Tutti noi abbiamo almeno un amico che parlando di un periodo ipotetico, possibilmente lontano, ha detto «io vorrei che il mio funerale fosse una grande festa dove le persone si divertono un sacco». L’Orchestra Senzaspine ha scelto di farlo davvero per salutare la bellissima esperienza dello spazio in San Donato
di Andrea Femia, consulente digitale cB
Tutti noi abbiamo almeno un amico che parlando di un periodo ipotetico, possibilmente lontano, ha detto «io vorrei che il mio funerale fosse una grande festa dove le persone si divertono un sacco». L’antitesi della funzione alla quale siamo abituati in una società cattolica, luoghi sacri più o meno gremiti, un prete che sfrutta l’occasione per fare proselitismo tra chi in chiesa ci va solo per matrimoni e funerali, possibilmente ricordando che mancano le vocazioni e che quindi se anche voi doveste ambire a diventare sacerdoti le porte sono aperte (a patto che non eccediate in “frociaggine”, per non innervosire il Papa).
Divagare non è sempre utile, me ne rendo conto, ma se per un attimo ci concedessimo di prendere il Mercato Sonato e vederlo come una grandissima Chiesa, ci potremmo accorgere che gli amici che sfruttano l’occasione del funerale per fare festa sono proprio i Senzaspine che quel luogo lo hanno abitato e valorizzato, facendo da caregiver per oltre dieci anni a una struttura che è finita tra i libri universitari come modello di studio e che oggi arriva all’estrema unzione.
Funerale è probabilmente un parolone, perché come è già successo all’araba fenice o a altri esseri umani molto famosi (ma meno dei Beatles), lo spazio risorgerà. Il problema è che non si sa bene quando, non si sa bene a cura di chi, non si sa bene nulla. Si sa però che questo weekend, dal 30 maggio al 2 giugno, ci sarà quello che loro hanno definito Demolition Party, e non c’è davvero moltissimo da spiegare di fronte a un nome così autoesplicativo.
Dal mese di giugno almeno gli uffici dell’Orchestra saranno spostati a Villa Pini, da poco restaurata dalla Fondazione del Monte, uno spazio sicuramente molto bello ma probabilmente non sufficiente a garantire la continuazione di vita completa e totale di una comunità che aveva registrato oltre 10mila tessere soci nell’anno. Una cifra incredibile, certamente da salvaguardare.
Saranno mesi complicati per l’associazione che con tantissima voglia di fare e – perdonatemi per il termine, ma non me ne vengono altri – una resilienza incredibile vedrà i campus estivi dislocati in varie zone (dal Casalone a Villa Torchi) e l’incertezza ancora forte sul come gestire il passaggio dal Mercato, in particolare per il delirante trasporto e deposito temporaneo di tutta l’abnorme strumentazione. Mercato che verrà sgomberato dopo l’ultima serata del 2 giugno, in previsione della demolizione, che avrà inizio il 25 dello stesso mese.
Nota che vale solo per chi scrive, ovviamente, è impossibile non rimanere convinti di quanto continui a sembrare davvero poco opportuno e affatto lungimirante l’idea di demolire e ricostruire senza tenere conto della situazione attuale. Una maggiore tutela di una comunità di 10mila individui, di chi li ha ospitati, e soprattutto della geniale natura intrinseca a uno spazio così abilmente rigenerato, sarebbe stata probabilmente senza dubbio più difficile da percorrere ma avrebbe rappresentato un percorso più gratificante da osservare, da cittadini invaghiti dell’idea di una Bologna capace di guardarsi dentro senza specchiarsi da fuori, e esaltare piuttosto che demolire.
Ma già che non è così, che Demolition Party sia. Il programma (qui).
