere il nostro programma europeo, che contiene anche le posizioni espresse in questo
articolo, potete scaricarlo (qui)


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