In via Garibaldi il lastricato è di nuovo in stato pietoso. Eppure i lavori di sistemazione furono fatti appena quattro anni fa. Com’è possibile? L’assonanza induce a invocare il Patrono affinché intenda Palazzo d’Accursio, vicino della Basilica. Si potrebbe parlare dei continui interventi sui basoli delle vie Santo Stefano, Barberia, Carbonesi, Bassi, Rizzoli. Le buche mettono a rischio pedoni, ciclisti, scuteristi. Non bastano i 30 all’ora. Serve una maggiore (e migliore) manutenzione delle strade
di Giampiero Moscato, direttore cB
Nella città che della sicurezza stradale ha fatto una missione, stona molto lo stato delle sue strade, spesso ridotte in condizioni tali da mettere a repentaglio l’incolumità di chi le usa, soprattutto chi si muove a piedi o su due ruote. Che sono poi le categorie più a rischio nel traffico e dunque – nella logica dei 30 km/h introdotti dalla giunta di Matteo Lepore – quelle che sono più avvantaggiate dalla riduzione della velocità. Sono stato investito quattro volte da automobili nella vita, in bici, in scooter e due volte a piedi (due i ricoveri), dunque ringrazio ogni misura che possa ridurre i pericoli della strada.
Ecco, secondo la mia esperienza di pedone, ciclista e scuterista, a Bologna (in questo giornale si parla della nostra città) la manutenzione degli asfalti e dei lastricati è una misura altrettanto necessaria per evitare che la gente si faccia male. Ricordo la citazione fatta al Comune tanti anni fa dall’avvocato Giancarlo Ghidoni, penalista e civilista, mazziniano, figura di spicco nella città negli ultimi decenni del 900 e pure caro amico, purtroppo scomparso nel 2000: camminava nei pressi del Tribunale, inciampò in una buca del marciapiede e si slogò una caviglia. A quel che mi disse, ottenne un congruo risarcimento da parte di chi avrebbe dovuto curare la pavimentazione. So che adesso sarebbe impossibile essere risarciti: le norme sono cambiate perché troppa gente ci proverebbe.
Proprio passando su due ruote in via Garibaldi, tra piazza dei Tribunali e piazza Cavour, mi torna spesso in mente la conversazione con quel brillante avvocato. Non solo per lo stato del manto di sanpietrini di una delle vie più belle della città, ma per un’altra considerazione. Su quella arteria, dove sorge il meraviglioso complesso di San Domenico, erano stati fatti lavori di sistemazione del lastricato nell’estate 2020. Appena quattro anni fa. Com’è possibile che in meno di 48 mesi la situazione sia tornata se possibile peggiore di allora?
L’assonanza tra la parola sanpietrini e il nome del patrono della città mi induce a invocare San Petronio affinché intendano gli inquilini del Palazzo d’Accursio, giusto a lato della basilica di Piazza Maggiore. Via Garibaldi è solo un esempio ma si potrebbe parlare dei continui e costosi interventi sui basoli delle vie Santo Stefano, Barberia, de’ Carbonesi, Ugo Bassi, Rizzoli (rifatte nel 2015, non tanto tempo fa: ora – è stato annunciato martedì – si rifarà tutto per il cantiere benemerito del tram) come dell’asfalto di via Murri e Toscana, continuamente rappezzato e sempre negli stessi punti. Lavori fatti, va detto, dunque il Comune interviene. Ma fatti come?
È la domanda che pongo da cittadino inesperto di ingegneria stradale, non un’accusa, dato che non ho elementi per formulare ipotesi di colpa. Ma credo sia non solo lecito ma doveroso domandare a chi ha competenza se quei lavori siano stati fatti al meglio e con l’uso di materiali idonei. Quando fu scavato l’asfalto che allora ricopriva via Ugo Bassi e riemersero i tratti interrati degli antichi binari del tram, dismesso nel 1963, apparve chiaro che erano in condizioni perfette: forse perché posati con cura e con attenzione alla qualità del lavoro infrastrutturale. La posa dei basoli che sostituì l’asfalto, fu detto, avvenne con la predisposizione di un basamento elastico, idoneo ad assorbire il peso dei pesanti autobus che vi transitano di continuo, e con l’utilizzo di materiali in grado di resistere e durare.
È davvero così? Chiedo senza malizia, vedendo ampi tratti delle nostre belle strade basolate spesso rappezzate alla bell’e meglio con brutti rattoppi di asfalto (qui): sono soldi spesi bene? I controlli sulle ditte che eseguono i lavori vengono fatti?
Sono le stesse domande che mi pongo anche ogni volta che faccio l’A14 da Cesena a San Lazzaro. La prima corsia, riasfaltata piuttosto spesso nel tempo, ha una quantità di buche impressionante, un rischio per gli pneumatici delle auto e un pericolo grosso per chi viaggia su moto e su scooter. Con quello che versano alle casse pubbliche e ai gestori delle autostrade i proprietari di mezzi a motore ci sarebbe da aspettarsi maggiori premure.
Resta il fatto che andare a piedi e su due ruote sulle strade di Bologna e italiane continua a essere un esercizio a rischio anche per colpa delle buche. Andare piano aiuta, ma non è sufficiente. Come non basta chiedere aiuto a San Petronio. Forse tra don Camillo e Peppone sui guai terreni ha più poteri l’onorevole.

Giampiero Moscato, il continuo smottamento dei fondi stradali del centro storico a Bologna è dovuto, principalmente, al passaggio dei megabus e dei megafilobus. Sarà benefica l’entrata in funzione del tram per superare questi continui smottamenti nelle strade del centro dove passerà. Questo perchè il tram , certo molto più pesante dei bus e filobus, scarica il suo peso sulle rotaie e le rotaie, con la moderna tecnologia, sono isolate dal piano stradale. Tutto il contrario della tesi imposta dall’allora sovrintendente per bocciare nel centro il tram del sindaco Vitali, dopo di che arrivò il Civis. Il problema è l’tilizzo troppo intensivo dei megabus e megafilobus di Tper. La soluzione è fermare mega bus e filobus ai viali per un utilizzo in centro di navette di modeste dimensioni.