Cristianità radicale per un’Europa dei giusti

Il cristianesimo, quello vero, è in grado di offrire una visione culturale opposta alla nuova egemonia che ha trasformato l’Europa in un continente cinico, sovranista e populista, che disprezza i più poveri e l’ambiente. Difficile da scalfire senza un recupero dei valori sociali e rivoluzionari della cristianità e della sinistra: lavorare per una comunità fraterna, rispettosa, solidale, consapevole della complessità dei problemi e delle cose da fare

di Alessandro Albergamo, cooperatore sociale e membro segreteria Pd Bologna, e Vittorio Sabbatelli, “Cristiani Radicali” (qui)


A ogni momento elettorale sentiamo la litania: chi avrà il voto dei cattolici? La risposta è da trovare nel Vangelo e nelle recenti encicliche di Papa Francesco. La Chiesa, infatti, vive nella Storia. La Storia, oggi, è che «non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà e restituire la dignità agli esclusi, e nello stesso tempo per prendersi cura della natura» (“Laudato sii”).

Ci sono stati momenti in cui i cattolici non hanno partecipato alla politica e momenti in cui hanno militato in gruppi identitari per fortuna sempre meno rimpianti. In questo momento storico, di fronte alle sfide sociali e ambientali, i cattolici devono camminare con tutte «le persone di buona volontà» non necessariamente praticanti o, peggio, “cattolicheggianti”.

Il nostro esempio è dato dal “buon samaritano”, la parabola che Papa Francesco ha posto alla base della “Fratelli tutti”. Quell’uomo aggredito dai briganti rappresenta oggi le persone aggredite da capitalismo, ingiustizie, disastri ambientali, guerre, cultura dello scarto. Quel “samaritano”, quindi non cristiano, rappresenta chi non riesce a rimanere indifferente di fronte a quell’uomo aggredito. Come ripete più volte Papa Francesco, non siamo in un’epoca di cambiamenti, ma in un cambiamento d’epoca: le grandi crisi che stanno sconvolgendo il mondo, in particolare la crisi migratoria e la crisi ambientale, sono facce della stessa crisi. O le affrontiamo ora o non avremo più modo di renderle reversibili.

Non è più, infatti, il tempo della moderazione o dell’equidistante “centrismo” a cui di solito sono associati i cattolici: ora è il tempo delle posizioni chiare e nette, radicali. La sinistra di Elly Schlein rappresenta una possibilità di esprimere quelle posizioni radicali che sono necessarie per cambiare il sistema. E in particolare guardiamo con fiducia e aspettative alle battaglie sociali e ambientali che speriamo possano portare in Europa due candidati di buona volontà, che per la giustizia si sono sempre spesi, come Annalisa Corrado e Antonio Mumolo.

Non ci illudiamo di essere rappresentativi di tutti coloro che, come noi, si professano cristiani: sappiamo che il cristianesimo è faticoso, non ammette compromessi o mediazioni al ribasso, è una scelta difficile, una decisione totalizzante, ma per professarsi cristiani è necessario quanto faticoso stare dalla parte di chi è emarginato e dalla parte dell’ambiente. E questo crea molto fastidio nella nostra società individualista, egoista e “cattolicheggiante”, amante dei riti e simboli cattolici ma completamente svuotati dal cristianesimo, piena di regole e divieti morali inesistenti nel Vangelo ma utili per definirsi «Madre e Cristiana» o baciare crocifissi a un comizio. Per questo il cristianesimo, quello vero, è in grado di offrire una visione culturale opposta alla nuova egemonia che ha trasformato l’Europa in un continente cinico, sovranista e populista, che disprezza i più poveri e l’ambiente. Che non cerca la soluzione ragionevole alle complessità ma preferisce invece le scorciatoie scagliandosi contro famiglie arcobaleno, immigrati, poveri, e adotta politiche contrarie al benessere umano e ambientale per le prossime generazioni.

Tutto ciò ormai è cultura egemone, è la nuova normalità. Difficile da scalfire senza un recupero dei valori sociali e rivoluzionari della cristianità e della sinistra: lavorare per una comunità fraterna, rispettosa, solidale, consapevole della complessità dei problemi e delle cose da fare. Queste sono le radici cristiane da tenere a mente.

Il Vangelo dunque non come clava elettorale ma come Parola che prende posizione e diventa cultura popolare, vocata ai più deboli, agli sfruttati e a tutti i poveri del lavoro: dagli operai agli impiegati, dai medici agli insegnanti mal pagati, dai piccoli commercianti agli imprenditori indebitati, ai giovani che hanno perso la speranza, ai pensionati che non ce la fanno, agli isolati nelle periferie.

Ad Annalisa Corrado e Antonio Mumolo, quindi, prima ancora che la nostra preferenza va la nostra richiesta di essere quelle “persone di buona volontà” con cui camminare per realizzare una società moderna, popolare, non sottomessa agli interessi della finanza neoliberista, ma al servizio del bene comune, in grado di porre al centro la dignità di ogni essere umano e del “creato”. Ora tocca a noi dare l’esempio. I disagi degli altri devono essere i nostri disagi, la sofferenza degli altri e dell’ambiente devono essere la nostra sofferenza. Questo crea la comunità nel quale poter essere “Fratelli tutti”, cioè “esserci per gli altri”.


2 pensieri riguardo “Cristianità radicale per un’Europa dei giusti

  1. Si vota per l’Europa, ci si dichiara cristiani (veri) contro i troppi facilmente smascherabili come finti (Meloni e Salvini, la cui balordaggine in tema di fede e spiritualità urla da sola al cielo) ma non si dice una sola parola sulla guerra?!?!?!
    Io provo vergogna per queste parole che si invalidano da sole, come tutto ciò che è dice e fa il PD.
    Occorre camminare nel solco costituente della costituzione: il resto è drammatico varietà
    Gabriele Via

  2. Ho apprezzato l’articolo di Albergamo e di Sabbatelli, dei quali conoscevo già la posizione politica.
    Non mi sono chiare, invece, le esternazioni di Gabriele Via relative a “tutto ciò che fa e dice il PD.”
    Nel PD io vedo piuttosto una grande cautela per rispettare la storia del partito e la sua volontà europeista.

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