Miseria e Nobiltà

Cosa sarà della zdaura rossoblù al Grand Hotel Europa è presto per dirlo. Oltretutto, a breve aprirà la stagione dei grandi affari estivi e forse qualche gioiello andrà dato in pegno per pagare la suite. Quello che possiamo augurarci è che resti serena e non si monti la testa. L’umiltà, del resto, è la regina delle virtù. Anche se a Bologna non va granché di moda

di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB


Da qualche anno la fauna, nella hall del Grand Hotel Europa, è un po’ cambiata. Qualche vecchio nobiluomo ha perso tutto giocando a dadi col destino, qualcun altro si è rassegnato a un più lento ma inesorabile declino. Uomini d’affari e finanza russi e cinesi si spostano da un tavolo all’altro, insieme alle loro 24 ore nere dal contenuto misterioso. L’unica certezza, ormai tutti nell’albergo lo sanno, è che non verrà granché di buono per quelli che si siederanno accanto a loro. Della vecchia guardia soltanto Don Florentino, sempre meraviglioso nonostante l’età, non mostra acciacchi fisici né portafogli sgonfi. Da bravo castigliano, sul suo regno non tramonta mai il Sole.

Ci sono poi americani e arabi, sempre di più, che giocano in un’altra categoria. Mindset aziendale i primi, budget illimitati i secondi. Anche pán Ceferin e il signor Infantino, maître di sala, subiscono il fascino delle loro mance generose. Apparentemente funziona. Eppure è proprio a causa loro se, sul listino, i prezzi sono schizzati alle stelle.

Poiché il football è morto business ma è nato gioco, ancora capita – ma è sempre più raro – che in questo club esclusivo e un po’ inquietante arrivi, di tanto in tanto, qualche squattrinata faccia tosta. E che decida impunemente di sedersi al bar e ordinare con apparente nonchalance. Il fatto è che anche tra i parvenu ci sono le categorie, e per una siùra Atalanta che, stringendo forte la sua piccola borsetta, si regala di tanto in tanto un frizzantino e qualche patatina, c’è chi, come Mr. Leicester, arriva al bancone già ubriaco e si riserva giusto il tempo di farsi cacciare fuori a pedate.

A chi debba ispirarsi l’ultima arrivata, non serve un overdose di buon senso per capirlo. Perché la zdaura col vestitino rossoblù che ha appena varcato la soglia dell’albergo, accompagnata da un giovane rampollo di bocca buona e altrettanto buona famiglia, sa per certo che ad ascoltare i suoi compaesani, poco affini a certi ambienti, rischia di fare la fine del vecchio Leicester. E mentre quelli, maigoduti, dal marciapiede ululano e perculano i clienti premendo i nasi sporchi contro le vetrate d’oro, lei già s’è accorta che per rimanerci, lì dentro, dovrà fare una gran fatica.

D’altro canto, la prima delusione è già arrivata scoprendo che il rampollo, da gennaio, ha un intrallazzo con una Vecchia Signora, cliente storica del Grand Hotel. E se i cafonacci di fuori lo han già riempito di insulti, la zdaura ha preferito dismettere la questione con l’eleganza degli umili. In fin dei conti, gli uomini sono un po’ come gli insetti: di tanto in tanto impollinano, e per la maggior parte del tempo rompono i coglioni.

Cosa sarà della zdaura al Grand Hotel Europa è presto per dirlo. Oltretutto, a breve aprirà la stagione dei grandi affari estivi: qualche gioiello, forse, andrà dato in pegno per pagare la suite. Quello che possiamo augurarci, più per lei che per gli scalmanati in strada, è che resti serena e non si monti la testa.

L’umiltà, del resto, è la regina delle virtù. Anche se a Bologna, purtroppo, non va più di moda da un pezzo.


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