Se a Palazzo sventola una bandiera nera, bianca, verde e rossa

Quando si guarda a quello che sta succedendo nel mondo è difficile rimanere imparziali. Prendere parte dovrebbe essere un modello esistenziale che garantisce all’individuo la certezza di non essere indifferente. Quando non si hanno armi, è opportuno che chi guida le comunità si affidi ai gesti. Quello del Sindaco di Bologna sancisce la vicinanza a una causa giusta, anche se è difficile

di Andrea Femia, consulente digitale cB


Quando si guarda a quello che sta succedendo nel mondo è difficile rimanere imparziali. D’altro canto siamo cresciuti nel segno dell’importanza eterna della partigianeria. Prendere parte dovrebbe essere un modello esistenziale che garantisce all’individuo la certezza di non essere indifferente. Ma quando, appunto, si guarda a quello che sta succedendo nel mondo è anche difficile sentirsi del tutto in pace. Vivere una vita serenissima mentre l’inferno prende piede come un incendio, diventando sempre più grande, ogni giorno e ogni mese che passa, fa sentire il senso di una inutilità che è tipica dei lutti.

Viviamo la certezza di non poter fare nulla, e questa volta più di altre, per quanto riguarda me che scrivo, mi pare che tutto sia crollato al punto da rendere inutile anche solo la possibilità di sperare che qualcosa possa evolvere per il meglio. Questo per un motivo estremamente semplice: chi ha generato l’inferno di cui sopra è qualcuno di straordinariamente simile a noi, in termini di civiltà e di modello di vita. Non solo perché Israele è una democrazia, che qualcuno abbia dei dubbi a riguardo è ragionevole, ma soltanto finché non ci si interroga su cosa significhi effettivamente il termine democrazia, che unisce demos e kratos, popolo e potere, e se il popolo di Israele potesse a maggioranza esercitare il proprio volere, difficilmente il suo governo si comporterebbe in maniera completamente diversa.

Questo rende il popolo di Israele un popolo peggiore? No. Nella maniera più assoluta, non c’è errore più stupido del non comprendere le volontà distorte di chi ha effettivamente passato la vita con l’incertezza che prima o poi qualcuno o qualcosa di molto vicino potesse attaccarli. Se perdessimo anche solo dieci minuti a parlare con dei ragazzi progressisti israeliani noteremmo una naturale predisposizione a pensare che l’origine dell’incendio infernale sia l’attacco di Hamas, e quindi dei palestinesi. E non c’è da stupirsi, abbiamo il compito di comprendere alcune dinamiche, non di odiarle o di smontarle. C’è bisogno di capire, semmai, cos’è che rende tollerabile per un popolo che muoiano quasi 40mila persone in loro nome.

E d’altronde, per capirlo, prima ancora bisognerebbe chiedersi: cosa rende tollerabile la morte di 40mila persone per altre persone, italiane, francesi, tedesche, statunitensi che nulla hanno mai avuto a che spartire con Israele, che vivono a Bologna, Parigi, Berlino, New York? Come si trasforma in possibile l’abdicazione totale dei nostri valori, pur non avendo mai avuto il compito di vivere la vicenda da diretti interessati, ma avendo tutti gli strumenti per poter leggere la realtà per come si presenta, e non per come la si subisce?

Se domani un poliziotto uccidesse per un abuso un mio familiare, probabilmente smetterei di avere per sempre fiducia in tutta l’arma. E sarebbe completamente inutile ogni tentativo vano di farmi capire che i poliziotti servano e non hanno intrinseca la natura di chi ha abusato. Ma se si arrivasse ad accettare che lo stesso risulti valido anche per chi non ha subito direttamente la vicenda, allora sarebbe ragionevole ipotizzare che la società starebbe sbagliando qualcosa.

Per mettere un freno a questo tipo di errori, quando non si hanno armi, è opportuno che chi guida le comunità si affidi ai gesti. Non conta che sia tardi, come ipotizza qualcuno, dimenticando che mettere in discussione l’appoggio incondizionato a Israele comprometta le convinzioni sulle basi delle quali molti hanno sviluppato i propri valori. Per le stesse persone questa decisione segue la viralità della famosa immagine girata sui social. Vabbè, parliamoci chiaramente, per qualcuno non va mai bene niente, per cui sinceramente non c’è motivo neanche di cercare di comprendere con lucidità alcune posizioni. Ciò che conta è che quanto fatto da Matteo Lepore, esponendo la bandiera Palestinese, è semplicemente sacrosanto. E solo uno stolto può sottovalutare la difficoltà oggettiva del muoversi in questo verso.

Quasi tutti noi siamo cresciuti con esempi lampanti di giusto e sbagliato, la cui massima concezione assoluta è probabilmente l’Olocausto. I nazisti, il male, il popolo ebraico nel segno del giusto. L’errore peggiore che si possa compiere è assolutizzare in senso storico il comportamento di un popolo non valutando l’attualità che vive. Se ci chiudessimo in questo cortocircuito, i tedeschi dovrebbero per sempre essere dal lato del male a causa del nazismo, e noi stessi dovremmo esserlo per il fascismo. I popoli vivono ondate di cambiamento e scosse di terremoto devastanti per le più fondate certezze.

È bello che a Bologna, dopo essere stati tra i primi a gridare istituzionalmente per il cessate il fuoco, si sia ancora in prima linea nel definire la propria partigianeria e renderla chiara all’esterno, anche quando non è facile, anche quando le accuse false e tendenziose di antisemitismo saranno il vessillo di chi sarà contrario. È bello che si sappia scegliere una causa giusta, soprattutto quando è difficile farlo.


3 pensieri riguardo “Se a Palazzo sventola una bandiera nera, bianca, verde e rossa

  1. Un sindaco nell’esercizio delle sue funzioni deve rappresentare tutti i cittadini, compresi quelli che non lo hanno votato o che, dopo la sua elezione, hanno cambiato opinione.
    Un conto è esprimere, anche con nettezza, le proprie opinioni in un dibattito, altro schierare il Comune esibendo un vessillo di parte sul palazzo comunale. Edificio pubblico che non appartiene al Sindaco, pro tempore, ma a tutti i cittadini.
    In ogni caso per evitare polemiche e divisioni, come giustamente ha fatto notare il Presidente della Comunità ebraica di Bologna, si potevano esporre le bandiere di entrambi i popoli drammaticamente contrapposti da tempo immemorabile, aggiungo io anche inserendo, nel mezzo, la bandiera della pace.
    Sempre ammettendo che tutto ciò possa servire a qualcosa. Cosa che non credo.
    Cordiali saluti.
    Valter Giovannini

  2. È stato un gesto saggio, giusto, doveroso. E noi dobbiamo almeno ora mettere da parte le nostre preoccupazioni di poter “fare del male a qualcuno”, appoggiando decisamente e senza tanti tentennamenti le giuste ragioni di un popolo, quello palestinese, anche sapendo che di esso ne fa parte Hamas, organizzazione da cui posso dissentire e dissento; ma che non spetta a noi “togliere di mezzo”; bensì è compito delle istituzioni di quello stato che ancora non c’è, e che noi dobbiamo aiutare concretamente a nascere, farne i conti.

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