L’associazione che porta il nome dello storico assessore alla sanità della Regione Emilia-Romagna (tre mandati) ha intitolato l’appuntamento, voluto per ricordarne l’ultima sua traiettoria di vita, con una frase da lui stesso pronunciata: «Che nessuno mai sia lasciato solo, le scelte alla fine della vita». Perché, come è emerso da un dibattito sentito e intenso, se la vita ha una mortalità del cento per cento non si deve per questo morire arrabbiati
di Fulvio De Nigris, direttore centro Studi per la Ricerca sul Coma, Gli amici di Luca nella Casa dei Risvegli Luca De Nigris di Bologna
Un incontro particolarmente sentito quello svoltosi recentemente al Mast, promosso dall’Associazione Giovanni Bissoni. Vasco Errani, politico di lungo corso, presidente di questa associazione, ha coordinato l’incontro dal titolo “Che nessuno mai sia lasciato solo, le scelte alla fine della vita” al quale hanno partecipato Alessandra De Palma, direttrice medicina legale Irccs Policlinico Sant’Orsola, Danila Valenti, direttrice Rete Cure Palliative Bologna, Donata Lenzi, relatrice alla Camera dei deputati della L. 219/2017, Stefano Canestrari, docente Diritto Penale Università di Bologna e componente Comitato Nazionale di Bioetica, Matteo Maria Zuppi presidente Cei, Cardinale e Arcivescovo metropolita di Bologna, Pierluigi Bersani, già presidente Regione Emilia-Romagna, ministro e deputato.
Rivolgendosi a una sala gremita, Vasco Errani ha dichiarato che probabilmente tutti i presenti avevano conosciuto, in un modo o nell’altro, Giovanni Bissoni, per tre mandati storico assessore alla Sanità della Regione Emilia-Romagna, innovatore con idee lungimiranti. In effetti la sanità di questo territorio è cresciuta con lui, in una stagione feconda di progetti e di risultati (anche il nostro deriva da lui). Quello che forse è meno conosciuto è proprio l’ultima sua traiettoria di vita, quella che ha dato origine a questa iniziativa che come titolo porta una frase da lui detta che sottintende il non essere lasciati soli nel momento della malattia, quella ricerca di una condivisione e l’esigenza di essere protagonisti fino in fondo della propria fine.
La sorella Libera Bissoni (già caposala all’ospedale Bellaria, con la quale ci siamo ritrovati nel ricordo della vicenda di mio figlio Luca) ha raccontato come negli ultimi tempi l’empatia e gli sguardi tra loro erano l’unico chiaro messaggio di comunicazione.
È stato un incontro pacato, rispettoso della persona evocata e ancora presente, pur nel dibattito su una materia sulla quale possono esserci visioni differenti. Danila Valenti ha parlato dell’origine e l’accompagnamento della malattia: dallo stupore, alla negazione, alla rabbia, al patteggiamento, fino alla scelta libera delle cure palliative, che rispettano la volontà della persona, una sorta di ombrello che protegge dalla pioggia, ricordando la frase che circola tra i palliativisti: «La vita ha una mortalità del 100%. Rassegniamoci».
Ma quante cose si fanno contro la rassegnazione. Proprio per citare ancora i palliativisti: «Anche quando non c’è più niente da fare, c’è tanto da fare». Perché «gli inguaribili non sono incurabili» e in un «perfettamente curato», come dice il nostro testimonial Alessandro Bergonzoni, l’incontro con la fede e con gli uomini di fede può fare la differenza. Matteo Maria Zuppi ha parlato dell’incontro con Bissoni (molti di noi, forse, avrebbero voluto assistere, in disparte), i suoi amici lo hanno definito un dialogo tra giganti, uno scambio nel rispetto dei principi e della dignità della vita. «In un momento di crisi del sistema sanitario nazionale – ha detto Zuppi – è importante tutelare tutti i percorsi di assistenza, affidandosi agli operatori. Lo sguardo di chi ti cura teniamocelo stretto e facciamolo crescere».
Donata Lenzi, relatrice alla Camera dei deputati della legge 219/2017, ne ha ricordato i principi, dal consenso informato, alle Dat (Dichiarazioni Anticipate di Trattamento), al diritto di ricevere la migliore terapia del dolore per non soffrire inutilmente. Una legge, hanno convenuto gli astanti, ancora poco conosciuta.
Stefano Canestrari ancora una volta ha sottolineato la differenza tra sofferenza fisica, gravi stati patologici e il dolore psicologico, le ferite dell’anima, la differenza tra l’Italia e i paesi stranieri sul tema dell’aiuto a morire che deve sempre basarsi su una scelta libera e consapevole.
Beppino Englaro, tra il pubblico, è intervenuto per ricordare la battaglia in nome della figlia Eluana e si è fatto da parte nel lungo applauso ricevuto affinché fosse indirizzato solo a lei.
L’ultima parte dell’incontro è stata tutta di Pierluigi Bersani, che ha ricordato il Giovanni Bissoni che non voleva fare l’assessore alla sanità, affermando che «il meglio arriva sempre da chi pensava di non poterlo fare», che «a 80 anni la vita non ha meno valore, e andarsene da questo mondo arrabbiati (Bersani ha usato una parola più colorita ndr), non è un bel viatico», e che, al di là di tutto «se ci salta il sistema sanitario nazionale abbiamo solo chiacchierato».
Nel silenzio di una attenta platea. l’ultima frase: «Assistiti dalla scienza, alla fine decide l’amore». Un amore sconsiderato che aleggiava in tutta la sala. Bello vedere tante persone unite nel ricordo di un amico, un ricordo che, fino a quando si alimenta, non muore mai e lo rende immortale.

🫵🤗