L’oblio meloniano a Bologna

I rappresentanti bolognesi del partito guidato da Giorgia Meloni si sono rifiutati di distanziarsi da quanto uscito fuori nell’inchiesta di Fanpage sui pericoli eversivi interni alla loro area

di Andrea Femia, consulente digitale cB


C’è un libro che ho scoperto e letto solo il mese scorso, nonostante sia stato pubblicato nel 1985; è scritto dal neurologo Oliver Sacks e il titolo è il motivo che mi ha attratto alla cieca: “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”. Non sapevo cosa aspettarmi, pensavo fosse un romanzo, in realtà è una serie di episodi in cui l’autore racconta le avventure più strambe con le quali si è confrontato nella sua carriera medica. Essendo un neurologo, le stranezze narrate sono riferibili agli scherzi della mente. Il titolo è una descrizione letterale di un fatto accaduto. Un uomo vede la moglie e prova a prenderla dai capelli per metterla sul capo. Quando se ne accorge ride, in concerto con la moglie, abituata al delirio. Entrambi conoscono la patologia, e nei momenti di lucidità di lui si trova il modo di scherzarci su, piuttosto che dire rabbiosamente «no, non è così».

È da anni che gli italiani normali* (mi perdonerà Vannacci se utilizzo uno dei suoi termini preferiti, con la sua stessa accezione) si sentono un po’ schiavi di questa allucinazione che li porta a credere di avere dei problemi anche gravi. Pensano che ci sia un pericolo serio e concreto di un ritorno ai valori del fascismo, valori che avevamo tendenzialmente sradicato via dai maroni o comunque dalla Costituzione, e però si sentono dire costantemente «non è così, questa paura è insensata, pensate solo a quello!».

E allora siamo arrivati a fare i meme sulla destra. Io per esempio voglio bene a quelli di “Propaganda Live”, ma non li perdonerò mai per i tormentoni che hanno cacciato sulla Meloni. “Ollolanda”, “Madre Cristiana”, e tutte ste robe che ti facevano ridere mentre il mondo iniziava a bruciare. Perché poi è veramente difficile che con la stessa enfasi virale qualcuno riesca a mettere in correlazione che quell’Olanda di cui parlava con fare rancoroso è tra i suoi più goduriosi alleati valoriali. Gli stessi che non volevano darci un euro del Pnrr e che volevano vederci fallire.

Comunque, dicevo. Quell’allucinazione collettiva si è trasformata in una accettazione di un proprio disagio. Pensavamo che forse stavamo esagerando, che avevano ragione quelli che dicevano che eravamo ossessionati dal fascismo. E invece ci sbagliavamo. Non stavamo esagerando. La sensazione è che abbiamo capito sempre le cose solo a metà.

Perché ancora oggi, dopo l’inchiesta di “Fanpage” (bellissima, veramente giornalismo fatto bene, una goduria per chi ama il mestiere e chi lo fa con questa ambizione di raccontare la verità reale), c’è un punto che manca all’ordine del giorno. Continuiamo a parlare di fascismo, ma la cosa gravissima è che il pericolo sostanziale è l’apologia di Nazismo. Mentre i giovani fascisti cantano di «non essere coglioni», i loro cori ripresi dai giornalisti in diverse occasioni, finiscono a ripetere ossessivamente Sieg Heil, il saluto a Hitler. Voi capite che non è una roba che si possa tollerare. Cioè fa proprio schifo, non è solo una questione di valori, è anche una questione sonora. Sono suoni che fanno male, te li immagini riprodotti nei video sdruciti e malconci di novant’anni fa, e invece è una roba dell’altro ieri.

E io mi dico, da osservatore: ok, ci avete fatto intendere in ogni modo che la destra nazionalista di questi anni ha fatto i conti a suo modo con il passato. Si sente dire sempre più spesso «Mussolini ha fatto bene fino a che non si è alleato con Hitler». Posso dire che dissento, mi sento completamente in disaccordo, perché poi c’è la soppressione del dissenso interno e vabbè non ci voglio manco entrare nei perché. Ma se proprio abbiamo imparato a convivere con questa cosa, dobbiamo anche tollerare che il passo successivo sia che tutto sommato pure Adolf era un piccolo ragazzino molto intelligente che però gli è presa un po’ la mano? Non so, magari iniziamo anche a dirci che Goebbels era comunque un gran letterato.

Avete rotto il cazzo. Ma veramente, non tanto per dire. Non è giusto abusare delle regole del gioco democratico. Non è che si possa davvero dire tutto.

E ai rappresentanti di Fratelli d’Italia che non riescono a prendere le distanze nemmeno da una roba simile chiederei solo una cosa: ma a che gioco stiamo giocando di preciso? Fino a che punto va tirata la corda? Perché che ci sia qualcosa di radicalmente sbagliato possiamo darlo anche per evidente, credo lo capirebbe anche l’uomo che scambiò sua moglie per un cappello.

Che poi, per finire, io vorrei sperare che da domani ci sia qualcuno a indagare sulla possibilità di avere dei soldi dal servizio civile per lavorare nella gioventù meloniana, perché sennò a quel punto vale tutto.

*Non essere antifascisti risulta ancora oggi una anormalità statistica, nonostante il primo partito d’Italia sia Fratelli d’Italia


Un pensiero riguardo “L’oblio meloniano a Bologna

  1. Chiedo perdono a tutti per aver dato per troppo tempo della mia vita i valori democratici come scontati.
    Da adesso in poi lotta continua e non ne faccio passare una, se sono troppo fissato mi dispiace, mai stato normale nemmeno a 20 anni (ne ho 60)

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