Clash 1980-Cccp 2024. Tutta un’altra musica

Anche se all’epoca i fenomeni londinesi accettarono il ‘cortese invito’ per un compenso di poco superiore ai 120mila euro dati alla formazione di Lindo Ferretti, stiamo parlando di due band che hanno in comune solo la compiacenza alla strumentalizzazione politica

di Mariangela Latella, giornalista, ufficio stampa Bookmakers


Da luogo inclusivo aperto a tutti, a posto esclusivo con ingresso blindato e a pagamento. Può la piazza bolognese, nello specifico Piazza Maggiore, considerarsi ancora un patrimonio cittadino comune da quando, già nel lontano primo giugno del 1980, si tenne il primo concerto ‘politicizzato’ (che almeno era gratis) della più importante punk band dell’epoca, i Clash? E oggi, a distanza di quarant’anni, si riesce davvero a ignorare l’elefante nella stanza dell’uso strumentale che se n’è continuato a fare in funzione di un (diversamente) marketing (diversamente) politico con finalità turistico-commerciali, anche per il concerto a pagamento dei Cccp del 21 maggio scorso?

Queste riflessioni sono state al centro dell’incontro, intitolato non a caso ‘Almeno i Clash erano gratis!’ che si è tenuto poche ore prima dell’esibizione sul crescentone, al Centro della Pace di via del Pratello 53. Organizzato da Bookmakers – gruppo di attivisti pratelliani – e Istigazione culturale 414 – Newco di organizzazione e comunicazione di eventi culturali ‘pungenti’ nata da un’idea di Mauro Borella, vicepresidente del primo Link di via Fioravanti -, l’incontro ha creato un dibattito appassionato tra i protagonisti della scena punk e musicale (aka gli ‘antagonisti’) e i rappresentanti delle istituzioni culturali di oggi e di allora.

Tra i relatori: Mauro Felicori, assessore regionale alla Cultura; Alberto Ronchi, già  assessore alla Cultura del Comune di Ferrara e di Bologna e della Regione; Oderso Rubini, produttore musicale (Italian Records). A dire la loro, c’erano anche Laure de Lauris Carroli, una delle prime donne punk al mondo, fondatrice dell’etichetta Attack Punk Records nonché batterista dei Raf Punk; Helena Velena (Attack Punk) produttrice dei primi quattro dischi dei Cccp; Steno, ovvero Stefano Cimato, membro e fondatore di Nabat e Massimo Buda, giornalista e critico musicale per Lotta Continua e Paese Sera.

Il dibattito, inevitabilmente molto acceso, è stato moderato da Federico Montanari, professore associato dell’UniMoRe ed ex-bassista della band punk Bacteria (Attack Punk Records).

«Il concerto dei Clash nel 1980 – ha detto Felicori, all’epoca manager culturale del comune di Bologna – aveva la funzione specifica di ricomporre la frattura tra un Pci in odor di compromesso storico e orientato all’unità nazionale, che governava il comune con Zangheri, e i movimenti dell’epoca. L’idea era di non creare un muro contro muro ma lavorare all’avvicinamento attraverso le politiche culturali. Zangheri volle il gruppo punk più in voga per dimostrare la vicinanza di Bologna, capitale del punk, ai movimenti. Scelte politiche del genere hanno un riscontro elettorale più immediato rispetto a quelle di lungo periodo che investono, per esempio, nella produzione culturale in città o nella formazione degli artisti».

Con quel concerto, dunque, la città rossa ha provato a mettere sotto il tappeto la polvere delle repressioni dei movimenti fatta anche con i carri armati in zona universitaria, peraltro voluti dallo stesso Zangheri. Una repressione dura culminata con la morte di Lorusso, l’11 marzo del ‘77. Detta con le parole dei presenti: fu una presa per i fondelli fatta in modo intelligente.

Differenze tra ieri e oggi. Se all’epoca i Clash accettarono il ‘cortese invito’ per un compenso di poco superiore ai 120mila euro dati ai Cccp, stiamo parlando di due band che hanno in comune solo la compiacenza alla strumentalizzazione politica. Per il resto si parla di due mondi agli antipodi. I Clash, all’epoca all’apice della carriera, rappresentavano il movimento punk. I Cccp, per contro, hanno preso possesso della piazza, con un biglietto di ingresso a quasi sessanta euro fissato dall’organizzatore, Estragon, dopo un lungo periodo di silenzio, per non dire declino, per celebrare la reunion.

La loro carriera di Fedeli alla linea (a zig zag) ma ancor prima, alla lira, non è stata certo priva di colpi di scena. Vedi la conversione del neo-asceta Lindo Ferretti e il suo voto dichiarato alla premier Giorgia Meloni. «Sono stata zitta quarant’anni e ora parlo – ha detto la Velena -. I Cccp, sono stati sdoganati dalla nostra etichetta. Solo noi potevamo dare loro il bollino verde del punk. In realtà loro hanno reso pop un certo punk. Sono stati chiamati in piazza perché il Pd non ha il coraggio di scindere le sue radici filo-sovietiche. Anzi, il gruppo di Ferretti rappresenta al meglio la quarta teoria politica del filosofo sovietico putiniano Alexander Dugin, promotore di un’ideologia illiberale russa attuale che spopola in Occidente e giustifica l’invasione dell’Ucraina».


Un pensiero riguardo “Clash 1980-Cccp 2024. Tutta un’altra musica

  1. Articolo molto interessante.
    Una sola precisazione. Nel ’77 a Bologna non vennero mai usati i carri armati.
    Basta sfogliare uno dei tanti libri fotografici che rievocano quei mesi per rendersi conto che si trattava di mezzi blindati completamente diversi da un carro armato e cio’ a prescindere se ci fu repressione o semplice ristabilimento dell’ordine pubblico.
    Cordiali saluti.
    Valter Giovannini

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